"Noi cristiani siamo liberi, e la Chiesa ci vuole liberi!"

Durante il Regina Coeli, papa Francesco riflette sullo "scompiglio" che lo Spirito Santo porta con la sua discesa

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 320 hits

Dove arriva lo Spirito Santo “tutto rinasce e si trasfigura”. I segni e i frutti di quella “straordinaria effusione” sono molteplici: “il vento forte e le fiammelle di fuoco; la paura scompare e lascia il posto al coraggio; le lingue si sciolgono e tutti capiscono l’annuncio”.

Si tratta della “prima manifestazione pubblica” della Chiesa dopo la sua nascita. Una Chiesa che “sorprende e scompiglia”.

In occasione del Regina Coeli di stamattina, papa Francesco ha sottolineato la peculiarità del Dio cristiano, che è il “Dio delle sorprese”. Infatti, dopo la morte di Gesù, i suoi discepoli erano “un gruppetto insignificante” di “sconfitti orfani del loro Maestro”.

Con la discesa dello Spirito Santo, “la gente rimane turbata perché ciascuno udiva i discepoli parlare nella propria lingua, raccontando le grandi opere di Dio”. Ne nasce, dunque, “una comunità che suscita stupore perché, con la forza che le viene da Dio, annuncia un messaggio nuovo – la Risurrezione di Cristo – con un linguaggio nuovo – quello universale dell’amore”.

Se poco prima i discepoli si mostravano “codardi”, con la Pentecoste si ritrovano “rivestiti di potenza dall’alto e parlano con coraggio […], con franchezza, con la libertà dello Spirito Santo”.

La Chiesa di ogni tempo, ha sottolineato il Pontefice, “sempre deve sorprendere”, in particolare con l’annuncio “che Gesù il Cristo ha vinto la morte, che le braccia di Dio sono sempre aperte, che la sua pazienza è sempre lì ad attenderci per guarirci, per perdonarci”.

Se la Chiesa perde questa capacità, si rivelerà “una Chiesa debole, ammalata, morente e deve essere ricoverata nel reparto di rianimazione, quanto prima!”, ha aggiunto il Papa con amara ironia.

“Qualcuno, a Gerusalemme – ha proseguito  - avrebbe preferito che i discepoli di Gesù, bloccati dalla paura, rimanessero chiusi in casa per non creare scompiglio. Anche oggi tanti vogliono questo dai cristiani”.

La Chiesa di Pentecoste, al contrario, non si rassegna ad essere “innocua” o “distillata”, né vuole essere un mero “elemento decorativo”. È una Chiesa che “non esita ad uscire fuori, incontro alla gente, per annunciare il messaggio che le è stato affidato, anche se quel messaggio disturba o inquieta le coscienze, anche se quel messaggio porta, forse, problemi e anche, a volte, ci porta al martirio”.

La natura della Chiesa è dunque “una e universale, con un’identità precisa, ma aperta, una Chiesa che abbraccia il mondo ma non lo cattura; lo lascia libero, ma lo abbraccia come il colonnato di questa Piazza: due braccia che si aprono ad accogliere, ma non si richiudono per trattenere. Noi cristiani siamo liberi, e la Chiesa ci vuole liberi!”.

Prima della recita del Regina Coeli, papa Francesco ha chiuso la sua meditazione, chiedendo l’intercessione della Vergine Maria, presente con i discepoli nel Cenacolo, la mattina di Pentecoste, nella quale “la forza dello Spirito Santo ha compiuto davvero "cose grandi"(Lc 1,49)”.