Non è il moralismo che salva, ma la carità

Il Presidente del Rinnovamento nella Spirito spiega come favorire la pace tra cielo e terra

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di Salvatore Martinez

ROMA, lunedì, 26 marzo 2012 (ZENIT.org).- In questo mondo che vorticosamente cambia, ciò che non giova alla ricerca di un comune orizzonte di fraternità umana sono i giudizi morali, più o meno scontati o di parte. Il cristiano non è chiamato a giudicare secondo le convenzioni o le convenienze dettate da leggi umane:

«Sei dunque inescusabile, chiunque tu sia, o uomo che giudichi, perché mentre giudichi gli altri, condanni te stesso; infatti, tu che giudichi fai le medesime cose» (Rm 2, 1).

I discepoli di Cristo ricordano con la loro vita che solo «il giudizio di Dio è secondo verità» (Rm 2, 2), e che saremo giudicati da Dio e condannati dalle nostre stesse azioni se non impareremo a pensare secondo Dio (cioè da «uomini spirituali» [cf 1 Cor 2, 14-16]), se non cesseremo di peccare e non anteporremo ad ogni legge umana la legge di Dio.

«In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita» (Gv 5, 24).

Afferma ancora San Paolo: «In virtù delle opere della legge nessun uomo sarà giustificato davanti a Dio, perché per mezzo della legge si ha solo la conoscenza del peccato. Ora, invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono» (Rm 3, 20-21).

Siamo disposti a comprendere i motivi più profondi della crisi di fede e di valori in atto, del disagio e dell’inquietudine sociale che finirà col produrre sempre più poveri, disadattati, ammalati, prigionieri e morti? Ciò accadrà se sapremo rispettare la regola d’oro che accomuna tutte le grandi tradizioni religiose: «Ama il prossimo tuo come te stesso» (cf Dt 19, 18; Mt 5, 43).

Questa è la sola legge divina che ha in sé la vera radice della pace, della concordia e della giustizia umana, beni imprescindibili che l’uomo, invano, cerca di realizzare fuori dal pensiero di Dio.

È necessaria la testimonianza coerente di uomini capaci di accogliere il mondo di oggi, con le sue gioie e le sue angosce, e di trasmettere una fede e una speranza trascendenti, che resiste a tutte le smentite della vita, alle guerre e alle contese che derivano, sempre e soltanto, dal fallimento dell’amore e dall’incapacità di perdonare i nemici. Diceva F. Michailovič Dostoevskij: “Molti uomini non conoscono la pietà, conoscono solo la giustizia: per questo sono ingiusti. La vera giustizia è rigorosa, non rigida; è esigente, ma non implacabile; è severa, ma non odiosa”1.

Il libro della Sapienza, a tal riguardo, ci offre una nitida e inequivocabile definizione di Dio sovrano e giudice: «Tu detentore del potere, giudichi con moderazione e ci governi con indulgenza. Agendo così, insegnasti al tuo popolo che l’uomo giusto deve essere amante dell’uomo» (Sap 12, 18-19).

Essere buoni e operare il bene

Diamo la parola a due amici di Papa Paolo VI. Il primo, il filosofo cristiano Jacques Maritain, che partecipò alla chiusura del Vaticano II; il secondo l’italiano Giuseppe Prezzolini.

Scrive Maritain: “Se un tempo bastavano cinque prove per l’esistenza di Dio2, oggi l’uomo le ritiene insufficienti e ne vuole una sesta, la più completa, la più autorevole: la vita di coloro che credono in Dio”3.

Del resto già il Concilio, con il documento riservato all’Apostolato dei laici, così si esprimeva: “La testimonianza della vita cristiana e le opere buone compiute con spirito soprannaturale hanno la forza di attirare gli uomini alla fede a Dio”4.

Quanto diversa è, invece, la prospettiva dello scettico Giuseppe Prezzolini: “Questa vita mi sembra una condanna, non un dono” 5.

Eppure egli stesso, come si racconta, interrogato da Paolo VI su come si potesse entrare in dialogo con i lontani, un giorno rispose: “Non c’è che un mezzo, santità. Gli uomini di Chiesa devono essere soprattutto buoni e mirare ad uno scopo soltanto: creare degli uomini buoni. Non c’è nulla che attiri come la bontà, perché di nulla noi increduli siamo tanto privi. Di gente intelligente è piena il mondo; quel che ci manca è la gente buona”.

Quanto mai provvidenziale, per il futuro dell’umanità, diviene così il rimando allo Spirito Santo e alla sua azione soprannaturale, la sola che permette agli uomini di diventare «creature nuove» (cf 2 Cor 5, 17), buone, capaci di azioni buone. Infatti, come ci ricorda San Paolo «la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Io non riesco a capire neppure ciò che faccio… Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» (Rm 7, 14-19).

La vita del cristiano, la sua testimonianza al mondo o è spirituale, cioè sottomessa alla «legge dello Spirito che libera dal peccato e dalla morte» (cf Rm 8, 2), o non renderà visibile nella storia l’evento della Pasqua e della Pentecoste.

Per ogni approfondimento vedere il libro di Salvatore Martinez “C’è una speranza che non delude. il tempo dello Spirito” (Ed. Rinnovamento nello Spirito)

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1 In Delitto e Castigo. Scrittore russo della fine dell’800, di eccezionale complessità, dopo avere subito i lavori forzati in Siberia, si fece convinto assertore dell’ortodossia religiosa come fonte di liberazione dalla miseria umana.

2 Sono Le cinque vie elaborate da S. Tommaso d’Aquino.

3 Cf Gianfranco Ravasi Il profumo dell’alba. Mattutino, Ed. Piemme, Casale Monferrato 2002, pag. 24. Morto nel 1973, lo scrittore francese, autore di oltre sessanta opere, dopo essersi convertito al cattolicesimo, è considerato l'iniziatore del rinnovamento del tomismo. Ricevette, simbolicamente, da Paolo VI, a nome di tutti gli uomini di scienza e di pensiero, il messaggio a chiusura del Concilio.

4 Apostolicam actuositatem, n. 6.

5 in Dio è un rischio. Morto nel 1982 a cento anni, intellettuale, prolifico giornalista e scrittore italiano, diffuse la cultura italiana in Francia e soprattutto negli Stati Uniti.