Non siamo più in un contesto cristiano

Il Vescovo di Le Mans sottolinea al Sinodo che la vera sfida è l'annuncio della gioia della Salvezza, dell'amore misericordioso a tutti

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CITTA’ DEL VATICANO, sabato, 13 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Riprendiamo il riassunto dell’intervento tenuto giovedì durante la VI Congregazione Generale dal vescovo della diocesi di Le Mans, in Francia, monsignor Yves Le Saux.

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Mi sembra necessario chiarire il contenuto dell’espressione “Nuova Evangelizzazione”. Non si tratta di un rinnegamento del passato, né di una chiusura identitaria, né di una riconquista. Si tratta di annunciare la novità della Salvezza in Cristo, la misericordia di Dio, in un mondo in continuo cambiamento che vive come se Dio non esistesse, immerso in un profondo vuoto interiore. Innanzitutto, occorre osare parlare di Dio, risvegliare nel cuore dell’uomo la nostalgia di Dio.

Evidenzierò tre preoccupazioni.

Risvegliare la coscienza missionaria dei battezzati. L’evangelizzazione, la trasmissione della fede passa innanzitutto da persona a persona. Ogni battezzato è capace di testimoniare a parenti, vicini e colleghi, l’umile gioia di conoscere Cristo. Qui si presenta una seria difficoltà. Molti vivono una forma di relativismo, della cui portata non ci si è resi conto. La fede viene ridotta a una semplice scelta personale.

La questione dei “battezzati non credenti”, che si rivolgono ai parroci per il battesimo dei figli o per la preparazione al matrimonio. Ignorano il senso della loro richiesta. Talvolta si dichiarano non praticanti, non credenti, cosa che fa disperare i sacerdoti. Come accogliere queste richieste? Come trasformarle in cammino di tipo catecumenale, ispirandosi al rituale dei catecumeni adulti? Il futuro dell’evangelizzazione dipende dalla riscoperta e dall’esperienza del sacramento della riconciliazione, che è centrale. È opportuno anche lavorare sulla corretta comprensione dei sacramenti d’iniziazione (battesimo, cresima e eucaristia) e sulla loro unità.

Non siamo più in un contesto cristiano, ma continuiamo a organizzarci come se lo fossimo ancora. Non bisogna più pensare in termini di copertura del territorio, né di reclutamento del personale, di fronte al numero esiguo di sacerdoti. Bisogna far nascere comunità cristiane, vive, gioiose, caratterizzate da slancio missionario.

La vera sfida è l’annuncio della gioia della Salvezza, dell’amore misericordioso a tutti. Bisogna creare nuovi spazi in cui sia possibile un dialogo con coloro che sono lontani da Dio.