Non c'è amore senza libertà

Quando la troppa attenzione diventa oppressione

Roma, (Zenit.org) Maria Cristina Corvo | 327 hits

“Salve prof, ho una domanda da farle: cosa significa 'stare appresso ad una persona'?”

Se in un pomeriggio qualsiasi, un’alunna ti scrive su WhatsApp questa frase, la prima cosa che ti viene in mente è: “Ed ora questa domanda da dove salta fuori?”. Perché “qualcosa” o “qualcuno” l’ha sicuramente provocata.

Cara Lorena, a noi due!

Di per sé, questa frase indica principalmente la volontà di stare vicino ad una persona. Il problema è: “COME” si sta vicino ad una persona, perché dallo “stile” del gesto si capisce il suo “significato“.

“Stare appresso” può significare affetto e vicinanza come oppressione e condizionamento.

Ogni sentimento può diventare il rovescio di se stesso. Ricordatelo!

Ogni cosa buona può essere trasformata in cattiva: è il potere che abbiamo in mano, per tutta la vita.  

Un ragazzo ti sta appresso? Che cosa romantica!

Un ragazzo ti sta troppo appresso? E’ stalking

Un genitore ti sta appresso? Che cosa bella!

Un genitore ti sta troppo appresso? E’ soffocante

Un amico ti sta appresso? Che cosa rigenerante!

Un amico ti sta troppo appresso? E’ snervante

E così via…

Quando avevo la tua età, avevo scoperto una parola che ho imparato, poi, ad apprezzare con il tempo: empatia.

L’empatia è la capacità di mettersi nei panni degli altri, non giudicando ma aiutando.

Gli indiani d’America la spiegherebbero così: “Grande Spirito, preservami dal giudicare un uomo non prima di aver percorso un miglio nei suoi mocassini”.

La moderna psicologia, direbbe questo slogan: “Se tu sei felice anche io sono felice”

L’etimologia enuncerebbe: “Mettiamo insieme la particella greca “en”, che vuol dire “dentro”, con “pathos”, che significa “sofferenza o sentimento” ed ecco la perfetta immedesimazione di una persona all’interno di una realtà diversa dalla propria”.

L’empatia ci fa stare “appresso” ad una persona, rispettando il suo essere e il suo cammino personale (e dico poco!).

Immagina cosa succederebbe nel mondo se i politici, prima di approvare una legge, si mettessero nei panni di coloro che a quella legge dovranno poi sottostare.

E  immagina se, in tutte le famiglie, ognuno si mettesse a camminare nei mocassini degli altri componenti, prima di giudicare o litigare.

Pensa se a scuola ogni insegnante si mettesse nell’animo del proprio alunno, prima di rimproverare o redarguire.

E, già che ci siamo, immagina anche coppie che, prima di fare scenate di gelosia buttandosi addosso accuse reciproche, provassero a vestirsi con gli indumenti “intimi” dell’altro/a.

In un mondo così, non ci sarebbe più bisogno di avvocati, giudici, poliziotti… Tutto sarebbe perfetto perché staremmo appresso agli altri come se gli altri fossero tanti “noi stessi”.

Gesù Cristo ci ha dato una regola pratica quanto d’oro (perché preziosa e fondamentale): “Fai agli altri ciò che vorresti gli altri facessero a te”.

Punto.

Non c’è bisogno di aggiungere nient’altro!

Cosa significa, quindi, “stare appresso ad una persona” nel suo significato positivo?

“Fare ad una persona ciò che vorresti che lei facesse a te”, proprio come se lei fosse te.

Punto.

Tutto andrebbe bene se seguissimo la regola d’oro che Gesù Cristo ha detto duemila anni fa (ribadita dalla psicologia moderna, dagli enunciati sociali ma anche dalla saggezza spicciola e concreta dei nostri nonni semianalfabeti ma sapienti).

Ma tutto bene, non va. Quando, infatti, si decide di stare “appresso ad una persona”, opprimendola, le tattiche e le conseguenze sono essenzialmente tre.

1) L’oppressore trasforma il proprio amore in un’arma e non ha nessuna intenzione di smettere perché (a suo dire) “lo fa per il suo bene”

2) Poi fa del tutto per intimidire l’oggetto del suo amore, bloccandone la capacità di scegliere ed agire (un giorno vi spiegherò bene, ad esempio, il meccanismo dei sensi di colpa iniettati negli altri: tattica fine per tenerli sotto controllo)

3) Quasi sempre usa la seduzione per stare appresso alla sua vittima, offrendole qualcosa che, in realtà, non possiede.

Insomma: chi sta appresso a qualcuno, non praticando la regola d’oro di Gesù, spesso e volentieri diventa un oppressore.

Tu Lorena, conosci qualcuno così?

Se sì, non ti fidare e sii furba nel relazionarti con tale persone.

Non lasciarti imprigionare.

Però: che fatica districarsi in questa giungla di sentimenti!

Gli psicologi ci aiutano, il nostro buon senso ci guida, dei buoni libri ci aprono la mente…

Ma alla fine, quando non ne posso più di districarmi tra analisi e riflessioni, mi lascio andare ad un consiglio di Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo! Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.” Mt. 11,28-30

Non sono mai rimasta delusa!

Provare per credere.

P.S. Nel significato comune, a volte si dice anche “quella ragazza sta appresso a quel ragazzo” per dire: “diventerebbe il suo zerbino pur di potergli star vicino”. Qui non commento: sarebbe come sparare sulla Croce Rossa 

(Fonte: http://www.intemirifugio.it/quando-lamore-fa-rima-con-oppressione/)