"Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso"

Intervento del cardinale Bertone in occasione della presentazione del libro "La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato" svoltasi oggi a Belluno

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) | 490 hits

Riprendiamo di seguito il testo dell’intervento del cardinale Tarcisio Bertone tenuto in occasione della presentazione del libro “La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato”, avvenuta oggi, sabato 19 luglio, presso il Centro Papa Luciani a Belluno.

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Vorrei impostare il mio discorso su quattro direttrici:

1) la mia esperienza e il mio lavoro come studioso e docente di diritto pubblico ecclesiastico;

2) il ruolo di Vescovo diocesano e di Segretario della Congregazione perla Dottrinadella Fede;

3) i viaggi pastorali nelle varie parti del mondo;

4) il ministero come Segretario di Stato di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco.

1.      Esperienza e lavoro come studioso e docente

La mia vocazione salesiana e sacerdotale, che era indirizzata all’educazione dei giovani secondo lo spirito di Don Bosco, è stata, subito dopo l’ordinazione sacerdotale, orientata alla specializzazione in morale sociale e in diritto canonico, quindi ad approfondire il concetto di società nei due versanti politico ed ecclesiale. Perciò anche tenendo conto della mia personale tendenza a seguire con passione le vicende della società in cui ero immerso, ho studiato la comunità politica ela Chiesacome società soprannaturale dei credenti in Cristo, collocandomi nella filosofia del personalismo cristiano e inserendomi perciò in una molteplice rete di relazioni interpersonali e sociali.

Si è valorizzata perciò, in un certo senso, una tendenza personale che veniva man mano sviluppandosi a motivo degli incarichi assegnatimi e, nello stesso tempo, ho portato avanti la specializzazione nelle due facoltà di teologia e di diritto canonico, studiando e approfondendo il diritto costituzionale delle due società interfacciate, e la storia dei rapporti Stato-Chiesa.

In questo cammino ho potuto constatare da una parte l’origine e lo sviluppo dei rapporti tra cristianesimo e Impero Romano, tra Sacro Romano Impero e Chiesa Cattolica, tra nazionalità e Chiese particolari, e dall’altra la crescente interazione tra Chiesa e società civile per la formazione delle persone e delle comunità,

che è giunta a formalizzarsi in quella incisiva espressione del Concilio Vaticano II: “La comunità politica e la Chiesasono indipendenti e autonomi l’una dall’altra nel proprio campo. Ma tutte e due, anche se a titolo diverso, sono al servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini” (Gaudium et spes n. 76).

Come è ben noto dalla storia del cristianesimo, si è partiti da una accesa conflittualità fino a giungere all’affermazione della Libertas religiosa (editto di Costantino del 313 d.c.) e alla pacificazione con l’Imperatore Teodosio (380 d.c.). (cfr Hugo Rahner, Chiesa e struttura politica nel cristianesimo primitivo). I rapporti tra Chiesa e Stato si ponevano anzitutto e progressivamente tra i vertici delle due istituzioni;

tra i pensatori, i teorici e i giuristi delle stesse, che impostavano la struttura giuridico-istituzionale delle due società. Nello stesso tempo a livello di convivenza e di interscambio sul territorio, quindi a livello culturale ed esperienziale concreto, si verificava uno scambio di credenze, di valori, di ideali, di ispirazioni, che a poco a poco modificavano la società, la concezione della persona, della famiglia e dello stesso stato

(cfr. T. Bertone, Il rapporto giuridico tra Chiesa e Comunità politica, in “Quaderni di Apollinaris 4, Roma, Libreria Editrice della Pontificia Università Lateranense 1980, 1992).

Dopo la caduta dell’Impero Romano e la parentesi dei regni cosiddetti barbarici, convertiti al cristianesimo, si è costituito quello che viene definito il Sacro Romano Impero con i due vertici:

il Papa e l’Imperatore, con la teorizzazione delle due spade: la spada spirituale e la spada materiale, ma con la derivazione del potere dalla stessa fonte, cioè da Dio stesso.

