"Non può esservi conversione pastorale senza la conversione dei pastori stessi"

Monsignor Virginio Domingo Bressanelli, S.C.I., vescovo di Neuquén (Argentina), al Sinodo

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 19 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Al Sinodo dei Vescovi è intervenuto per iscritto anche il vescovo della diocesi argentina di Neuquén, monsignor Virginio Domingo Bressanelli, S.C.I. 

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La conversione pastorale deve intendersi come un processo e un itinerario della comunità cristiana nel suo insieme e nella sua pluralità che, aperta ai segni del nostro tempo, è chiamata a testimoniare nel mondo l’amore di Dio e la carità fraterna, a compiere l’annuncio di Gesù Cristo e ad offrire la vita piena in Lui.

Detto altrimenti, essa è un processo di ogni Chiesa particolare (cfr. Christus Dominus 11) che, in forma sinodale, nell’unità di tutti i suoi membri e nella diversità di carismi, di vocazioni e di ministeri, si impegna in modo comunitario in un’azione pastorale missionaria, sentendosi e agendo come corpo ecclesiale di Cristo che, in comunione con la Chiesa universale, si fa carico della missione che il Signore le ha affidato. Essa affonda le sue radici in due pilastri: la chiamata universale alla santità e la missione (cfr. Redemptoris Missio 90).

Essa chiama la Chiesa a porsi da un punto di vista pastorale nello spirito e negli orizzonti del Concilio Vaticano II, cioè: guardare il mondo con fede, con amore e con compassione; optare cristologicamente per i poveri - la Chiesa è di tutti, ma in particolare dei poveri; scommettere sempre sulla via del dialogo attivo e propositivo; promuovere il pieno inserimento dei laici e delle laiche in tutte le sfere del mondo e riconoscere loro una reale partecipazione e corresponsabilità ecclesiale, valorizzando profondamente il ruolo della donna nella trasmissione della fede; esercitare al proprio interno l’autorità come un servizio, alla maniera del Cristo servo.

Questa conversione deve coinvolgere tutti: vescovi, presbiteri, consacrati e consacrate, laici e laiche. Non può esservi conversione pastorale senza la conversione dei pastori stessi. Essa richiede alla Chiesa di rivedere la validità e l’attualità delle sue strutture pastorali, per verificare la sua ispirazione evangelica e la sua efficacia evangelizzatrice (cfr. Novo Millennio Ineunte 44), Aparecida chiama “struttura caduca” tutta quella realtà pastorale che non facilita l’evangelizzazione, ma diventa un ostacolo per comunicare il dono dell’incontro con Cristo. Il rinnovamento missionario della Chiesa impegna tutti ed esige di “abbandonare le strutture caduche che non favoriscono più la trasmissione della fede” (Documento di Aparecida 365).
La conversione pastorale chiede alla Chiesa la capacità e l’umiltà di purificare costantemente la sua memoria; esige creatività e parlar chiaro per scoprire i nuovi paradigmi dell’evangelizzazione in una società che cambia i suoi punti di riferimento. È una grazia che dobbiamo chiedere nella preghiera allo Spirito Santo, protagonista principale dell’Evangelizzazione.