"Non dimenticarti dei poveri": e lui ha scelto il nome Francesco

Il Papa racconta i retroscena del Conclave ai giornalisti ricevuti in udienza in Aula Paolo VI

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) H. Sergio Mora | 936 hits

Con la sua grande semplicità, papa Francesco ha conquistato il cuore di alcune migliaia di giornalisti, giunti stamattina in Aula Paolo VI per incontrarlo nel corso dell’udienza da lui concessa agli operatori della comunicazione.

Il clima è stato di grande partecipazione emotiva e di forte vicinanza umana. Sospendendo la lettura del discorso già preparato, Francesco ha iniziato, a un certo punto, a parlare a braccio, raccontando ai giornalisti presenti i motivi per i quali, ha scelto il proprio nome da pontefice, e ha rivelato alcuni retroscena del conclave.

Mentre i risultati delle votazioni diventavano sempre più “pericolosi” per lui, il cardinale brasiliano Claudio Hummes - seduto al suo fianco, nel momento in cui i voti per Bergoglio hanno superato la maggioranza qualificata dei due terzi - si è avvicinato al nuovo pontefice e gli ha detto: “Non dimenticarti dei poveri”.

Il Papa ha quindi narrato di come “poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? È l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero… Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”. A questo punto nell’auditorium sono scrosciati gli applausi.

In un clima rilassato e bonario, tra le risate generali, il Santo Padre ha confidato che, scherzosamente, alcuni cardinali gli avevano suggerito nomi come quello di Adriano, il papa riformatore, o quello di Clemente XV, per “vendicarsi” di Clemente XIV che aveva soppresso la Compagnia di Gesù.

Con riferimento al lavoro dei comunicatori dell’ultimo mese – dalla rinuncia di Benedetto XVI ad oggi – il Pontefice, sorridendo, guardando il pubblico e annuendo con il capo, ha esclamato: “Avete lavorato, avete lavorato!”; e tra i presenti si è levato un nuovo applauso.

In un’udienza di breve durata, poco più di mezz’ora, il Papa ha dato molte informazioni, come piace ai comunicatori, raccomandando ai giornalisti di utilizzarle per capire meglio la Chiesa: un compito non facile se la si propone nell’ottica di un’istituzione politica.

“Gli eventi ecclesiali – ha spiegato il Papa - non sono certamente più complicati di quelli politici o economici! Essi però hanno una caratteristica di fondo particolare: rispondono a una logica che non è principalmente quella delle categorie, per così dire, mondane, e proprio per questo non è facile interpretarli e comunicarli ad un pubblico vasto e variegato”.

La Chiesa, ha osservato il Pontefice, può essere compresa solo se non la si assimila a una realtà politica, “ma essenzialmente spirituale: è il Popolo di Dio, il Santo Popolo di Dio, che cammina verso l’incontro con Gesù Cristo”.

“Soltanto ponendosi in questa prospettiva si può rendere pienamente ragione di quanto la Chiesa Cattolica opera”. Il Papa ha poi incoraggiato i giornalisti nel loro lavoro, per “raccogliere ed esprimere le attese e le esigenze del nostro tempo, di offrire gli elementi per una lettura della realtà”.

Ha poi rivolto loro un invito: “Il vostro lavoro necessita di studio, di sensibilità, di esperienza, come tante altre professioni, ma comporta una particolare attenzione nei confronti della verità, della bontà e della bellezza; e questo ci rende particolarmente vicini, perché la Chiesa esiste per comunicare proprio questo: la Verità, la Bontà e la Bellezza "in persona”, ossia in Gesù Cristo. Li ha quindi esortati non a comunicare noi stessi, ma questa triade esistenziale”.

A conclusione dell’udienza, mostrando grande rispetto per la coscienza di tutti i presenti, il Papa ha precisato che, essendovi persone di altre religioni, non credenti e cattolici non praticanti, non avrebbe impartito la benedizione ufficiale, quindi, alzando la mano, ha detto semplicmente: “Che Dio vi benedica!”.

Un momento prima, il Santo Padre ha incontrato e salutato singolarmente diverse persone, tra cui il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, assieme ai suoi collaboratori di lingua spagnola, José Maria Gil Tamayo, e di lingua inglese e francese, padre Thomas Rosica. Di seguito hanno reso omaggio al Papa, vari giornalisti e corrispondenti di diverse parti del mondo, tra cui il direttore dell’edizione spagnola di Radio Vaticana, il gesuita Guillermo Ortiz, e diversi funzionari ed operatori del settore delle comunicazioni della Santa Sede.