Anche in questo contesto in cui le relazioni tra le due istituzioni erano molto strette, non mancarono i conflitti che si coagularono nella famosa “lotta delle investiture”, cioè riguardo alla libertà di nomina dei Vescovi che talora assumevano in sé anche ruoli di autorità civile. Questo tema della libertà di nomina dei Vescovi ha attraversato tutta la storia “concordataria” fino ai nostri giorni, dal primo cosiddetto “concordato di Worms” (1122) fino agli ultimi accordi trala Chiesae le Nazioni recentemente stipulati, esso è uno dei punti più importanti ed esigenti nei reciproci rapporti.

 Naturalmente, nella impostazione delle relazioni, pensando anche alla distanza delle sedi ecclesiastica e imperiale, oppure tra il centro della cristianità e le capitali delle varie nazioni, è stato spontaneo e necessario inviare dei rappresentanti “plenipotenziari” delle due autorità a trattare problemi emergenti in un determinato momento storico, o anche solamente a confermare i buoni rapporti esistenti, a rendere omaggio alle autorità rispettive all’inizio del loro mandato (elezione del Sommo Pontefice, incoronazione dell’Imperatore), o più recentemente, inaugurazione dell’incarico di un Presidente della Repubblica o di un Capo di Governo (vedi, anticamente l’invio delle fasce agli infanti delle famiglie reali).

Come si può ben osservare, lo studio di queste varie tematiche evolute nella storia mi ha permesso di percepire le problematiche socio-politiche dei rapporti tra Chiesa e Stato e il ruolo degli agenti diplomatici delle due istituzioni.

2.      Vescovo diocesano e Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede

Il 4 giugno 1991 è stata pubblicata, per mandato di Giovanni Paolo II, la mia nomina ad Arcivescovo Metropolita di Vercelli. Eravamo nel pieno degli esami alle Università romane e non vi dico il dolore degli studenti dell’Università Salesiana, dove ero Rettore, e dell’Università del Laterano, dove ero decente di diritto costituzionale della Chiesa e di storia dei rapporti Chiesa-Stato. Perciò, dopo aver insegnato la dottrina e rievocato eventi significativi e direi esemplari della storia della Chiesa, sono stato obbligato a tuffarmi nei meandri del territorio e dei problemi concreti di rapporti tra comunità ecclesiale e comunità civile. Già precedentemente avevo avuto modo di accompagnare sia persone singole, sia associazioni, sia istituti di vita consacrata e comunità locali, nella tutela dei loro diritti a fronte di illegalità perpetrate a loro danno. D’altra parte, la sensibilità sociale era nel mio DNA anche per una tradizione di famiglia, dai tempi del Partito Popolare assai presente e attivo sul territorio canavesano. Mentre il papà, di professione contadino si era però specializzato in musica come pianista organista e strumentista della banda cittadina, mamma Pierina era attiva propagandista del Partito Popolare fondato da Don Luigi Sturzo, non disdegnando di partecipare ai comizi pubblici e confrontandosi a volte duramente anche con il neonato Partito Comunista. Tra parentesi, ricordo poi l’appartenenza convinta all’Azione Cattolica e la ferma opposizione all’ideologia fascista, giungendo anche a non versare la quota per la tessera di “Balilla” dei figli. Dopo la seconda guerra mondiale, con la fondazione della Democrazia Cristiana e delle ACLI, la partecipazione alla vita sociale ha trovato una maggiore concretizzazione e un maggiore impegno, sempre a livello locale.

