"Non è la fede che è poca, è l'acqua che è tanta!"

In un monologo teatrale molto divertente, Pietro Sarubbi racconta l'amicizia di Pietro con Gesù

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 395 hits

La prima è stata il 22 agosto al Meeting di Rimini.

Pietro Sarubbi che interpreta Barabba nel film di Mel Gibson “La Passione di Cristo”, è protagonista di una pièce teatrale scritta da Giampiero Pizzol, regia di Otello Cenci, pubblicata in versione integrale da Mimep-Docete con il titolo “Il mio nome è Pietro”. 

Tra il serio ed il faceto, nel monologo teatrale l’apostolo Pietro rivive la sua eccezionale amicizia con Gesù, dal cambiamento del nome ai miracoli nella vita quotidiana fino al tradimento e al pentimento. 

La scelta di Sarubbi è significativa, sia perchè si chiama Pietro sia perchè l’attore ha trovato la fede all’età di 42 anni, proprio dopo aver interpretato Barabba nel film di Gibson. 

In merito alla la coincidenza del nome con quello del protagonista del Vangelo, Sarubbi ha detto a Cultura Cattolica“Mi colpisce molto, mi fa anche soffrire pensare a quanto mio padre abbia desiderato questo nome per me, e io per almeno 20 anni l'ho storpiato per motivi artistici; adesso che ho scoperto la bellezza di questo nome, la bellezza di chiamarsi Pietro per un cristiano e quanto questo Pietro sia simile a me nel non capire, non fidarsi, distrarsi fino al rinnegamento, adesso che vorrei dirgli: sono orgoglioso e grato che tu mi abbia chiamato Pietro, il mio papà è tornato alla casa del Padre e non posso più dirglielo, allora ne parlo tanto con mio figlio Rocco, che si chiama come mio padre”. 

Ha raccontato Sarubbi che quando per la prima volta, i suoi occhi incontrarono quelli dell’attore che interpreta Gesù, questo sguardo lo toccò profondamente invitandolo a cambiare la propria vita:

“... guardo questo sconosciuto che muore al posto mio, guardo Gesù come probabilmente lo ha guardato Barabba. Lo guardo con sprezzo e distacco, lo guardo come un assassino appena liberato guarderebbe il poveraccio sconosciuto che va a morire a causa sua”.  

“Negli occhi dell’Uomo che sta morendo per me – ha continuato - non ci sono odio né rancore. Sono colpito dalla profondità del suo sguardo. Non è uno sguardo feroce ma dolce e misericordioso, quasi di preoccupazione per me e per la mia condizione, ed accade un cosa unica nel suo genere e nella sua imprevedibilità: mi perdo in quello sguardo, nello sguardo di Gesù, rimango forse un minuto con gli occhi dentro quello sguardo.”.

Frequenti le parti che suscitano il riso nel monologo recitato da Sarubbi. 

Tenendo conto di essere un pescatore, ad un certo punto dice “nella vita c’è un mistero, bisogna andare a fondo per capirlo”. 

E poi “fai tutta una vita per restare a galla, poi arriva uno che si chiama Pietro!”. 

Sempre sull’ironico racconta “Con Gesù parlavi o pensavi, era la stessa cosa: sentiva tutto”. 

Ed ancora, un po’ infastidito delle domande che Gesù gli rivolgeva se la prende con la suocera lamentandosi che il Cristo si rivolge “sempre a lui per le domande più difficili”. 

“Perchè hai scelto me? - dice nel monologo Sarubbi – Giovanni sa tutto, Matteo si segna tutto”. 

Mentre Gesù cammina sulle acque, Pietro dice “non è che la fede è poca, è l’acqua che è tanta”. 

Il monologo è breve ma esilarante, giocato soprattutto sulla forza della debolezza cheSan Paolostigmatizza quando afferma “Sono forte quando sono debole”. 

Ha scritto a questo proposito il grande Scrittore e giornalista Gilbert keith Chesterton “Quando, in un momento simbolico, stava ponendo le basi della Sua Grande Società, Cristo non scelse come pietra angolare il geniale Paolo o il mistico Giovanni, ma un pasticcione, uno sempre fuori posto, un pauroso: in una parola, un uomo. E su quella pietra Egli ha edificato la Sua Chiesa, e le porte dell'Inferno non hanno prevalso su di essa”. 

“Tutti gli imperi e tutti i regni sono crollati, - aggiunge Chesterton - per questa intrinseca e costante debolezza: furono fondati da uomini forti su uomini forti. Ma quest'unica opera, la storica Chiesa cristiana, fu fondata su un uomo debole, e per questo motivo è indistruttibile. Poiché nessuna catena è più forte del suo anello più debole!". 

Il testo teatrale sarà recitato in molte città di Italia. Ve lo consigliamo.