"Non abbiate paura della bontà e della tenerezza!"

Durante la messa di inaugurazione del pontificato, papa Francesco ricorda che "il vero potere è il servizio"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 1534 hits

L’inaugurazione del pontificato di papa Francesco è nel segno di San Giuseppe. Rompendo la consuetudine dei suoi predecessori di celebrare la loro intronizzazione nella domenica successiva all’elezione, il pontefice argentino ha scelto il giorno 19 marzo - quest’anno un martedì – data a lui particolarmente cara per svariati motivi.

In primo luogo per la particolare devozione che Bergoglio ha sempre nutrito verso il santo sposo della Vergine Maria. Nel suo stemma pontificale è infatti presente il fiore di nardo, tipico attributo dell’iconografia di San Giuseppe, soprattutto nel mondo ispanico.

La data scelta per inaugurare il proprio pontificato, ha spiegato papa Francesco nell’omelia, “è una coincidenza molto ricca di significato”, ha spiegato il Santo Padre, oltre ad essere il giorno dell’onomastico di Joseph Ratzinger, “mio venerato predecessore”. Al pontefice emerito Benedetto XVI, “siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza”, ha aggiunto il suo successore.

Prima della celebrazione eucaristica, il Pontefice è sceso con i Patriarchi delle Chiese Orientali, al Sepolcro di San Pietro sotto la Basilica Vaticana e vi è sostato in preghiera, incensando poi il Trophæum Apostolico.

Risalito in basilica e giunto poi sul sagrato di San Pietro, Francesco ha ricevuto il pallio e l’anello piscatorio, secondo i riti specifici di inizio pontificato.

Durante l’omelia, dopo aver salutato i cardinali, i vescovi e i sacerdoti presenti, assieme a tutte le delegazioni ecclesiali e diplomatiche, il Santo Padre si è soffermato sulle virtù del santo del giorno. San Giuseppe, ha spiegato, è in primo luogo un “custode” per Maria e Gesù.

Questa custodia “si estende poi alla Chiesa” e Giuseppe la esercita “con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende”.

Il padre putativo di Gesù deve infatti affrontare una lunga serie di prove, difficilmente accettabili sul piano puramente umano: “Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e con amore ogni momento”, ha ricordato il Papa.

Giuseppe è accanto a Maria “nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto”. Si dimostra un esemplare padre di famiglia anche nella “fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio”, oltre che nell’insegnamento del suo mestiere di falegname a Gesù.

Giuseppe è un umile custode “perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge”, ha proseguito il Pontefice.

La vocazione alla custodia, ha poi osservato papa Francesco, prima ancora che un fatto cristiano, ha una dimensione “semplicemente umana”, che “riguarda tutti”. Essa comprende la “bellezza del creato” e il “rispetto per ogni creatura di Dio” a partire dai “bambini”, dai “vecchi” e, in generale, da “coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore”.

Custodire, tuttavia, significa anche “aver cura l’uno dell’altro nella famiglia”, in particolare, tra coniugi e tra genitori e figli, nelle amicizie vissute “con sincerità”, “nel rispetto e nel bene”. La custodia è quindi “una responsabilità che ci riguarda tutti”, ha aggiunto Francesco, esortando: “Siate custodi dei doni di Dio!”.

Quando l’uomo viene meno a questa responsabilità, “trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce”; emergono gli “Erode” che, con i loro “disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna”.

Papa Francesco ha richiamato allo spirito di custodia “tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale” e tutti “gli uomini e le donne di buona volontà”, affinché nessuno permetta che “segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo!”.

La custodia va tuttavia esercitata soprattutto a partire da se stessi, affrancandosi da quei sentimenti di “odio”, “invidia” e “superbia” che “sporcano la vita” e vigilando sui “nostri sentimenti” e sul “nostro cuore”, da cui escono “le intenzioni buone e cattive”. In questo senso, ha sottolineato il Papa, “non dobbiamo avere paura della bontà” e nemmeno della “tenerezza”.

La tenerezza, in particolare, è una dote di cui San Giuseppe è particolarmente ricco, pur essendo indubbiamente “forte”, “coraggioso” e “lavoratore”. La tenerezza, ha spiegato il Santo Padre, non è affatto la “virtù del debole”, al contrario essa denota “fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, di amore”.

Parlando del proprio ministero come Vescovo di Roma e Successore di Pietro, papa Francesco ha affermato che esso comporta certamente un “potere”, il quale, però, si sostanzia “in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce”.

Un Papa, quindi, come San Giuseppe, deve essere capace di “aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli”, ha proseguito Francesco.

L’altra figura di spicco delle Letture odierne è Abramo, il quale “credette, saldo nella speranza contro ogni speranza” (Rm 4,18). Come San Giuseppe, quindi, il primo dei profeti ci invita ad “aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi”, a “portare il calore della speranza”, anche in un epoca piena di “tanti tratti di cielo grigio”.

“Custodire Gesù con Maria, custodire l’intera creazione, custodire ogni persona, specie la più povera, custodire noi stessi”: questa è stata l’esortazione finale di papa Francesco che, prima di concludere l’omelia, ha chiesto l’intercessione della Vergine Maria, di San Giuseppe, dei Santi Pietro e Paolo e di San Francesco, per il suo pontificato, invitando ancora una volta i fedeli a pregare per lui.

Dopo la conclusione della messa, sulle note del Te Deum, il Papa è rientrato in basilica, per salutare le delegazioni degli stati e dei governi giunte a Roma per presenziare all’inaugurazione del Pontificato.