“Non solo cura medica, ma consulenza spirituale e aiuto pastorale”; il Papa ai medici

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica 21 marzo 2004 (ZENIT.org).- “La Chiesa con viva stima e sincera speranza incoraggia gli sforzi degli uomini di scienza che dedicano quotidianamente, talvolta con grandi sacrifici, il loro impegno di studio e di ricerca per il miglioramento delle possibilità diagnostiche, terapeutiche, prognostiche e riabilitative nei confronti” a quei pazienti in stato vegetativo “totalmente affidati a chi li cura e li assiste”.



Queste le parole che Giovanni Paolo II, ha rivolto il 20 marzo scorso, ai partecipanti del Congresso tenutosi all’"Augustinianum" di Roma dal 17 al 20 marzo scorso sul tema "I trattamenti di sostegno vitale e lo stato vegetativo. Progressi scientifici e dilemmi etici"

Dopo aver ricordato che non pochi dei malati in stato vegetativo permanente “con cure appropriate e con programmi di riabilitazione mirati, sono in grado di uscire dal coma”, il Santo Padre ha sottolineato che “non basta, tuttavia, riaffermare il principio generale secondo cui il valore della vita di un uomo non può essere sottoposto ad un giudizio di qualità espresso da altri uomini”.

”E’ necessario - ha continuato il Pontefice - promuovere azioni positive per contrastare le pressioni per la sospensione della idratazione e della nutrizione, come mezzo per porre fine alla vita di questi pazienti”.

”In queste situazioni - ha precisato il Papa - riveste particolare importanza la consulenza spirituale e l'aiuto pastorale, come ausilio per recuperare il significato più profondo di una condizione apparentemente disperata”.

“Vi esorto, - ha concluso il Santo Padre - come persone di scienza, responsabili della dignità della professione medica, a custodire gelosamente il principio secondo cui vero compito della medicina è di ‘guarire se possibile, aver cura sempre’”.

“A suggello e sostegno di questa vostra autentica missione umanitaria di conforto e di assistenza verso i fratelli sofferenti - ha esortato Giovanni Paolo II - vi ricordo le parole di Gesù: ‘In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me’ (Mt 25,40)”.