“Non c’è vita senza amore, né Vangelo senza Resurrezione”, afferma Liliana Cavani

La regista commenta l’enciclica “Deus caritas est”

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ROMA, martedì, 24 gennaio 2006 (ZENIT.org).- Intervenendo questo martedì nell’Aula Nuova del Sinodo, in Vaticano, alla conferenza sulla carità promossa dal Pontificio Consiglio “Cor Unum” sul tema “...ma di tutte più grande è la carità!”, la regista italiana Liliana Cavani ha salutato con entusiasmo l’enciclica di Benedetto XVI “Deus caritas est”.



La regista, nota in tutto il mondo per il suo film-biografia su San Francesco d’Assisi, intitolato “Francesco” e prodotto nel 1989, ha rilevato che “la forza dell’enciclica è proprio nell’aver posto l’accento sull’amore umano, averlo esaltato”, affermando che “il tramite della fede, il solo punto possibile di incontro tra l’uomo e Dio è l’amore”.

In merito alla tesi secondo cui l’eros è avversato dai cristiani, la Cavani ha spiegato che “il cristianesimo non ha distrutto l’eros, anzi l’ha arricchito e completato”. Se l’eros è “amore come attrazione, ricerca di contatto e risposta”, ha aggiunto, “la religione significa contattare, prendere contatto ed il contatto avviene solo nell’amore, è un innamoramento reciproco tra creature di Dio”

La regista cinematografica e televisiva ha detto di aver trovato “l’enciclica affascinante, molto bella, opera di un grande intellettuale”, e anche se, come ha rilevato il Papa, la parola amore è oggi un po’ decaduta, “dare l’amore, ricevere amore, desiderare l’amore è il motore di tutta l’arte”. “Ho pensato che la cosa più bella ed attuale del Vangelo sia proprio l’annuncio d’amore”, ha confessato.

Secondo la Cavani “la fede è un elemento che produce nel credente effetti d’amore per chi non crede o ha una fede debole”, con risultati sconvolgenti.

“Ho conosciuto persone di grande fede capaci di amare il prossimo con la passione degli amanti”, ha rivelato. “Queste persone sono convinte che Dio si fa davvero persona negli altri. La loro dedizione agli altri è dedizione a Dio che si fa persona”.

Guardando al mondo odierno, la regista ha constatato che “l’idea dell’amore si è però impoverita in generale. Nella cultura di oggi l’idea di amore è molto scarsa e bassa , per questo l’enciclica del Papa è in controtendenza, è sorprendente, per la sua originalità”.

Parlando del materialismo che ha pervaso la nostre civiltà, la Cavani ha constatato come “parlare d’amore in questo momento potrebbe sembrare quasi una bizzarria”, ma “bisogna ricordare che l’uomo non vive di solo pane, comunque sia emigrato o abbia fatto fortuna, senza l’amore la vita non è vita”.

La regista ha criticato le ideologie materialiste che “hanno impoverito la fantasia, vietato la riflessione su se stessi e sul sapere ontologico dell’esistenza di ognuno come individuo”, ed ha ricordato quando nella seconda metà degli anni Sessanta, nel corso di viaggi in Bulgaria, Germania Est, Cecoslovacchia e Russia, provava una “sensazione di pena perché c’era paura; non c’era gioia”.

“L’enciclica – ha sottolineato la Cavani – lancia un messaggio fortissimo, annuncia l’amore come progetto fondamentale della vita, mette al centro di tutto, dell’economia, della tecnica e della storia, l’amore. Obiettivo di tutto è l’amore, o tutto è vano”.

Rispondendo ad una domanda sollevata dal Cardinale Cormac Murphy O’Connor in merito alle suggestioni della New Age, la regista italiana ha detto che “dove c’è New Age non c’è Chiesa” e ha raccontato la storia di una ragazza che si è persa proprio seguendo questo movimento.

Riprendendo il tema dell’eros, la Cavani ha quindi svolto una riflessione sul significato del corpo. “La resurrezione dei corpi è fondamentale e stranamente meno diffusa” ha affermato.

“I corpi sono il solo metro che abbiamo ed è il risultato dell’amore di Dio, che ci ha creato a sua immagine e somiglianza. Il corpo è l’unica possibilità di esserci, di amare e di essere amati e invece è come se ci fosse stato un certo timore, una fobia perché il corpo si può comportare bene o male”

“La buona novella è la Resurrezione – ha proseguito la Cavani –. Gesù è morto per la nostra vita, per annunciarci la Resurrezione. Se non c’è questo finale tutta questa vicenda non significa nulla. Il Vangelo è come un film, se non c’è quel finale non mi interessa, si riduce al ‘volemose bene’. La Resurrezione è il finale straordinario, che rappresenta il vero amore della Chiesa cattolica e dei cristiani che credono in questo film il Vangelo”.

Queste parole hanno suscitato gli applausi di tutti i presenti. Monsignor Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, ha quindi concluso dicendo: “Sono contentissimo di sentire queste parole sulla Resurrezione. Noi nella Chiesa abbiamo spesso dimenticato questa parola e questa realtà, invece è così importante uscire nel mondo con questa idea per tentare di riportare il vero amore della Chiesa”.