Il Vescovo è evidentemente anzitutto “Vicario e Legato di Cristo”, come dice la CostituzioneLumen gentium n. 27

(questa è una definizione di Papa Lambertini, Benedetto XIV), e perciò, prioritariamente è impegnato nell’opera di evangelizzazione e di amministrazione dei sacramenti di salvezza. Ma come Pastore del gregge di Cristo che è immerso in una determinata società, deve curare i rapporti con le persone, le famiglie, la comunità civile, negli ambiti suoi propri, culturale, sociale, politico, giuridico, ecc., come ha detto anche Papa Francesco ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana: “Voi avete tanti compiti. Primo: il dialogo con le istituzioni culturali, sociali, politiche, che è un compito vostro e non è facile…” (23 maggio 2013, nella Basilica di San Pietro, durante la professione di fede dell’Episcopato italiano riunitosi nella 65.ma Assemblea Generale).

Se a livello universale il soggetto referente dei rapporti Santa Sede e Comunità politica, Chiesa e Stati, è la Segreteriadi Stato con le sue specifiche mansioni stabilite dai Codici di Diritto Canonico e dalla Costituzione Pastor Bonus sulla Curia Romana, a livello nazionale spetta alle Conferenze Episcopali e al Vescovo diocesano di coltivare i rapporti tra le Autorità delle due Istituzioni (vedi Statuto CEI, art. 5).

Nella mia esperienza concreta ho agito a tre livelli: culturale, sociale e politico.

Per il livello culturale, coltivando rapporti di fiducia e di interscambio con le strutture formative, universitarie e scolastiche. A Vercelli mi sono prodigato per appoggiare la costituzione di due Facoltà nell’ambito del progetto “Università del Piemonte Orientale”:

la Facoltàdi Ingegneria ela Facoltàdi Lettere, con particolare accento alle Lettere Cristiane, considerata la ricchezza del patrimonio dell’Arcidiocesi di Vercelli, sotto questo profilo (cfr. la fondazione dello “Studium Vercellense” con le tre Facoltà Classiche di Teologia, Filosofia e Diritto e i preziosi reperti della Biblioteca Capitolare).

A Genova ho coltivato parimenti stretti rapporti con l’Università e le singole Facoltà (ricordo chela Facoltàdi Ingegneria ha dato ben 8 Ingegneri come candidati al sacerdozio). A livello di scuole superiori e inferiori ho preso a cuore soprattutto l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado promuovendo con ardore annualmente convegni di formazione e di verifica.

A livello sociale sia a Vercelli che a Genova, ho seguito attentamente con le autorità locali i problemi dello sviluppo agricolo e industriale, del lavoro e dell’occupazione e del Porto a Genova.

Sottolineo, in modo particolare, per l’Arcidiocesi di Genova, la funzione dei Cappellani del Lavoro istituiti dal Card. Giuseppe Siri e tutt’ora operanti con ottimi risultati sia di carattere formativo e spirituale nelle varie aziende, sia di tutela dei diritti e di pacificazione sociale nelle situazioni più scottanti.

A livello politico, nel rispetto delle singole autonomie, ho curato rapporti di informazione e talora anche di reciproco consiglio riguardo a progetti o programmazioni concernenti il bene comune.

Una delle iniziative portata avanti in piena collaborazione tra Città e Diocesi è stato l’evento di “Genova capitale europea della cultura” nel2004, inconcomitanza conla Cittàaustriaca di Graz.

Come Segretario della Congregazione perla Dottrinadella Fede, oltre alle ben note competenze di questo Dicastero, ricordo la proiezione sociale del problema della tutela della vita nascente e il documento circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (24 novembre 2002) che rimane un punto di riferimento sicuro.

Non posso sottacere le due speciali missioni compiute per incarico di Papa Giovanni Paolo II nella Repubblica Ceca e in Portogallo.

Nella Repubblica Ceca sono stato incaricato di incontrare i Vescovi e i Sacerdoti dell’Europa dell’Est, ordinati clandestinamente senza mandato pontificio durante il periodo del regime comunista, e quindi in situazione irregolare di fronte alla Chiesa. Dopo aver studiato a Roma una accurata regolamentazione della loro vita personale e del loro ministero per il futuro, e aver stabilito le condizioni di riabilitazione canonica, ho incontrato uno per uno Vescovi e Sacerdoti, i quali in grande maggioranza hanno accettato tali condizioni e sono stati incardinati in un Esarcato greco-cattolico per loro appositamente creato.

