Nigeria: ennesimo massacro di cristiani

Almeno 90 vittime, fra cui anche un senatore

| 938 hits

ROMA, lunedì, 9 luglio 2012 (ZENIT.org) – Non si arresta la violenza nei confronti dei cristiani in Nigeria, dove è ritornato a scorrere il sangue nello Stato di Plateau. Come riferito dalle agenzie stampa, in una chiesa sono stati scoperti cinquanta cadaveri carbonizzati.

Durante i funerali delle prime vittime, è stato ucciso da uomini armati, il senatore cristiano di Nord Plateau, Gyang Dantong, e anche il capo della maggioranza parlamentare dello Stato, Gyang Fulani.

Nella notte tra sabato e domenica, gruppi di uomini armati hanno attaccato numerosi villaggi cristiani nei pressi del capoluogo di Plateau, Jos. Secondo le informazioni della BBC, si tratta dei villaggi di Dogo, Kai, Kakuruk, Kuzen, Kogoduk, Kpapkpiduk, Kufang, Ngyo e Ruk.

Le vittime sono decine. Secondo l'agenzia Nuova Cina, che cita fonti della sicurezza della Nigeria, sarebbero almeno 90. Cinquanta cadaveri carbonizzati sono stati ritrovati ieri, domenica 8 luglio, in una chiesa nel villaggio di Matsai.

Jonah Jang, governatore dello Stato di Plateau, già in passato teatro di gravissimi tensioni di natura etnico-religiosa, ha proclamato il coprifuoco notturno con effetto immediato in quattro zone dello Stato.

Da parte sua, il presidente del Senato federale della Nigeria, David Mark, ha condannato l'attacco, definendolo un “assassinio”. “Come nazione – ha dichiarato - dobbiamo elevarci contro coloro che vogliono farci ritornare allo stato selvaggio, dove la vita non aveva valore”.

Le autorità nigeriane accusano i pastori Fulani, una tribù di religione musulmana, della nuova ondata di violenza in Plateau. Per i rappresentanti dei Fulani, i responsabili degli attacchi sono da cercare invece tra i militari.

Parlando con l'agenzia Fides, l'arcivescovo di Jos e presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria, monsignor Ignatius Ayau Kaigama, ha detto che l'origine delle tensioni è di natura economica e va cercata nello scontro tra agricoltori e pastori. “E' un vecchio problema che non è stato ancora risolto”, ha detto il presule, in questi giorni a Roma.

“I pastori Fulani si sentono vittime di un’ingiustizia perché il loro bestiame è ucciso o rubato e non vengono risarciti delle perdite subite. Penso che la rabbia originata da questa situazione li spinga ad attaccare in questo modo terribile”, ha dichiarato Kaigama, che ha parlato di un problema “economico”.

Secondo l'arcivescovo, la violenza ha comunque anche un aspetto etnico: lo scontro tra i Fulani, in maggioranza musulmani, e i Birom, soprattutto di fede cristiana. “Questi due gruppi etnici – ha detto Kaigama - hanno dispute che durano da molto tempo. Tutti gli attacchi nei villaggi dell’area sono stati sempre concentrati su questi due gruppi. Non ci sono stati attacchi che hanno coinvolto altre tribù”.

Neppure si possono escludere fattori politici, così ha detto sempre monsignor Kaigama. Diversi aggressori indossavano infatti uniformi militari. “Non sappiamo quindi – ha proseguito - se fossero persone travestite da militari oppure se gli assalitori siano stati aiutati da veri soldati”.