Non c’è missione senza Eucaristia

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BARI, lunedì, 30 maggio 2005 (ZENIT.org).- Non esiste missione cristiana nel mondo senza l’Eucaristia domenicale, ha concluso una riunione svoltasi a Bari sabato scorso nell’ambito del Congresso Eucaristico Nazionale.



Monsignor Giuseppe Andreozzi, Direttore dell'Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria fra le Chiese, ha affermato in proposito che “annunciare la morte e Resurrezione di Cristo è il linguaggio missionario per eccellenza”.

Don Michele Prugnola, sacerdote Fidei Donum dell'Arcidiocesi di Milano e missionario in Zambia, ha condiviso l’affermazione di monsignor Andreozzi raccontando la storia di Maria Musaante, una signora molto anziana che percorre due ore di cammino ogni domenica per recarsi alla celebrazione Eucaristica nella chiesa di Siavonga.

Quando è stato chiesto a Maria perché non si fermi a pregare con gli altri nel suo paese anziché fare tutta quella strada, la risposta è stata: “Qui non c’è Gesù, là a Siavonga c'è Gesù, nell'Eucaristia...”.

Nella valle dello Zambesi dove don Michele svolge la sua missione la Chiesa cattolica è presente da non più di 40 anni, ma la celebrazione della Messa è ormai una festa straordinaria, in cui canti e danze aumentano la gioia di ritrovarsi per lodare e pregare il Signore.

Suor Rosa Marmiroli, delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, missionaria in Perù, ha aggiunto dal canto suo che nella sua comunità a Lima la domenica in chiesa non c’è mai posto a sedere; la gente in piedi è tanta che molti restano addirittura fuori dalla porta d’ingresso.

Le persone partecipano con gioia, rispondono con entusiasmo, si respira veramente un clima di festa, ha constatato. “Rimango ammirata per il raccoglimento, l'attenzione e la partecipazione. Questo è un indice che l'Eucarestia domenicale è il centro della vita delle nostre comunità cristiane”.

Suor Rosa ha raccontato che “c'è pure un risveglio dell'impulso missionario che nasce proprio dalla forza dell'incontro con Cristo Eucaristia”.

In molte parrocchie, infatti, esiste un gruppo liturgico che prepara la celebrazione e nello stesso tempo approfondisce la Parola. C'è, dunque, un coinvolgimento sempre più consapevole del popolo cristiano e un numero sempre crescente di ministri straordinari che portano l'Eucaristia agli ammalati e agli anziani che non possono partecipare e nelle zone più lontane della parrocchia dove il sacerdote non può andare a celebrare.

“Da questo vivere l'Eucaristia nascono nuove Comunità Ecclesiali dove si cerca di vivere con autenticità il messaggio cristiano”, ha osservato la religiosa, ricordando come ci sia “una forte partecipazione all'adorazione eucaristica” e sia “molto forte anche la devozione ai santi”.

Padre Paolo Pirlo, dei Figli di Maria Immacolata, missionario nelle Filippine e cappellano del carcere di Manila, ha raccontato di lavorare in un luogo in cui fino a 800 prigionieri vivono concentrati in uno spazio minimo, con 30-40 gradi di temperatura.

“Per i detenuti la domenica è il giorno più bello”, ha testimoniato il religioso, raccontando come un giorno una donna sia giunta piangendo alla Comunione. “Le ho chiesto perché – ha spiegato il cappellano –, e lei mi ha risposto che da quando era finita in prigione il marito se ne è andato e i figli dicono agli amici che lei è morta”.

“L’unico amico che mi è rimasto è Gesù, per questo per me la Comunione è tutto”, ha confessato la donna.

L’incontro è stato concluso da monsignor Flavio Roberto Carraio, Vescovo di Verona e presidente della Commissione Episcopale per l’evangelizzazione dei popoli, per il quale “dobbiamo prendere da queste chiese giovani la loro freschezza”.

“Riscoprire i valori di quelle giovani Chiese serve a noi – ha concluso –, a convertirci”.