Sono rimasto colpito dalle sofferenze patite durante quei lunghi anni, dal dramma vissuto interioramente ed esteriormente e dall’atteggiamento di obbedienza al Santo Padre Giovanni Paolo II.

In Portogallo, come è ben noto, sono stato mandato a interrogare Suor Lucia sui contenuti e sul manoscritto della terza parte del segreto di Fatima, che è stato poi pubblicato nell’Anno Santo del 2000 con il commento teologico dell’allora Cardinale Joseph Ratzinger. Non v’è dubbio che gli incontri con la veggente mi hanno spiritualmente arricchito e mi hanno permesso di trasmettere ai fedeli i suoi messaggi e la sua semplice e nello stesso tempo profonda spiritualità.

Il Santo Padre Giovanni Paolo II mi ha poi inviato come suo rappresentante per celebrare le esequie di Suor Lucia a Coimbra nel febbraio del 2005.

3.    I viaggi pastorali

Per un ragazzo canavesano molto unito alla sua famiglia, che piangeva ogni volta che doveva rientrare in collegio, parrebbe stupefacente il computo dei viaggi compiuti in ogni parte, corrispondenti a diverse volte il giro del mondo.

I primi viaggi li ho compiuti per presentare il Nuovo Codice di Diritto Canonico promulgato nel 1983 e successivamente come Rettore Magnifico dell’Università Pontificia Salesiana, in visita alle Facoltà affiliate nei vari Paesi.

Questi viaggi davano l’occasione anzitutto di presentare la dottrina e il diritto della Chiesa Cattolica insieme alla legislazione particolare sulla formazione e sulle Università (tra l’altro, il sottoscritto ha partecipato alla redazione della Costituzione Apostolica Sapientia Christiana del 1977 per le Università pontificie ed ecclesiastiche e per le Facoltà ecclesiastiche, e della Costituzione Apostolica Ex Corde Ecclesiae del 1990 sulle Università Cattoliche). Ma nello stesso tempo permettevano di incontrare le autorità locali, ecclesiastiche e civili, esponenti del mondo culturale, con i quali trattare problemi di comune interesse, sempre d’accordo con i Rappresentanti Pontifici presenti nelle varie regioni.

Prima di diventare Arcivescovo di Vercelli sono stato anche nominato Rappresentante della Santa Sede presso la Commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto (Commissione di Venezia) del Consiglio d’Europa, incaricata di redigere le nuove Costituzioni dei Paesi d’Europa centro-orientale

(cfr. T. Bertone, Intervento alla “Riunione dei Presidenti delle Corti Costituzionali e Istanze equivalenti” in La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato, pp. 525-526).

Come Arcivescovo di Vercelli ho visitato Diocesi e Regioni collegate all’Arcidiocesi attraverso la presenza di missionari “fidei donum” (Uruguay, Argentina, Brasile, Canada) o attraverso il cosiddetto “jus commissionis” come il Vicariato di Isiolo in Kenya.

Come Arcivescovo di Genova ho allargato lo spettro delle visite pastorali all’estero spingendomi anche a Santo Domingo e a Cuba. A Cuba ho avuto un lungo incontro con l’allora Presidente Fidel Castro, trattando problemi di diritto internazionale e di progressivo riconoscimento della libertà religiosa alle istituzioni della Chiesa Cattolica (cfr. ad esempio l’autorizzazione a indire processioni religiose pubbliche precedentemente limitate o vietate).

4.      Il ministero come Segretario di Stato

Il 22 giugno 2006 fu pubblicata la nomina del sottoscritto a Segretario di Stato di Sua Santità Benedetto XVI. In realtà presi possesso dell’incarico il 15 settembre seguente.

