Non ci sarà un'unità dell'Europa senza un'unità nello spirito; ha detto il Santo Padre

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CITTA’ DEL VATICANO, 14 marzo 2004 (ZENIT.org).- Nella riflessione offerta da Giovanni Paolo II ai partecipanti al V Congresso tenutosi dal 12 al 14 marzo nella città polacca di Gniezno, il Santo Padre è tornato a ribadire l’urgenza di raggiungere l’unità dell’Europa attraverso l’unità dello spirito, che trova il suo fondamento originario nel Cristianesimo e nel Vangelo.



In un messaggio letto dall’arcivescovo Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, nella sessione inaugurale del Congresso, il Papa ha assicurato la propria vicinanza ai popoli dell’Europa, che hanno a cuore l’unità del continente e intendono partecipare alla sua edificazione.

L’incontro incentrato sul tema “L’Europa dello spirito. I cristiani nel processo di integrazione europea” è stata una occasione di riflessione e di scambio sul coinvolgimento dei cristiani nella vita pubblica e sulla loro responsabilità nei confronti dell’Europa, attraverso i contributi di esperienze distinte e con l’apporto delle diverse tradizioni cristiane.

Come scritto nel comunicato diffuso dal sito del Forum di Sant’Adalberto, organizzatore del Congresso, il principale scopo del incontro internazionale è stato quello di “mostrare, che l’Europa di oggi non è un ‘deserto laicizzato’, ma ancora un luogo di vivida ispirazione spirituale”,

Il “profondo fondamento di unità è stato offerto all’Europa dal Cristianesimo, con il Vangelo, con la sua comprensione dell’essere umano e con il suo contributo allo sviluppo delle persone e delle nazioni”, si legge nel messaggio del Santo Padre, che chiama le chiese divise ad un impegno ecumenico verso la riunificazione.

“Continuo a ripetere questa verità, poiché essa richiede di essere proclamata ad alta voce, specialmente oggi, ove nel mezzo dell’espansione dell’Unione europea emerge la tentazione di porre una separazione tra il presente e la storia, tra la cultura e la tradizione, e tra la politica e l’economia da un lato e i valori spirituali che sono alla base dell’identità europea dall’altro”, ha detto.

“L’unione tra lo sforzo intellettuale, l’esperienza estetica e l’esperienza religiosa è particolarmente significativa, poiché quando parliamo dell’ ‘Europa dello Spirito’ non possiamo sperare queste tre dimensioni”, ha aggiunto di seguito il Pontefice.

“E' stato necessario il lavoro di secoli e di intere generazioni per far emergere quell’equilibrio di valori che è stato fondato nella verità, nella bellezza e nella bontà, e il cui modello è l’ineffabile verità, l’inesprimibile bellezza e la sconfinata bontà di Dio”, ha quindi sottolineato.

“I padri della cultura europea, sia ecclesiastici che laici, - ha scritto Giovanni Paolo II - hanno ammesso senza esitazione il loro debito nei confronti della cultura e della filosofia greca e latina (...) ciò nonostante essi erano consapevoli del fatto che l’insegnamento e la salvezza di Gesù Cristo superava questa saggezza”.

E ancora non si può pensare di abbandonare “la tradizione giudaico-cristiana della verità incarnata, della bellezza e in particolare della bontà, che in Cristo è stata espressa attraverso la Croce (...) rischiando di tagliare le radici cresciute nella profondità del vitale terreno della fede”, poichè “tale amputazione significherebbe un’autoannientamento spirituale”.

Nelle parole pronunciate al termine dell'Angelus di quest’oggi il Papa ha rivolto ancora un saluto agli organizzatori e ai partecipanti del V Congresso di Gniezno, dicendo: “Spero che la comune riflessione e la preghiera ecumenica dei rappresentanti dei movimenti e delle comunità cristiane da diversi paesi dell’Europa porti abbondanti frutti spirituali e fortifichi tutti nel donare la testimonianza sull’identità cristiana del nostro continente. Dio vi benedica!”