Non c'è sviluppo se non si promuovono la vita e la sua dignità

Intervento dell'Osservatore Permanente vaticano presso l'ONU

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di Roberta Sciamplicotti




ROMA, mercoledì, 13 aprile 2011 (ZENIT.org).- “L'importanza fondamentale del rispetto della dignità della persona umana in tutti gli sforzi tesi allo sviluppo” è stato l'elemento principale sottolineato dall'Arcivescovo Francis Chullikatt intervenendo questo martedì a New York alla 44ma sessione della Commissione su Popolazione e Sviluppo del Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC) delle Nazioni Unite.

Il presule, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede all'ONU, ha preso la parola durante il dibattito sul tema “Fertilità, salute riproduttiva e sviluppo” lamentando che “purtroppo al giorno d'oggi molte discussioni continuano ad essere guidate dalla falsa nozione per cui, nel contesto della crescita della popolazione, l'atto di dare la vita è qualcosa da temere più che da affermare”.

Un pensiero di questo tipo, ha osservato, “si basa su un individualismo radicale che vede la riproduzione umana come un prodotto che deve essere regolato e migliorato”, concezione che “non può essere conforme agli obiettivi delle Nazioni Unite”.

“Questa comprensione errata porta alla visione distorta per cui la crescita della popolazione, soprattutto tra i poveri, deve essere fermata per affrontare povertà, analfabetizzazione e malnutrizione, e si basa anche sulla teoria ampiamente confutata per cui l'aumento della popolazione devasterà l'ambiente, porterà alla competizione globale e al confronto per le risorse”.

Allo stesso modo, si promuove “la tragica teoria per la quale se ci fossero meno bambini poveri ci sarebbe meno bisogno di fornire educazione, se ci fossero meno donne povere che partoriscono ci sarebbe meno mortalità materna e se ci fossero meno persone che hanno bisogno di essere nutrite la malnutrizione si potrebbe affrontare più facilmente e potrebbero essere allocate più risorse per lo sviluppo”.

I poveri, ha denunciato l'Arcivescovo, vengono così considerati “come se fossero oggetti insignificanti più che come persone uniche con una dignità e un valore innati che richiedono il pieno impegno della comunità internazionale per fornire l'assistenza che permetta loro di realizzare appieno il proprio potenziale”.

Obiettivi

“Anziché concentrare le risorse politiche e finanziarie sugli sforzi per ridurre il numero di persone povere attraverso metodi che banalizzano il matrimonio e la famiglia e negano il diritto stesso alla vita al bambino non nato, concentriamo queste risorse sul fornire l'assistenza allo sviluppo promessa ai circa 920 milioni di persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno”, ha esortato il rappresentante vaticano.

“Nutriamo il quasi un miliardo di persone malnutrite, e forniamo assistenza al parto specializzata”, ha aggiunto.

“Manteniamo la nostra promessa di fornire l'istruzione primaria ai 69 milioni di bambini che rischiano di diventare un'altra generazione senza una formazione di base di questo tipo”. “Questi bambini di oggi saranno i cittadini di domani”.

Perseguendo il bene comune e lo sviluppo umano integrale - “che tiene necessariamente conto degli aspetti politici, culturali e spirituali di individui, famiglie e società” -, “la comunità internazionale può rispettare la dignità di ogni persona e promuovere così una nuova etica per lo sviluppo”, ha indicato l'Arcivescovo.

Tale etica, ha rimarcato, “è proprio il ricostituente di cui il nostro mondo ha disperatamente bisogno per promuovere una pace duratura e l'autentica promozione di tutti”.

Sostegno alle famiglie

Monsignor Chullikatt ha quindi ricordato come la Santa Sede esorti a dedicare “più attenzione a livello finanziario, politico e sociale al sostegno alla famiglia”.

In alcune regioni del mondo, infatti, la popolazione presenta una natalità insufficiente a sostituire i decessi, e ciò ha provocato un invecchiamento degli abitanti, mancando gli individui necessari “a sostenere lo sviluppo economico e a fornire le risorse necessarie a sostenere queste popolazioni anziane”.

In questo contesto, ha commentato, “adottando politiche che promuovano il matrimonio aperto ai bambini e che diano alle famiglia l'assistenza necessaria per crescere i figli, anche nel caso delle famiglie numerose, le politiche nazionali possono incoraggiare un nuovo impegno e l'apertura alla vita”.

“E' importante che la comunità internazionale continui a riflettere sul rapporto tra popolazione e sviluppo, e nel fare questo i Governi devono sempre ricordare che le persone sono una risorsa e non una ostacolo”, ha concluso il presule.

“Quanto più i Governi riconosceranno questo, tanto più saranno capaci di avviare programmi e politiche che promuovano davvero il benessere delle persone, contribuendo così allo sviluppo dell'intera comunità umana”.