No a tecniche eugenetiche, sì a interventi che facilitino l'atto coniugale naturale

Comunicato finale alla X Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia per la Vita

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CITTA’ DEL VATICANO, 17 marzo 2004 (ZENIT.org).- La Pontificia Accademia per la vita (PAV) si oppone a tutte le tecniche di riproduzione assistita che vanno a violare “l’altissima dignità della procreazione umana e dei suoi significati intrinseci”.



Nel comunicato finale diffuso il 16 marzo scorso a conclusione dell’Assemblea plenaria sul tema “La dignità della procreazione umana e le tecnologie riproduttive. Aspetti antropologici ed etici”, la Pontificia Accademia per la vita spiega di essere molto preoccupata per “l'emergere progressivo di una mentalità nuova, secondo la quale il ricorso alle tecniche di riproduzione artificiale (ART) potrebbe rappresentare addirittura una via preferenziale, rispetto a quella ‘naturale’”.

La PAV denuncia le tentazioni eugenetiche delle tecniche di riproduzione artificiale, il figlio ottenuto mediante ART infatti, viene ridotto alla stregua di un “prodotto, il cui valore in realtà dipende in gran parte dalla sua buona qualità, sottoposta a severi controlli ed accuratamente selezionata”.

Dopo aver ribadito che “La venuta all’esistenza di un nuovo essere umano, considerata in se stessa, è sempre un dono e una benedizione”, il comunicato della PAV precisa che “solo il reciproco dono d’amore sponsale di un uomo e di una donna, espresso e realizzato nell’atto coniugale, nel rispetto dell’unità inscindibile dei suoi significati unitivo e procreativo, rappresenta il contesto degno per il sorgere di una nuova vita umana”.

”Ribadiamo pertanto la ferma convinzione – si legge nel comunicato – che le tecniche di riproduzione artificiale, lungi dall’essere una reale terapia per la sterilità di coppia, rappresentano una modalità non degna del sorgere di una nuova vita umana”.

“Il cui inizio, dipenderebbe così in gran parte dall’azione tecnica di terze persone esterne alla coppia e si realizzerebbe in un contesto totalmente avulso dall’amore coniugale”. È il giudizio etico negativo espresso dalla PAV sulle applicazioni delle ART.

Per non parlare dell'enorme numero di embrioni umani persi o distrutti in seguito a queste procedure, “una vera ‘strage degli innocenti’ dei nostri tempi: nessuna guerra o catastrofe ha mai causato tante vittime”, è scritto nel documento finale.

Negativo anche il giudizio nei confronti della modalità "eterologa" delle ART. “L'unità coniugale della coppia, - sostiene la PAV- viene offesa e violata dalla presenza di una terza persona (talvolta anche di una quarta), che sarà poi uno dei veri genitori biologici del figlio richiesto”.

”In più, - continua il comunicato - viene sostanzialmente violato il diritto del neoconcepito ad avere come genitori un uomo ed una donna, da cui abbia origine la sua struttura biologica e che si prendano stabilmente cura della sua crescita e della sua educazione”.

La PAV ritiene invece “moralmente lecita la messa in atto, qualora ve ne sia la effettiva necessità, di eventuali interventi tecnici che, senza sostituirsi ad esso, siano destinati a facilitare l'atto coniugale naturalmente compiuto o ad aiutarlo a raggiungere i suoi obiettivi naturali”.

A questo proposito il comunicato afferma: “Ci sembra piuttosto che debbano essere accolti con grande favore ed incoraggiati tutti gli sforzi che la medicina moderna può produrre nel tentativo di curare le forme di sterilità coniugale”.

“A conferma della sincerità di questi auspici, - conclude la PAV - vogliamo ricordare che, durante questa Assemblea Generale, sono stati presentati alcuni programmi concreti, di notevole interesse scientifico, per la cura ed il trattamento di alcune forme di sterilità di coppia”.