Non si può essere sordi di fronte al dolore del malato psichico

Messaggio dei Vescovi del Piemonte per la prossima Giornata della Salute Mentale

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BIELLA, lunedì, 26 novembre 2007 (ZENIT.org).- Com’è ormai abitudine, da alcuni anni in Italia il 5 dicembre si celebra la Giornata della Salute Mentale, proposta per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su una questione che si impone sempre più, per gravità e diffusione, in Italia e in generale nei Paesi sviluppati.



Nel lavoro quotidiano, e anche attraverso i centri di ascolto della Chiesa italiana, secondo quanto affermato nel Congresso di Verona svoltosi nel 2006, si registra un grande aumento negli ultimi anni delle persone che soffrono di depressione e disturbi psichici.

Spesso c’è chi dice che il disturbo psichico “è un tema su cui non possiamo fare nulla, servono tecnici”, oppure si afferma: “Non abbiamo malati di mente nel nostro territorio”.

Sono risposte che esprimono sia impreparazione (mancanza di dati, semplificazione del problema…) che qualcosa di cui la comunità ecclesiale soffre in generale, come denuncia il Gruppo di Cristiani per la Pace di Biella: pregiudizi, stereotipi, paure e preoccupazioni che, nella migliore delle ipotesi, sono quelle di non voler affrontare la situazione per non peggiorarla.

Il gruppo cristiano ha fatto conoscere due documenti per riflettere sul problema, in vista della prossima Giornata della Salute Mentale del 5 dicembre, che nelle chiese del Piemonte si celebra domenica prossima, 2 dicembre.

“La comunità ecclesiale deve, nonostante queste remore, riconoscere, prendersi cura, con-vivere con la sofferenza psichica”, sostiene il gruppo citando quanto detto dalla Caritas diocesana di Novara questa domenica circa la domanda: “Perché un Convegno sulla sofferenza psichica?”.

I Cristiani per la Pace di Biella diffondono il comunicato stampa del Tavolo Regionale per la Promozione della Salute Mentale di Piemonte e Valle d’Aosta, e il messaggio dei Vescovi piemontesi, che verrà letto nelle chiese domenica prossima.

Il comunicato stampa del Tavolo si intitola “La comunità che guarisce” e afferma che, di fronte all’indifferenza o al non voler vedere, la malattia mentale è per la Chiesa “una sfida che interroga e provoca il nostro essere comunità”.

“Siamo tutti chiamati ad ascoltare e dare voce a chi si trova ai margini della società e ha difficoltà ad autodeterminarsi”.

Il comunicato invita anche a promuovere “cure più innovative”, la solidarietà sociale e “a sensibilizzare le istituzioni nell’attuare politiche sociali e sanitarie più attente ed adeguate alle fragilità”.

Nel loro messaggio, i Vescovi piemontesi invitano, attraverso gli uffici regionali della Caritas e della Pastorale della Salute, “le comunità cristiane nella prima domenica di dicembre a riflettere e pregare su questo tema, molto più vicino a noi di quanto si possa pensare”.

“Spesso, infatti, le famiglie che vivono la difficile situazione del disagio psichico nelle sue più svariate forme tendono a nascondere la loro sofferenza. Molte volte temono il pregiudizio anche delle nostre comunità. Così malati e loro congiunti sono sempre più relegati nell’indifferenza e nella solitudine”, aggiungono.

I presuli piemontesi affermano che la comunità cristiana “non può rimanere sorda ed insensibile al grido di dolore che, come nel caso dell’uomo paralitico presso la piscina di Betzaetà, si alza da questo dolore disabitato”.

“Nel fratello sofferente scorgiamo i tratti del Signore che ci richiama alla responsabilità del nostro battesimo e alla necessità dell’umile e concreto gesto del lavarsi i piedi vicendevolmente – continuano –. Un appello ad uscire dal pregiudizio per aprirsi all’accoglienza, all’accompagnamento, alla relazione”.

“Ciò che causa maggiore sofferenza a chi vive questo disagio esistenziale è la solitudine – spiegano i Vescovi –. Non possiamo accorgerci di queste presenze solo nei momenti in cui si espongono drammaticamente alla cronaca nera”.

“Serve, certo, un impegno più forte da parte di coloro che possono aiutare attraverso le cure sanitarie – osservano – . Ma è ancora più urgente che le nostre comunità cristiane si sentano luoghi di guarigione per questi fratelli. Luoghi dove il disagio forse non scomparirà, ma dove nessuno si senta escluso a motivo del disagio e della malattia”.

“Che il Signore ci aiuti ad essere meno superficiali, meno distratti, meno chiusi in noi stessi e più pronti a compiere un primo passo verso l’altro – concludono i Vescovi –. In una parola a farsi prossimo”.