Non c'è economia senza umanità e dono

Il cardinale Angelo Bagnasco propone l'umanesimo cristiano per superare il fallimento del materialismo e dell'utilitarismo

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di Antonio Gaspari 

ROMA, mercoledì, 29 febbraio 2012 (ZENIT.org).- Non c’è economia che possa funzionare senza il rispetto dei valori non negoziabili e senza assumere l’antropologia dell’umanesimo cristiano che esalta la capacità di donare e di amare il prossimo.E’ quanto ha spiegato il cardinale Angelo Bagnasco nel corso di una conferenza che ha tenuto oggi 29 febbraio presso la London School of Economics (LSE), su invito della Italian Society.

L’Arcivescovo di Genova ha descritto la situazione di crisi come un mondo fatto di “luci splendide e di ombre gravi e ampie” ed ha evocato la necessità che “le luci, possano illuminare veramente tutti - uomini e popoli – perché le disparità evidenti e inaccettabili che vi sono siano ridotte e, possibilmente, eliminate”.

Il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha illustrato il fallimento dei modelli marxisti e utilitaristicia, entrambi minati da una limitate e ridotta concezione materialistica dell’umanità.

“Quando l’economia – ha precisato il porporato - diventa ‘economismo’, cioè fine a se stessa e non in funzione del valore più alto che è la persona. Prima o dopo implode”.

A questo proposito il cardinale Bagnasco ha sostenuto che “l’uomo non è riducibile ad un grumo di materia, supera se stesso, la propria materialità, grazie alla conoscenza che gli permette di vivere in faccia all’universo intero”.

“La sua irriducibilità alla materia – ha aggiunto - si rende visibile anche nell’esperienza dell’amore, della fedeltà che è, come affermava G. Marcel, una ‘cifra’ di Dio stesso perché avvicina l’uomo all’eternità, cioè al per sempre”.

Secondo l’Arcivescovo di Genova lo spessore e l’unicità dell’essere umano si rivela e si tocca anche nel vedere che “siamo capaci di vivere come un dono, uscendo cioè da noi stessi, dal nostro perimetro, per andare incontro ed accogliere l’altro mettendoci radicalmente in gioco”.

“Tutto questo, ed altro ancora, - ha sottolineato - ci attesta che l’uomo non si può essere costretto al tempo e alla materia, ma è un paradosso posto su una zona di confine, fra terra e cielo, fra tempo ed eternità, tra finito e infinito, fra il nulla e il tutto”.

Per il Presidente della CEI la persona, “è un soggetto con alta densità relazionale” che si relaziona si con le cose materiali “ma anche con gli altri per condividere e camminare insieme, per trovare quel completamento che, prima di essere funzionale (cioè necessario alla vita pratica) è di ordine spirituale e morale”.

Ma ciò non basta ancora, citando la ‘Caritas in veritate’ di Benedetto XVI il cardinale Bagnasco ha affermato che “l’uomo ha bisogno di vivere in relazione con l’Assoluto, con la Trascendenza, con Dio: Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia”

Per queste ragioni, ha scritto il Papa Benedetto XVI “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità” e “la questione sociale è diventata questione radicalmente antropologica” 

Ed è in questo contesto che il Presidente della Cei ha riproposto quell’insieme di valori fondativi e irrinunciabili che costituiscono la cosiddetta “etica della vita” e che sono “la vita dal concepimento fino al tramonto naturale, la famiglia formata da un uomo e una donna fondata sul matrimonio, la libertà di religione e di educazione”.

“Tale complesso valoriale – ha concluso il cardinale Bagnasco - è come una radice che non può essere tagliata senza uccidere l’albero, e per questo non si possono negoziare. Nello stesso tempo, sono un ceppo sempre vivo che germoglia quei valori che costituiscono l’etica sociale nei suoi diversi aspetti”.