"Non ci rassegniamo a un Medio Oriente senza cristiani"

Papa Francesco riceve in udienza i partecipanti alla Plenaria della Congregazione per le Chiese Orientali

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 272 hits

È nel segno del Concilio Vaticano II che papa Francesco ha esordito, nel suo discorso in occasione dell’udienza concessa ai partecipanti alla Plenaria della Congregazione per le Chiese Orientali, ricevuti oggi nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano.

La Costituzione dogmatica Lumen gentium inizia affermando che “Cristo è luce delle genti” e lo è “in ogni nazione della terra”: questa universalità, ha spiegato il Papa, si esprime anche “nelle antiche liturgie delle Chiese Orientali, nella loro teologia, spiritualità e disciplina canonica”.

È sempre la Lumen Gentium a sottolineare le “varietà legittime” delle diverse tradizioni ecclesiali e, a tal proposito, il Santo Padre ha ricordato che è proprio tale varietà, quando ispirata dallo Spirito Santo, ad essere “necessaria all’unità”.

Menzionando il suo incontro di stamattina con i patriarchi e gli arcivescovi maggiori delle chiese orientali, il Pontefice ha riferito di aver appreso da loro della “rifiorita vitalità di quelle a lungo oppresse sotto i regimi comunisti” e del “dinamismo missionario” di quelle chiese che “si rifanno alla predicazione dell’apostolo Tommaso”.

In particolare in Medio Oriente si riscontra la “perseveranza” di molte comunità cristiane “non di rado nella condizione di ‘piccolo gregge’, in ambienti segnati da ostilità, conflitti e anche persecuzioni nascoste”, ha proseguito il Papa.

Nei secoli le chiese orientali sono state segnate dalla “dimensione della diaspora”, pertanto “occorre fare tutto il possibile perché gli auspici conciliari trovino realizzazione”, promuovendo la “fraternità con le comunità di rito latino” e imprimendo una “rinnovata vitalità” agli organismi di consultazione già esistenti tra le singole Chiese e con la Santa Sede.

In Terra Santa, poi, “la luce della fede non si è spenta, anzi risplende vivace”, ha sottolineato Francesco con riferimento ai colloqui avuti stamattina con i presuli locali. “Ogni cattolico – ha aggiunto - ha perciò un debito di riconoscenza verso le Chiese che vivono in quella regione”.

Dalle comunità cristiane della Terra Santa “possiamo, fra l’altro, imparare la pazienza e la perseveranza dell’esercizio quotidiano talvolta segnato dalla fatica, dello spirito ecumenico e del dialogo interreligioso”, favoriti dal “contesto geografico, storico e culturale in cui esse vivono da secoli”.

Il Pontefice ha tuttavia anche espresso “grande preoccupazione” per le minacce che i cristiani ricevono in Medio Oriente: “La Siria, l’Iraq, l’Egitto, e altre aree della Terra Santa, talora grondano lacrime”, ha detto.

“Il Vescovo di Roma – ha proseguito - non si darà pace finché vi saranno uomini e donne, di qualsiasi religione, colpiti nella loro dignità, privati del necessario alla sopravvivenza, derubati del futuro, costretti alla condizione di profughi e rifugiati”.

Anche a nome dei pastori delle chiese orientali, papa Francesco ha lanciato un appello affinché “sia rispettato il diritto di tutti ad una vita dignitosa e a professare liberamente la propria fede”.

“Non ci rassegniamo a pensare il Medio Oriente senza i cristiani, che da duemila anni vi confessano il nome di Gesù, inseriti quali cittadini a pieno titolo nella vita sociale, culturale e religiosa delle nazioni a cui appartengono”, ha aggiunto il Santo Padre.

Nel “dolore dei più piccoli e dei più deboli” e nel “silenzio delle vittime”, come le sentinelle di biblica memoria, i cristiani continuano a domandarsi: «Quanto resta della notte?» (Is 21,11).

Il Papa ha quindi fatto appello a tutta la Chiesa “per esortare alla preghiera, che sa ottenere dal cuore misericordioso di Dio la riconciliazione e la pace”.

La preghiera, infatti, “disarma l’insipienza e genera dialogo là dove il conflitto è aperto”; quando è “sincera e perseverante”, essa è in grado di rendere la nostra voce “mite e ferma, capace di farsi ascoltare anche dai Responsabili delle Nazioni”.

Papa Francesco ha infine rivolto il proprio pensiero a Gerusalemme, “là dove tutti siamo spiritualmente nati (cfr Sal 87,4). Alla Città Santa il Pontefice ha augurato “ogni consolazione perché possa essere veramente profezia di quella convocazione definitiva, da oriente a occidente, disposta da Dio (cfr Is 43,5)”.

La benedizione finale sulle chiese orientali è stata compiuta dal Santo Padre invocando i beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, perché, “instancabili operatori di pace sulla terra, siano i nostri intercessori in cielo”.