"Non si può pensare una Chiesa senza gioia"

A Santa Marta, il Papa ricorda che Gesù, al contrario di come Lo si immagina, "era pieno di gioia" e che la Chiesa è chiamata a trasmettere ai suoi figli questa gioia "rumorosa e feconda"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 373 hits

Francesco insiste e dopo la Evangelii Gaudium parla ancora di gioia. Ovvero quella gioia del Signore che la Chiesa è chiamata a trasmettere ai suoi figli; la gioia che deve permeare sempre l’evangelizzazione; la gioia che dona la vera pace. Proprio su questo binomio tra pace e gioia si è incentrata l’omelia del Papa stamane a Santa Marta. Nel cuore di ognuno - afferma il Santo Padre riallacciandosi alla prima Lettura del Libro di Isaia – è insito un desiderio di pace che “ci porterà il Messia”. Nel Vangelo, invece – prosegue - “possiamo intravedere un po’ l’anima di Gesù, il cuore di Gesù: un cuore gioioso”.

“Noi pensiamo sempre a Gesù quando predicava, quando guariva, quando camminava, andava per le strade, anche durante l’Ultima Cena…”, osserva il Papa. Tuttavia, “non siamo tanto abituati a pensare a Gesù sorridente, gioioso”. Invece Cristo “era pieno di gioia”, “in quella intimità con suo Padre: Esultò di gioia nello Spirito Santo e lodò il Padre”, sottolinea il Pontefice.

È proprio dal “rapporto con il Padre nello Spirito” che traspare la “gioia interiore” che il Messia dona a noi. “Questa gioia – aggiunge Bergoglio – è la vera pace”. Una pace che però non è “statica, quieta, tranquilla”, ma – dice Isaia - “una pace che si muove tanto”,  che è “rumorosa nella lode” e “feconda nella maternità di nuovi figli”. Una pace “gioiosa”, insomma, come gioioso è il nostro Signore. Il quale,  spiega il Santo Padre “quando parla del Padre: ama tanto il Padre che non può parlare del Padre senza gioia”.

Per questo Gesù “ha voluto che la sua sposa, la Chiesa, anche lei fosse gioiosa”. Afferma infatti Francesco: “Non si può pensare una Chiesa senza gioia e la gioia della Chiesa è proprio questo: annunciare il nome di Gesù. Dire: Lui è il Signore. Il mio sposo è il Signore. È Dio. Lui ci salva, Lui cammina con noi”. “In questa gioia di sposa”, soggiunge il Papa, la Chiesa “diventa madre”. Riecheggiano allora le parole di Paolo VI quando affermava: “La gioia della Chiesa è proprio evangelizzare, andare avanti e parlare del suo Sposo. E anche trasmettere questa gioia ai figli che lei fa nascere, che lei fa crescere”.

“Pace e gioia” ribadisce dunque il Vescovo di Roma, e sottolinea la “dichiarazione dogmatica” di Gesù quando disse: “Tu hai deciso così, di rivelarti non ai sapienti ma ai piccoli”. “Anche nelle cose tanto serie, come questa, Gesù è gioioso”, spiega Bergoglio. E la Chiesa, aggiunge, che “ha una parte di vedova che aspetta il suo sposo che torni”, anche “nella sua vedovanza” resta comunque “gioiosa nella speranza”. La preghiera conclusiva di Papa Francesco è quindi che “il Signore ci dia a tutti noi questa gioia di Gesù, lodando il Padre nello Spirito. Questa gioia della nostra madre Chiesa nell’evangelizzare, nell’annunziare il suo Sposo”.