No assistenzialismo verso i migranti, ma sviluppo della persona umana

Intervista a padre Olivos, cappellano della Comunità latinoamericana di Roma in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

Roma, (Zenit.org) José Antonio Varela Vidal | 981 hits

Si celebra oggi, domenica 13 gennaio, la 99° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, una occasione che servirà a riflettere su questa delicata realtà che da una parte aiuta a costruire i sogni delle persone, dall’altra ha il volto di paesi dove  la speranza e le opportunità non esistono più.

Di tutto questo ZENIT ne ha parlato con padre Luis Olivos, scalabriniano cileno, attualmente cappellano della Comunità latinoamericana di Roma, la cui sede sempre attiva e piena di migranti è ubicata nella Chiesa di Santa Maria della Luce nel quartiere Trastevere.

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Nel messaggio di quest’anno, Benedetto XVI ha auspicato che i migranti possano costruire un mondo migliore. In che modo la Chiesa li assiste in questo compito?

Padre Olivos: Senza dubbio con il fatto che questo nuovo mondo che la Chiesa progetta per la società, non è altro che quello che ha fatto Cristo. L'amore del uno agli altri e cioè che spinge alla Chiesa. E qui il miracolo dell’amore, cioè che senza dubbio fa apparire il santo padre nel suo messaggio. Perche la Chiesa risponde a tutti gli ambiti della promozione umana di tutte le persone.

Che dire a tutti coloro che hanno lasciato il loro paese, la loro famiglia, per un sogno?

Padre Olivos: Di continuare a sognare, perché chi ha sogni, ha fede. Chi si guadagna col sudore un pane che tante volte sembra amaro, scopre invece che ha un sapore speciale e questo è un segno meraviglioso di amore. Devono aspettare, avere pazienza, sicuri che Dio non li lascierà mai soli. Dio sta con noi, Dio cammina insieme con i migranti perche anche Cristo stesso è stato uno straniero nella sua terra, ed è dovuto scappare quando ha corso il pericolo di morte.

In una parte del messaggio si dice che la solidarietà è un dovere di tutti i cristiani verso i migranti.  Come si può capire questo?

Padre Olivos: La solidarietà è certamente un dovere perché è amore. Se noi diciamo di amare Dio dobbiamo amare anche agli altri, che è il comandamento che ci ha lasciato Gesù. Quindi, é un dovere e anche un piacere fare del bene in nome di Dio. Ricordando soprattutto che quello che oggi facciamo noi per gli altri, domani saranno gli altri a farlo noi. La solidarietà, infatti, cresce di volta in volta e di mano in mano… Gli stessi migranti sono molto solidali tra loro, perché sanno che un quanto è difficile essere soli.

Il messaggio parla del rischio di scadere nell’assistenzialismo. Come vengono affrontati i casi affinché non diventi una dipendenza?

Padre Olivos: Nella chiesa latinoamericana di Roma non esiste l'assistenzialismo, esistono la comunione e la condivisione dei beni. I migranti sono solidali tra di loro. La Chiesa tutta, attraverso il Vicariato, assiste nel modo più equo ognuno in ogni circostanza, promovendo la persona e il suo sviluppo. Fa molto bene il Papa a fare un richiamo a quelli che pensano che con due o tre persone si siano liberati del pensiero.

È necessario, secondo lei, che ci sia un cambiamento dell’atteggiamento che viene riservato ai migranti?

Padre Olivos: Senza dubbio. Si è sempre parlato di questo da quando è cominciata a formarsi l’Unione Europea. Oggi al centro ci sono solo gli interessi personali, e non quelli comuni. Ognuno vuole governare più di un altro e via dicendo, e i capri espiatori sono sempre i migranti, perché qualcuno deve pur portare la colpa. C’è ancora chi dice: “Sono i migranti che portano questo o quel problema con la salute; sono loro che non lavorano e si portano via le cose ecc.”, ma questa è una bugia! Tutta la società sa molto bene che in Europa ci sono immigrati irregolari, perché per i paesi è un guadagno. E che è poi la Chiesa a dover fare ciò che invece spetta agli altri. Bisogna dire le cose con chiarezza: "Il migrante porta problemi, la crisi é colpa del migrante". Chi lo dice? Su cosa si fonda questa concezione? Sono tutte menzogne!

