Niente arrampicatori in Chiesa. Se vuoi "arrampicarti" vai a fare alpinismo...

Il Papa, a Santa Marta, se la prende con tutti gli uomini di Chiesa assetati di vanità, potere e voglia di soldi e invita a chiedersi: "Seguiamo il Signore per amore o per vantaggio?"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 764 hits

Non ci sono alternative per Papa Francesco: gli arrampicatori sociali non hanno posto nella Chiesa; se qualcuno vuole “arrampicarsi” vada a fare alpinismo al nord. Nell’omelia della Messa a Santa Marta di questa mattina, il Santo Padre se la prende con tutti quei cristiani – sacerdoti e prelati in particolar modo – assetati di potere, soldi e vanità, che richiama ad una spogliazione interiore ed esteriore per seguire “con rettitudine” il Signore.  

La riflessione di Bergoglio prende spunto dal Vangelo proposto dalla liturgia odierna, che narra quanto avvenuto dopo che Gesù ha compiuto la moltiplicazione dei pani e dei pesci. In particolare, il Papa si aggancia al rimprovero che Cristo rivolge a tutti coloro che lo cercano solo perché saziatisi dei cibi del miracolo, e domanda: “Seguiamo il Signore per amore o per qualche vantaggio?”.

“Noi siamo tutti peccatori – osserva il Pontefice - e sempre c’è qualcosa di interessato che deve essere purificato nel seguire Gesù e dobbiamo lavorare interiormente per seguirlo per Lui, per amore”. In tal senso, sono tre, secondo Bergoglio, gli atteggiamenti “non buoni” nel seguire Lui o cercare Dio.

Il primo è “la vanità”. Il peccato, cioè, di tutti quei "dirigenti" – come li definisce il Papa - che fanno l’elemosina o digiunano perché “volevano farsi vedere”: “A loro piaceva pavoneggiarsi e si comportavano come veri pavoni! Erano così”, osserva Francesco. Ma ci pensa Gesù a fargli abbassare le penne redarguendoli: “No, no: questo non va. Non va. La vanità non fa bene”. Sulla stessa scia, anche noi, alcune volte, “facciamo cose cercando di farci vedere un po’, cercando la vanità”, prosegue il Santo Padre. Sarebbe bene quindi interrogarsi: “Io, come seguo Gesù? Le cose buone che io faccio, le faccio di nascosto o mi piace farmi vedere?”.

Se, poi, già di per sé la vanità “è pericolosa”, perché “ci fa scivolare subito sull’orgoglio, sulla superbia”, diventa un vero e proprio peccato quando infetta “noi pastori”, afferma il Papa. Perché - spiega - “un pastore che è vanitoso non fa bene al popolo di Dio”: può essere prete o vescovo, ma se “gli piace la vanità”, “non segue Gesù”. E non ci sono vie di mezzo.

Dopo la vanità, “l’altra cosa che Gesù rimprovera a quelli che lo seguono è il potere”: “Alcuni seguono Gesù – commenta il Santo Padre – ma un po’, non del tutto consapevolmente, un po’ inconsciamente, cercano il potere, no?”. Nel passato, il caso più chiaro sono Giovanni e Giacomo, “i figli di Zebedeo, che chiedevano a Gesù la grazia di essere primo ministro e vice-primo ministro, quando sarebbe venuto il Regno”. Nel presente, i casi sono più di uno: “Nella Chiesa ci sono arrampicatori! – biasima Bergoglio - Ci sono tanti, che bussano alla Chiesa per … Ma se ti piace, vai a Nord e fai l’alpinismo: è più sano! Ma non venire in Chiesa ad arrampicarti!”.

Secondo peccato, quindi secondo esame di coscienza: “Io, come seguo Gesù? Per Lui soltanto, anche fino alla Croce, o cerco il potere e uso la Chiesa un po’, la comunità cristiana, la parrocchia, la diocesi per avere un po’ di potere?”.

La triade si conclude con un altro fattore che deforma “la rettitudine delle intenzioni”: i soldi. Su questo punto, la critica di Papa Francesco si fa più aspra. Il Pontefice condanna senza sconto “quelli che seguono Gesù per i soldi, con i soldi, cercando di approfittare economicamente della parrocchia, della diocesi, della comunità cristiana, dell’ospedale, del collegio…”.

“Pensiamo – aggiunge - alla prima comunità cristiana, che ha avuto questa tentazione: Simone, Anania e Saffira … Questa tentazione c’è stata dall’inizio, e abbiamo conosciuto tanti buoni cattolici, buoni cristiani, amici, benefattori della Chiesa, anche con onorificenze varie … tanti!”. Poi “si è scoperto che hanno fatto negozi un po’ bui: erano veri affaristi, e hanno fatto tanti soldi! Si presentavano come benefattori della Chiesa ma prendevano tanti soldi e non sempre soldi puliti”.

Davanti a queste tentazioni – esorta dunque il Papa – “chiediamo al Signore la grazia che ci dia lo Spirito Santo per andare dietro a Lui con rettitudine di intenzione”. Come i discepoli, che dopo aver ricevuto lo Spirito “sono cambiati”. Seguiamo “soltanto Lui”, Dio, conclude Francesco, “senza vanità, senza voglia di potere e senza voglia dei soldi”.