No dei Vescovi britannici alle pubblicità sull'aborto

E alla contraccezione anche tra i giovanissimi

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LONDRA, martedì, 23 giugno 2009 (ZENIT.org).- La Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles si è detta contraria a una proposta che permetterebbe di pubblicizzare l'aborto e i contraccettivi sui media.

Un comunicato riferisce che i Vescovi hanno sottoposto i propri punti di vista a un comitato che coinvolge l'opinione pubblica sul codice per gli standard sulla pubblicità nelle trasmissioni.

Nella dichiarazione, preparata dal Linacre Center for Healthcare Ethics, i presuli affermano di non credere che “i servizi che offrono o si riferiscono all'aborto dovrebbero avere il permesso di fare pubblicità sui media”.

“L'aborto non è una medicina, né un prodotto”, avverte. “Presentarlo come una di queste cose erode il rispetto per la vita ed è altamente fuorviante e dannoso per le donne, che possono sentirsi spinte a prendere una decisione rapida che non potrà mai essere revocata”.

I Vescovi aggiungono che “permettere la pubblicità sui servizi abortivi contribuirebbe a un'ulteriore 'normalizzazione' dell'aborto e alla sua assimilazione a un servizio”.

Allo stesso modo, sostengono che “permettere la pubblicità di servizi riferiti all'aborto vuol dire permettere la promozione di questi servizi e non fa gli interessi della benessere fisico o psicologico delle donne”.

Misure inappropriate


La Conferenza Episcopale ha espresso la propria preoccupazione anche per la proposta di promuovere il preservativo e altri contraccettivi anche a minori di 16 anni.

“E' profondamente inappropriato pubblicizzare i preservativi agli adolescenti”, affermano i Vescovi, sottolineando che ci sono programmi che fanno appello a bambini dai 10 anni in su.

“Promuovere l'uso del preservativo non può essere separato dal promuovere il sesso e dalla 'sessualizzazione' del pubblico di riferimento, che in questo caso sarà estesa ai ragazzini dai 10 ai 16 anni”.

La dichiarazione sottolinea che “l'età del consenso in Inghilterra, Scozia e Galles è 16 anni” e che il codice proposto “non dovrebbe incoraggiare la 'sessualizzazione' dei bambini promuovendo l'uso del preservativo, perché quest'uso non rimuove in alcun modo le obiezioni morali o legali al sesso che coinvolge i bambini”.

“La nostra società sta già guastando i giovani presentando una visione impoverita del sesso, troppo spesso totalmente separata da qualsiasi contesto di amore impegnato e di disponibilità alla paternità/maternità”.

I Vescovi hanno anche sottolineato l'importanza di non incoraggiare questo processo pubblicizzando “servizi che hanno già fatto enormi danni alla percezione del sesso nella nostra società”.

“Nei molti casi in cui sono in gioco il rispetto per la vita, così come il sesso e il matrimonio, la situazione è ancora più seria, perché ciò che è in ballo non sono solo i diritti dei giovani, ma anche quelli di ogni bambino che può essere concepito”.

“Il rispetto per la vita, il sesso e la paternità/maternità sono fondamentali per una società sana, e gli standard pubblicitari dovrebbero riflettere questo”, concludono.