«Non può esserci educazione senza gioia»

Con la Messa presieduta da monsignor Crociata si è concluso oggi il Convegno nazionale degli educatori dell'AC

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ROMA, domenica, 16 dicembre 2012 (ZENIT.org).- Con la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, si sono conclusi questa mattina i lavori del Convegno nazionale degli educatori dell’Azione Cattolica dei Ragazzi e del Settore Giovani di Ac, giunti a Roma da tutta Italia per ritrovarsi, dialogare e ripartire dal tema “Collaboratori della vostra gioia. La passione di educare insieme”. Tantissime storie ed esperienze di servizio e passione educativa, a Roma per ricordarci che «chi ama educa».

Nel’omelia mons. Mariano Crociata ha sottolineato come «il programma del convegno racchiuso nel titolo e sviluppato in questi giorni condensa un progetto educativo completo: Collaboratori della vostra gioia. La passione di educare insieme. L’espressione paolina riprende un motivo costante nella predicazione dell’apostolo – come del resto ascoltiamo nella seconda lettura di questa terza domenica di Avvento – e ha significative risonanze neotestamentarie, a cominciare dal Vangelo di Giovanni che fa dire a Gesù di essere venuto per portare la gioia e per renderla piena. Il progetto educativo» - ha proseguito mons. Crociata - «sta proprio nell’indicare che il cuore di un’autentica e riuscita educazione è la gioia. Se educare è accompagnare verso la maturità umana e la realizzazione della persona, questa non può compiersi se non come apertura verso un di più, tensione verso un ideale. Educare è favorire una relazione personale con e un cammino verso la figura di una vita corrispondente alle aspirazioni più profonde del cuore. In chi cresce si annida un desiderio di vita e si alimenta un sogno che scalda il cuore. Il compito dell’educatore è riconoscere quella fiamma, aiutare a individuarla e coltivarla, farla crescere, rafforzarla fino a farla diventare fuoco che scalda e vivifica». In questo senso: «Non può esserci educazione senza gioia. Non si può pensare di far crescere qualcuno prospettandogli qualcosa di opprimente, di triste. Ci è stato messo nel cuore un presentimento di bene, di bellezza, di verità, assecondando il quale può soltanto compiersi un’autentica educazione che conduca a maturità una persona».

Il segretario generale della Cei mette in evidenza la necessità di «intendere bene di quale gioia parliamo. Non è una gioia che risiede nell’educatore, ma una di cui questi può essere soltanto testimone e collaboratore; può, cioè, farla intravedere perché egli per primo la porta nel cuore e la condivide affinché essa aiuti chi la sta ancora cercando a riconoscerla in sé». La gioia a cui fa riferimento mons. Crociata «non ha nulla a che fare con l’allegria di un momento o il divertimento sguaiato, volgare e superficiale che tante improbabili compagnie vorrebbero far credere; è, invece, qualcosa che risiede nelle relazioni personali vere, significative, profonde».

Proprio una tale gioia ci propone la liturgia di questa domenica, la gioia del Signore. Ancora mons. Crociata: «Educare nello stile e secondo la fede cristiana significa indicare e aiutare a scoprire la sorgente della gioia di vivere nella relazione personale con il Signore, intesa come radice e modello di ogni altra relazione. Non si tratta di educare a una devozione che occupi una frazione del tempo, ma di far incontrare e scoprire l’anima della persona, di ogni tempo, del progetto di vita».

Una vera relazione sa - lo ricorda mons. Crociata - che «la vera gioia non si trova nel possesso, nel godimento di qualcosa. La gioia si accompagna all’apertura del cuore, allo sforzo di riconoscimento, all’attesa e alla fiducia certa. In questo senso la prima lettura dice che il Signore è in mezzo a noi: non come un bene messo a disposizione perché ognuno ne usi a capriccio, in qualsiasi modo e a qualsiasi scopo. La sua presenza chiede attenzione, disponibilità, accoglienza. La gioia si sprigiona da una relazione personale con Lui che cresce a misura dell’apertura del cuore e della vita». E il Vangelo traduce questo atteggiamento in «indicazioni concrete», che rispondono alla «domanda insistente su che cosa dobbiamo fare. Le racchiuderei tutte in una sola: la gioia non si trova nel prendersela comoda, nel mettersi al centro di tutto e cercare solo soddisfazione e appagamento immediato; essa non si offre a persone autocentrate, ripiegate su di sé e preoccupate solo di sé, ma a persone che si mettono in gioco per un altro e per altri, per un ideale, e vi tendono con tutte le forze».

Rivolgendosi alla giovane assemblea, il segretario generale dei vescovi italiani la sprona a non cercare «di evitare prove e difficoltà, perché queste fanno parte della vita, e pensare che possa esserci gioia solo quando non ci saranno più ostacoli e fastidi è pura illusione. C’è gioia quando l’amore per il Signore, per una persona, per gli altri è capace di andare oltre ogni contrarietà e sofferenza, anzi quando è capace di dare senso anche ad esse facendole superare di slancio». Come Giovanni Battista che «invita all’equilibrio, alla sobrietà, alla giustizia, al rispetto e alla non violenza, alla benevolenza», e «soprattutto, non cerca di mettersi in mostra, di approfittare della propria fama per affermarsi, ma solo di fare spazio al Messia e di invitare ad accoglierlo nella potenza dello Spirito che egli ha con sé per comunicarlo anche a noi».

«Nonostante l’immagine che abbiamo del Battista, come di figura severa e aspra» - ricorda mons. Mariano Crociata - «di lui il Vangelo dice che “evangelizzava”, cioè annunciava la buona notizia del Signore che viene». È Giovanni Battista diventa così «modello del vero educatore, che ha riposto nel Signore il segreto della propria vita e della propria gioia, e non cessa di risvegliarla negli altri con la propria testimonianza e la generosa dedizione della propria vita».

Un grazie per la vicinanza e la sollecitudine paterna a mons. Mariano Crociata, e attraverso la sua persona a tutti i vescovi italiani, è stato espresso dal presidente nazionale dell’Azione Cattolica, Franco Miano, a nome dei tanti educatori di Ac «che ogni giorno si impegnano nell’accompagnare la vita di tante persone, affinché possa essere favorito l’incontro con il Signore». Un servizio educativo che - ricorda il presidente Miano - «si fa iniziativa cristiana, sociale e politica, e cioè impegno per la persona a tutto campo, in ogni angolo del nostro paese». Infine, il presidente nazionale dell’Ac ha sottolineato che «spesso il nostro educare è fatto di segni; come questo Convegno nazionale degli educatori, come l’Incontro degli insegnati dello scorso ottobre e come sarà la scuola di formazione degli studenti del prossimo aprile. Tre momenti che dicono ancora una volta il servizio dell’Azione Cattolica alla Chiesa e al Paese».