"Non vi è niente di più grande che conoscere Cristo e comunicare agli altri l'amicizia con Lui"

Lo ha detto Benedetto XVI durante l'omelia per il battesimo di 20 bambini nella Cappella Sistina

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 882 hits

Come è consuetudine nel giorno della Festa del Battesimo del Signore, stamattina papa Benedetto XVI ha battezzato 20 bambini nella Cappella Sistina. Attraverso l’amministrazione del primo dei sacramenti, ha spiegato il Pontefice, si manifesta “la presenza viva e operante dello Spirito Santo che, arricchendo la Chiesa di nuovi figli, la vivifica e la fa crescere, e di questo non possiamo non gioire”.

Il battesimo di Gesù nel Giordano, oggetto delle letture odierne, “mostra la via di abbassamento e di umiltà, che il Figlio di Dio ha scelto liberamente per aderire al disegno del Padre, per essere obbediente alla sua volontà di amore verso l’uomo in tutto, fino al sacrificio sulla croce”, ha proseguito il Papa durante l’omelia.

Che il Figlio di Dio si metta in fila assieme a tanti peccatori bisognosi di penitenza, per ricevere il sacramento da Giovanni il Battista, può “apparire paradossale”. Si tratta, piuttosto, di un segno di unione di Gesù “a quanti si riconoscono bisognosi di perdono e chiedono a Dio il dono della conversione, cioè la grazia di tornare a Lui con tutto il cuore, per essere totalmente suoi”. Quasi una forma di “solidarietà” con i peccatori.

Cristo, infatti, si è immerso realmente nella nostra condizione umana, assumendo “la missione divina di curare chi è ferito e medicare chi è ammalato, di prendere su di sé il peccato del mondo”.

L’apparizione dello Spirito Santo, sottoforma di colomba, è invece una manifestazione della “Santissima Trinità, che dà testimonianza della divinità di Gesù, del suo essere il Messia promesso”.

Quando un bambino viene battezzato, egli è unito “in modo profondo e per sempre con Gesù”, immerso “nel mistero della sua morte, che è fonte di vita, per partecipare alla sua risurrezione, per rinascere ad una vita nuova”.

Inoltre i battezzati diventano “membra vive dell’unico corpo che è la Chiesa e sono messi in grado di vivere in pienezza la loro vocazione alla santità, così da poter ereditare la vita eterna, ottenutaci dalla risurrezione di Gesù”.

Domandando il battesimo per i propri figli, i genitori manifestano e testimoniano la propria fede, “la gioia di essere cristiani e di appartenere alla Chiesa”. Una gioia che scaturisce dalla consapevolezza di aver ricevuto da Dio la fede, “un dono che nessuno di noi ha potuto meritare”, e che ci fa riconoscere Figli di Dio, “affidati alle sue mani”, allo stesso modo in cui “una mamma sostiene ed abbraccia il suo bambino”.

Il cammino di fede che inizia per un bambino appena battezzato, “si fonda perciò su una certezza, sull’esperienza che non vi è niente di più grande che conoscere Cristo e comunicare agli altri l’amicizia con Lui”, ha spiegato il Papa.

Il ruolo dei padrini e delle madrine, invece, consiste soprattutto, nel sostegno e nell’aiuto alla “opera educativa dei genitori” e nel loro affiancamento “nella trasmissione delle verità della fede e nella testimonianza dei valori del Vangelo”, ha ricordato il Santo Padre.

L’esercizio delle virtù cristiane e il loro insegnamento non sono facili da praticare “apertamente e senza compromessi”, specie nel contesto storico contemporaneo che “considera spesso fuori moda e fuori tempo coloro che vivono della fede in Gesù”.

Addirittura c’è chi arriva a pensare “il rapporto con Gesù come limitante, come qualcosa che mortifica la propria realizzazione personale”. Un pregiudizio assolutamente fallace: come ha spiegato il Pontefice, “proprio a mano a mano che si procede nel cammino della fede, si comprende come Gesù eserciti su di noi l’azione liberante dell’amore di Dio, che ci fa uscire dal nostro egoismo, dall’essere ripiegati su noi stessi, per condurci ad una vita piena, in comunione con Dio e aperta agli altri”.

Benedetto XVI ha concluso l’omelia, ricordando che “il seme delle virtù teologali, infuse da Dio, la fede, la speranza e la carità”, dovrà essere “alimentato sempre dalla Parola di Dio e dai Sacramenti, così che queste virtù del cristiano possano crescere e giungere a piena maturazione, sino a fare di ciascuno di loro un vero testimone del Signore”.