La Costituzione Pastor Bonus precisa che il Segretario di Stato presiedela Segreteria di Stato nel compito di coadiuvare da vicino il Sommo Pontefice nella sua suprema missione (cfr artt. 39-40), indicando i due settori di attività:

a) la prima sezione regola il disbrigo degli affari generali della Santa Sede, coordina il lavoro dei dicasteri della Curia Romana nel rispetto delle loro specifiche competenze, guida l’attività dei Rappresentanti della Santa Sede, specialmente per quanto riguarda i rapporti con le Chiese particolari e con le Organizzazioni internazionali, ecc. (cfr artt. 41-44);

b) la seconda sezione regola i rapporti con gli Stati e gli affari che devono essere trattati con i governi civili (cfr. artt. 45-47).

Come si può constatare nel concerto della collaborazione di esperti e di funzionari specializzati, il Segretario di Stato ha il compito delicato e complesso, sempre sotto l’alta direzione del Papa, di ascoltare, di sovrintendere, di indirizzare in un intreccio di udienze e di interventi pubblici ufficiali e di colloqui informali o riservati, per acquisire elementi di valutazione e concordare linee di azione per la SantaSedee per il Sommo Pontefice. Non sottacciamo poi tutto il lavoro dell’analisi delle pratiche, specialmente le più problematiche (una volta si parlava di “causae maiores”) e della numerosa corrispondenza.

Al vertice sono da computare le visite ufficiali o private dei Capi di Stato o di Governo.

Vedansi a questo proposito i volumi annuali sull’Attività della Santa Sede. E’ stato rilevato, ad esempio, il gran numero di Capi di Stato e di Governo che sono venuti in Vaticano durante il primo anno di Pontificato di Papa Francesco, con una varietà di provenienza, di età, di estrazione politica, di argomenti trattati, che ha grandemente impressionato il Papa stesso (cfr. Intervista a La Vanguardia del 13 giugno 2014).

            Gli illustri visitatori, dopo aver incontrato il Sommo Pontefice, nelle sale di rappresentanza della Seconda Loggia del Palazzo Apostolico, scendono normalmente anche alla Prima Loggia a visitare il Segretario di Stato.

            Ovviamente la preparazione di tali visite è oggetto di accurato studio della Seconda Sezione per i Rapporti con gli Stati. Gli argomenti sono concordati tra le due parti.

            Oltre a ciò che abbiamo descritto, il Segretario di Stato è punto di riferimento delle Conferenze Episcopali delle varie nazioni e incontra perciò diverse Presidenze della più importanti Conferenza Episcopali del mondo, quando esse ne facciano richiesta. Ciò consente di avere, oltre alle periodiche relazioni dei Rappresentanti Pontifici e dei singoli Vescovi, informazioni dirette sulla situazione ecclesiale e socio-politica nelle varie parti del mondo.

            Il Segretario di Stato compie inoltre una serie di viaggi su invito delle Autorità locali nei singoli Paesi, ed accompagna il Santo Padre nei viaggi pastorali internazionali. L’ultimo viaggio l’ho compiuto con Papa Francesco in Brasile a Rio de Janeiro per la Giornata Mondialedella Gioventù. Andando a ritroso posso citare i viaggi che ho compiuto con Papa Benedetto XVI, durante il suo pontificato: nel 2006 inTurchia, di speciale rilevanza per gli aspetti ecumenico e interreligioso; nel 2007 in Brasile per la V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi e in Austria per l’850° anniversario della fondazione del Santuario di Mariazell; nel 2008 negli Stati Uniti d’America per la visita alla sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite;

in Australia, a Sidney, per la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù e in Francia per il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes; nel 2009 in Africa (Camerun e Angola), poi in Terra Santa e nella Repubblica Ceca; nel 2010 a Malta, in Portogallo, a Cipro, nel Regno Unito e in Spagna, a Santiago di Compostella e a Barcellona; nel 2011 in Croazia, nella Repubblica di San Marino e nuovamente in Spagna, a Madrid, per la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù. Poi in Germania e in Benin per la consegna dell’Esortazione Apostolica “Ecclesia in Africa”; nel 2012 ho seguito Sua Santità Benedetto XVI nei suoi ultimi viaggi in America Latina (Messico e Repubblica di Cuba) e, infine, in Libano.           

