"Non porto né oro né argento, ma ciò che di più prezioso mi è stato dato: Gesù Cristo!"

Durante la cerimonia di benvenuto a Rio de Janeiro, il Santo Padre sottolinea l'importanza dell'educazione della gioventù, "la finestra attraverso la quale il futuro entra nel mondo"

Rio de Janeiro, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 416 hits

Il debutto di papa Francesco in terra brasiliana è avvenuto alle 15.43 ora locale. Il Santo Padre è atterrato all’aeroporto internazionale “Galeão/Antonio Carlos Jobim” di Rio Janeiro, accolto da una folta delegazione di autorità: la presidente della Repubblica del Brasile, Dilma Rousseff, l’arcivescovo di Rio, monsignor Orani João Tempesta, l’Arcivescovo di Aparecida e Presidente della Conferenza Episcopale del Brasile, il cardinale Raymundo Damasceno Assis, il Governatore dello Stato di Rio de Janeiro, Sérgio Cabral Filho, il Sindaco di Rio de Janeiro, Eduardo Paes e il Nunzio Apostolico in Brasile, monsignor Giovanni d’Aniello.

Il successivo trasferimento presso il Palazzo di Guanabara, per la cerimonia di benvenuto, è stato rallentato dalla massiccia folla di pellegrini giunti in strada per salutare il Pontefice che, a metà percorso ha cambiato vettura, passando da una Fiat Idea alla ormai familiare jeep scoperta.

Il pressocché totale blocco stradale ha costretto Papa Francesco e il suo seguito ad utilizzare l'elicottero, a bordo del quale, è poi giunto al Palazzo di Guanabara intorno alle 18, ora locale, con circa un’ora di ritardo sul tempo previsto.

Dopo aver ascoltato l’indirizzo di saluto della presidente Rousseff, il Santo Padre ha così esordito: “Nella sua amorevole provvidenza, Dio ha voluto che il primo viaggio internazionale del mio Pontificato mi offrisse la possibilità di ritornare nell’amata America Latina, concretamente in Brasile, Nazione che si vanta dei suoi saldi legami con la Sede Apostolica e dei suoi profondi sentimenti di fede e di amicizia che sempre l’ha tenuta unita, in modo singolare, al Successore di Pietro. Rendo grazie per questa benevolenza divina”.

Per conoscere bene il popolo brasiliano, ha commentato il Pontefice, “bisogna entrare dal portale del suo immenso cuore”. Bussando “delicatamente” a questa porta, il Papa ha chiesto umilmente ai brasiliani “permesso per entrare e trascorrere questa settimana con voi”.

“Io non ho né oro né argento, ma porto ciò che di più prezioso mi è stato dato: Gesù Cristo! - ha proseguito Francesco -. Vengo nel suo Nome per alimentare la fiamma di amore fraterno che arde in ogni cuore”.

Dopo aver salutato e ringraziato la presidente Dousseff e le altre autorità politiche presenti, assieme ai vescovi e alle autorità ecclesiastiche, papa Francesco ha parlato del fulcro del suo viaggio apostolico: incontrare i giovani di tutto il mondo, pellegrini che “provengono dai diversi continenti, parlano lingue differenti, sono portatori di culture variegate, eppure trovano in Cristo le risposte alle loro più alte e comuni aspirazioni e possono saziare la fame di una verità limpida e di un amore autentico che li uniscano al di là di ogni diversità”, ha detto.

L’amicizia con Cristo sprigiona una “energia potente”, specie nei cuori dei giovani e il tema della GMG, “Andate e fate discepoli tra tutti i popoli” (cfr. Mt 28,19), implica andare “oltre i confini di ciò che è umanamente possibile” e generare “un mondo di fratelli”, ha aggiunto il Papa.

Il Pontefice ha indicato nei giovani la loro “fiducia in Cristo” e la disponibilità a “rischiare con Lui l'unica vita che hanno, perché sanno di non rimanere delusi”. Alle famiglie, alle comunità ecclesiali e nazionali di provenienza, Francesco ha ricordato che è proprio dai giovani che “dipende in gran misura il futuro di queste nuove generazioni”.

Ha poi citato il detto brasiliano “I figli sono la pupilla dei nostri occhi”. “Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi?”, si è domandato il Papa, esprimendo l’augurio che “in questa settimana, ognuno di noi si lasci interpellare da questa domanda provocatoria”.

La gioventù è “la finestra attraverso la quale il futuro entra nel mondo, e quindi ci impone grandi sfide”, ha proseguito. Ai giovani va offerto spazio affinché sia tutelata la loro realizzazione profonda, la loro “sete di felicità autentica”, va consegnato loro “un mondo che corrisponda alla misura della vita umana”, ne vanno coltivate le “migliori potenzialità” per renderli protagonisti del domani e corresponsabili del “destino di tutti”.

A conclusione del suo discorso, il Pontefice ha detto: “In questo momento, le braccia del Papa si allargano per abbracciare l'intera nazione brasiliana, nella sua complessa ricchezza umana, culturale e religiosa”. Ha infine promesso sul paese l’intercessione di Nostra Signora di Aparecida, patrona del Brasile, in occasione della visita al santuario, prevista per mercoledì.

È seguita la presentazione delle due delegazioni brasiliana e pontificia. La presidente Rousseff ha quindi accolto il Santo Padre nella “Sala Verde” dove sono avvenuti i colloqui privati tra i due capi di stato, conclusisi con lo scambio dei doni.

Dopo un breve incontro con Sérgio Cabral Filho ed Eduardo Paes, rispettivamente governatore dello Stato di Rio de Janeiro e sindaco della città, papa Francesco ha lasciato il Palazzo Guanabara, per trasferirsi presso la Residenza di Sumaré, dove soggiornerà fino a mercoledì.