Se andiamo all’origine del problema, vediamo che ci sono paesi latinoamericani che con le proprie politiche permettono alla gente di lasciare il paese. Qual è il “volto” che dovrebbero presentare le politiche dei governanti?

Padre Olivos: Il volto dell’onestà, della verità, del non rubare cioè che non ti appartiene, e di curare cioè che ti hanno affidato. Se c'é un gruppo di politici corrotti cosa viene fuori? Chi paga per questo? Sempre il più svantaggiato, e oggi chi é il più svantaggiato? Non é il contadino che abita nella campagna perché a lui non manca mai il cibo e la casa. I svantaggiati sono i nostri giovani, che tutti laureati non sanno dove andare a finire, perche la corruzione è arrivata a tutti livelli e non ci sono più posti di lavori. E questo non avviene solo in America Latina.

Nella formazione dei migranti é importante pure una formazione civica, etica, sociale e dei valori non solo religiosi?

Padre Olivos: Questo è ciò che fa la Chiesa. Il migrante vuole imparare tanto, vuole sapere come muoversi qua, come esprimersi nella comunità. La Chiesa offre pertanto corsi di lingua, di educazione civica, di assistenza al lavoro, di cura degli anziani e di formazione umana. Tutto per promuovere queste persone, aldilà di quello che fanno gli altri per loro.

Lei è cappellano della Comunità solo da tre mesi. Dopo questo tempo che riflessione può fare?

Padre Olivos: Per me è stato un rincontro perché già in precedenza ero stato qui. Sono poi partito per la missione in Spagna, e infine mi hanno fatto rientrare qua. Il nuovo incontro è stato bellissimo, perché i migranti esprimono sempre la loro bontà e gratitudine. Pian piano stiamo camminando molto bene grazie anche all'aiuto di chi si occupa di questo settore, come il Vicariato di Roma, e del Santo Padre, che ci aiuta tanto con le persone che hanno bisogno. La carità del Papa é sempre presente. Anche la Conferenza Episcopale Italiana quando c'é qualcuno da espatriare perche é deceduto, offre subito il suo aiuto. É tutta la Chiesa a collaborare, sono contento di trovare tante difficoltà ma di non doverle risolvere da solo.

Quali sono i piani per il futuro della comunità latinoamericana in Roma?

Padre Olivos: Stiamo riorganizzando quello che era già stato organizzato parecchi anni fa. Innanzitutto un nuovo progetto pastorale, e poi la collaborazione con tutti i centri latinoamericani a cui abbiamo richiesto tutti i loro dati per sapere da chi sono composti e se c’è qualcuno con determinati bisogni a cui venire incontro.

Quali sono le priorità adesso?

Padre Olivos: Certamente l’assistenza per il lavoro é una priorità, anche da un punto di vista pastorale. Oggi nella realtà economica in cui viviamo non é facile trovare un lavoro per gli immigrati, ma almeno garantire loro un momento di sfogo, per parlare e raccontare ciò che hanno dentro mi sembra molto importante. Anche il centro di ascolto e di accoglienza a cui le suore e i volontari dedicano tante belle ore alla carità di Dio è fondamentale. Sono tanti poi quelli che vengono per degli alimenti; purtroppo però ogni volta sono sempre di più e gli alimenti non bastano per tutti.

Nel messaggio dello scorso anno il Papa diceva anche ai migranti di essere evangelizzatori della nuova Evangelizzazione. Si è sviluppato questo punto nella pastorale per i migranti?

Padre Olivos: Certo. Questi centri che abbiamo stanno in piedi grazie a degli “agenti di pastorale” laici che offrono le proprie ore di riposo per aiutare gratuitamente e con amore queste persone. Ci sono dei gruppi missionari che accompagnano i sacerdoti, formano i migranti ai sacramenti, tengono catechesi. Certamente questa é una testimonianza.

Quindi, i migranti possono essere nuovi Evangelizzatori dell’Europa?

Padre Olivos: Si, perché è come un tonare indietro. La croce è partita da qua, e ritorna attraverso l’evangelizzazione. Senza dubbio é un progetto di Dio. Perché l’amore si paga solo con l’amore…