Non si può vivere senz'anima

Padre Pedro Barrajón, rettore dell'APRA, spiega che non c'è infinito senza Dio

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di Antonio Gaspari

RIMINI, mercoledì, 22 agosto 2012 (ZENIT.org).- Tra un incontro e l’altro, al Meeting di Rimini, ho incontrato Padre Pedro Barrajón, Magnifico Rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA). 

Gli ho chiesto un commento sul tema scelto quatt’anno dal Meeting “La natura dell’uomo è rapporto con l’Infinito” e il rettore mi ha spiegato: “Il tema del Meeting ha messo il dito nella piaga contemporanea, cioè la dimenticanza della trascendenza. Molte delle antropologie attuali sono ‘antropobiologie’, teorie in cui l’uomo viene ridotto a mero fatto biologico, mentre la natura dell’uomo è in rapporto con l’infinito che significa apertura dell’uomo alla trascendenza. E, coma ha detto il cardinale belga Julien Ries questo tema è il grande preambolo per la nuova evangelizzazione”.  

Secondo Padre Barrajón, per la Nuova Evangelizzazione “c’è bisogno di riproporre la ricerca del sacro che altro non è che il rapporto con l’infinito e la fede in Cristo”. 

Parlando del Meeting, padre Barrajón, ha ricordato che è nato su iniziativa di Comunione e Liberazione per rispondere alla grande frattura della modernità, e cioè dare una risposta alla separazione tra cultura e fede.

“Il Meeting – ha rilevato - vuole ricomporre questa frattura, trattando la natura dell’uomo con l’infinito”.

“Va bene l’infinito, ma l’uomo nella sua materialità è un essere finito?” ho chiesto al Rettore dell’APRA. “Si è vero – ha replicato - l’uomo in termini fisici ha questa peculiarità di essere finito, ma l’uomo in quanto persona è infinito”, per questo motivo “l’essere persona significa essere fatto a immagine e somiglianza di Dio”.

“Tra tutte le creature – ha precisato - l’uomo è quella che riflette Dio in modo personale. Dio può amare la persona ed essere amato da lei. Dio stabilisce con l’uomo una relazione da pari, e questa è la grandezza della persona umana”.

Il teologo Hans Urs von Balthasar sosteneva che l’uomo avesse “un di più” che la natura, “l’uomo è creatura e questo di più è la grandezza e il mistero della persona”.

A questo proposito il Rettore dell’APRA ha ricordato che il prof. Giancarlo Cesana ha affermato che “le neuroscienze non possono eliminare il mistero dell’uomo”.

In merito alle neuroscienze il Rettore dell’APRA ha osservato che “C’è un tentativo di ridurre l’io dell’uomo alle funzioni celebrali”. Lo scienziato Francis Crick diceva che “noi siamo solo un pacco di neuroni”.

“Questo è il problema – ha sottolineato padre Barrajón - è evidente il tentativo, di ridurre l’uomo alla mera funzionalità biologica. L’uomo viene considerato solo da un punto di vista scientifico materialista  non aperto né alla filosofia né alla teologia”.

Per Barrajón, “le neuroscienze  dovrebbero considerare un orizzonte più vasto del solo corpo o dei soli neuroni, tutto il corpo umano ha maggiore dignità perché permeato dallo spirito”,

Ricordando che all’APRA dirige un corso su “l’anima e la scienza” e che nella facoltà di Bioetica dell’APRA si studia Neurobioetica, il Rettore ha concluso sostenendo che bisogna ridare alle neuroscienze un aspetto umanistico, altrimenti queste scienze diventano fini a se stesse.