Non c'è Croce senza Pasqua

Papa Benedetto XVI spiega la Passione del Figlio di Dio

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di Antonio Gaspari

ROMA, venerdì, 6 aprile 2012 (ZENIT.org).- La via della Croce che sembrava senza uscita ha invece “cambiato la vita e la storia dell’uomo, ha aperto il passaggio verso i ‘cieli nuovi e la nuova terra’ (cfr Ap 21,1)”.

Con queste parole il Pontefice Benedetto XVI si è rivolto il 6 marzo al termine della Via Crucis, ai presenti e a quanti lo hanno seguito attraverso la radio e la televisione.

La Chiesa – ha precisato il Papa - celebra la morte in del Figlio di Dio, perché nella sua Croce “vede l’albero della vita, fecondo di una nuova speranza”.

Dopo aver ricordato con compassione che l’esperienza della sofferenza “segna l’umanità, segna anche la famiglia” Il Vescovo di Roma ha rilevato che la Via Crucis “è un invito per tutti noi, e specialmente per le famiglie, a contemplare Cristo crocifisso per avere la forza di andare oltre le difficoltà”.

Perché “la Croce di Gesù è il segno supremo dell’amore di Dio per ogni uomo, è la risposta sovrabbondante al bisogno che ha ogni persona di essere amata”.

Il Papa ha invitato a guardare la Croce soprattutto “quando siamo nella prova, quando le nostre famiglie si trovano ad affrontare il dolore, la tribolazione” proprio perché in quella Croce, “troviamo il coraggio per continuare a camminare”.

Il Santo Padre ha invitato a rivolgersi a Cristo “quando gli sbandamenti umani e le difficoltà rischiano di ferire l’unità della nostra vita e della famiglia” certi che nelle afflizioni e nelle difficoltà non siamo soli; la famiglia non è sola, “Gesù è presente con il suo amore, la sostiene con la sua grazia e le dona l’energia per andare avanti”.

Camminare con speranza la stagione del dolore e della prova, è il mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo.

La sofferenza “se vissuta con Cristo, con fede in Lui, - ha precisato il Papa- racchiude già la luce della risurrezione, la vita nuova del mondo risorto, la pasqua di ogni uomo che crede alla sua Parola”.

Secondo il Vescovo di Roma “in quell’Uomo crocifisso, che è il Figlio di Dio, anche la stessa morte acquista nuovo significato e orientamento, è riscattata e vinta, è il passaggio verso la nuova vita”, fda qui il senso del passo evangelico: “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24)”.

La parte finale della sua riflessione il Papa l’ha dedicata a Maria “che ha accompagnato il suo Figlio sulla via dolorosa, Lei che stava sotto la Croce nell’ora della sua morte, Lei che ha incoraggiato la Chiesa al suo nascere perché viva alla presenza del Signore” invocandola affinché “conduca i nostri cuori, i cuori di tutte le famiglie attraverso il vasto mysterium passionis verso il mysterium paschale, verso quella luce che prorompe dalla Risurrezione di Cristo e mostra la definitiva vittoria dell’amore, della gioia, della vita, sul male, sulla sofferenza, sulla morte”.