Non basta essere chiamati cristiani: dobbiamo esserlo nella nostra testimonianza

L'Arcivescovo di Nairobi ha sottolineato che i teologi del nostro tempo non hanno altra scelta che essere santi e non soltanto docenti di verità

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del Cardinale John Njue

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 16 ottobre 2012 (ZENIT.org) - Riportiamo di seguito l'intervento dell’Arcivescovo di Nairobi e Presidente della Conferenza Episcopale del Kenya cardinale John Njue alla undicesima Congregazione Generale del Sinodo dei Vescovi (15 ottobre 2012).

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C’è poco interesse per la religione e molto meno per il tema della “vera religione”; ciò che sembra contare invece, è l’esperienza religiosa. Le persone cercano diverse modalità religiose, scelte da ciascuno in base ai propri gusti, in modo da assicurarsi quell’esperienza religiosa che sia più soddisfacente rispetto ai propri interessi o alle necessità del momento.

Oggi molte persone non negano il fatto che Dio esista, ma non lo conoscono. Non è necessario esaminare, da questa prospettiva unica, l’attuale crisi che la società sta attraversando? È tempo di spalancare le porte delle nostre chiese e tornare ad annunciare la risurrezione di Cristo, di cui siamo testimoni. Come ha scritto il santo vescovo Ignazio, “non basta essere chiamati cristiani; dobbiamo essere cristiani nella nostra testimonianza”.

Se oggi qualcuno vuole riconoscere i cristiani, dovrebbe poterlo fare non sulla base delle loro intenzioni, ma sulla base del loro impegno di fede. Abbiamo il dovere di formare tutta la società con l’insegnamento e lo spirito di Cristo.

La teologia che insegniamo e viviamo oggi deve essere una scienza di fede che cerca di aiutare la ragione umana a meglio comprendere le verità affermate dalla fede. La fede e la ragione devono cooperare per essere più comprensibili per i credenti. I teologi del nostro tempo non hanno altra scelta che essere santi e non soltanto docenti di verità.

Abbiamo bisogno di un’autentica e rinnovata conversione al Signore, l’unico Salvatore del mondo. Abbiamo bisogno di una fede che opera attraverso l’amore (Gal 5,6). Il Credo deve rappresentare la preghiera quotidiana che offre una sintesi della fede conosciuta e vissuta.
Oggi dobbiamo affrontare con onestà e coraggio le sfide a cui la fede deve rispondere.

Dobbiamo essere consapevoli del grande impegno che la fede esige. Perciò la testimonianza alla fede parte dalla credibilità delle nostre vie di credenti e dalla convinzione che la grazia agisce e trasforma fino a giungere alla conversione del cuore. È un viaggio che deve ancora trovare, dopo due millenni di storia, cristiani impegnati per essa. Ciò che mi auguro e vorrei sentire qui oggi è una risposta alla domanda: “Che stai facendo, amico mio?” e ognuno di noi dovrebbe poter dire: “Sto visibilmente crescendo nella fede”.