         Inoltre al seguito di Benedetto XVI ho compiuto i seguenti i viaggi apostolici in Italia: nel 2007 a Napoli, per il XXI Meeting sul tema “Per un mondo senza violenza - Religioni e culture in dialogo”; nel 2008 a Savona e Genova; nel 2009 a San Giovanni Rotondo. Fra i viaggi di quell’anno si annovera anche quello del 19 luglio 2009, a Romano Canavese (mio paese natale); nel 2010 a Torino per l’ostensione della Sacra Sindone; nel 2011 ad Assisi per il XXV anniversario dell’incontro Interreligioso di Giovanni Paolo II con i leaders religiosi; nel 2012 a Milano, per il VII Incontro mondiale delle Famiglie e a Loreto per il 50° anniversario del viaggio di Papa Giovanni XXIII.

Inoltre, dal 2007 alla fine del mandato di Segretario di Stato, ho effettuato altri 22 viaggi internazionali, alcuni dei quali su incarico specifico del Sommo Pontefice. In tutte le Nazioni visitate ho avuto numerosi incontri ufficiali con le massime Autorità nazionali.

        Nel mio libro “La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato”, che oggi viene presentato, vengono riportate dettagliatamente le motivazioni di questi viaggi, che qui mi limito a sintetizzare indicando solamente le destinazioni geografiche. Nel2007 inPolonia, a Gniezno e a Cracovia.  Nella Repubblica Ceca, a Veleharad. Negli Stati Uniti d’America, a Washington e Nashville.  In Perù (dopo il devastante terremoto), a Lima, Chimbote, Trujillo e Cuzco.

In Portogallo, a Lisbona e Fatima, come Legato Pontificio alle celebrazione per il 90° Anniversario delle Apparizioni della Madonna di Fatima. In Argentina, a Buenos Aires, Bahia Blanca, Chimpay, Viedma, Rio Gallegos e Rio Grande. Nel2008 ACuba, a L’Avana, Santa Clara, Santiago de Cuba. In Armenia e in Arzebaijan, a Yerevan, Panik, Gyumri, Ashotzk e Baku. In Ucraina, a Lviv e Kyiv. In Bielorussia, a Minsk, Pinsk e Grodno. In Croazia, a Spalato e Zagabria. Nel2009 inMessico, a Città del Messico. In Spagna, a Madrid. In Polonia, a Lublino. Nel 2010 nuovamente in Polonia. In Cile (anche qui dopo un terribile terremoto). In Spagna, a Barcellona. In Slovenia, a Ljubljana, Bled e Brezje. In Kazakhstan, ad Astana e Karaganda.

Nel 2012 ancora n Polonia, a Cracovia, a Łódz a Bydgoszcz e a Gdańsk. In Spagna, a Barcellona.

Conclusione

Il lavoro del Segretario di Stato è veramente impegnativo e lascia poco spazio al riposo e tanto meno agli hobby personali. Si tratta di regolare la giornata tenendo presente anche la partecipazione alle sessioni ordinarie delle principali Congregazioni romane (Congregazione perla Dottrinadella Fede, Congregazione per i Vescovi, Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Congregazione per il Culto Divino, Congregazione per le Chiese Orientali) o alla Commissione Cardinalizia di Vigilanza dello IOR.

Con tutto ciò la mia vita sacerdotale e di preghiera ha continuato ad alimentare il ministero pastorale, e le parentesi degli avvenimenti sportivi (ad esempio la sequenza di qualche partita di calcio) hanno animato alcuni momenti della mia vita.

Posso dire come sintesi di questa grande attività, che mi ha impegnato in questi anni, che il lavoro non solo nobilita l’uomo, come dice il proverbio, ma lo mobilita e lo gratifica in ogni età della vita.

Per concludere mi piace citare questa frase di Don Bosco, inguaribile ottimista: “Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso”.