“New Age, religiosità selvaggia che affascina anche i cristiani”, dice il Teologo della casa Pontificia

| 846 hits

CITTA’ DEL VATICANO, martedì 16 marzo 2004 (ZENIT.org).- La New Age è una religiosità selvaggia che affascina anche i cristiani, eliminando le verità sul Creatore, sull’uomo e sulla natura. Una sorta di Panteismo implicito in cui l'immagine della Terra Madre viene contrapposta alla figura di Dio Padre.



Così il cardinale Georges Cottier, OP, teologo della Casa Pontificia, è intervenuto nella videoconferenza teologica sul tema: "La Chiesa, New Age e le sette" svoltasi in Vaticano il 27 febbraio scorso su iniziativa della Congregazione per il Clero.

“Non bisogna con troppa fretta vedere nella secolarizzazione la chiave d'interpretazione di tutti i fenomeni significativi della società moderna”, si è affrettato a spiegare il teologo.

“La secolarizzazione ha infatti un rovescio, quello della religiosità selvaggia, della quale si possono rilevare le diverse tracce”. E la New Age, che di questo stato di cose è espressione, è così in piena espansione che “alcuni cristiani ne sono affascinati”.

Il cardinal Cottier ha precisato, poi, che la New Age aspira a diventare una religione universale in cui tutte le differenze religiose scompariranno. “Questo cambiamento tuttavia non significa il rigetto di tutto quello che precede” infatti “l'ispirazione dell'esoterismo e del gnosticismo, successivamente della teosofia e dell'antropologia e quella dello spiritismo sono evidenti”.

“La New Age - ha continuato il teologo - intende superare ogni dualismo”, intendendo con dualismo, ogni distinzione. Questo, ha poi proseguito: “È ciò che vuol significare la parola olismo: si nega quindi la differenza fondamentale tra il Creatore e la creatura come quella tra l'uomo e la natura o tra spirito e materia”.

Cottier ha poi affrontato le critiche che la New Age muove al cristianesimo come religione patriarcale, affermando che “Alcuni oppongono a Dio Padre l'immagine della Terra Madre”.

Secondo le tecniche della New Age si cerca di “superare il proprio ego per divenire il dio che c'è in noi. Non esiste, per ciascuno, altra autorità spirituale che la propria esperienza interiore”.

Da qui “il titolo di Cristo che è dato ad ogni uomo che raggiunge uno stato di coscienza nel quale percepisce la sua propria divinità e può quindi considerarsi come ‘Maestro universale’”.