"Nostalgia" e "curiosità" ci intrappolano nel peccato

Durante l'omelia a Santa Marta, papa Francesco esorta ad essere "coraggiosi nella nostra debolezza" per proseguire lungo la strada del Signore

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 613 hits

Fuggire dal peccato, lasciandoselo alle spalle senza “nostalgia”. Su questo non facile tema, papa Francesco ha articolato la sua omelia durante la messa mattutina a Santa Marta.

Alla funzione hanno partecipatoun gruppo di sacerdoti e collaboratori del Tribunale della Penitenzieria Apostolica, un gruppo della Pontificia Accademia Ecclesiastica e, in qualità di concelebranti, il cardinale Manuel Monteiro de Castro e monsignor Beniamino Stella.

Nelle situazioni “difficili” o “conflittuali”, ha spiegato il Papa, gli atteggiamenti ricorrenti sono quattro: il primo è quello della “lentezza” che si riscontra in Lot, protagonista della Prima Lettura di oggi (Gen 19,15-29).

Quando l’angelo gli consiglia di abbandonare la sua città distrutta, Lot lo fa ma è troppo titubante: in lui, infatti, c’è “l’incapacità del distacco dal male, dal peccato”. Per questo motivo Lot si mette perfino a negoziare con l’angelo.

Sebbene dalle situazioni peccaminose spesso sia difficile tirarsi fuori, il Signore ci dice sempre: “Fuggi! Tu non puoi lottare lì, perché il fuoco, lo zolfo ti uccideranno”.

Chi ha seguito alla lettera questo principio è stata, ad esempio, Santa Teresa del Bambino Gesù, la quale riconosceva che, in certe tentazioni “siamo deboli e dobbiamo fuggire”: si tratta, tuttavia, di una fuga “per andare avanti, nella strada di Gesù”, ha sottolineato il Santo Padre.

L’angelo, poi, dice a Lot di “non guardare indietro” e di vincere la nostalgia del peccato in cui cadde il popolo di Dio nel deserto che arrivò a provare “nostalgia delle cipolle d’Egitto”, dimenticando che quelle cipolle venivano servite “sulla tavola della schiavitù”.

Va quindi vinta la tentazione della curiosità che, nelle situazioni di peccato, “non serve” e “fa male”, ha ammonito il Pontefice.

C’è una terza tentazione da vincere ed è quella della “paura”, che ghermisce gli Apostoli durante una tempesta sul mare di Tiberiade (cfr. Mt8,23-27). In preda al terrore, esclamano: “Salvaci signore, siamo perduti!”. Anche “avere paura di andare avanti sulla strada del Signore”, è una “tentazione del demonio”. La paura, però, “non è un buon consigliere” e più volte anche Gesù lo ribadisce, ha osservato il Santo Padre.

Il quarto atteggiamento davanti al peccato è quello virtuoso ed è “la grazia dello Spirito Santo”. Cosicché, davanti al peccato, alla nostalgia, alla paura, dobbiamo rivolgerci a Dio con queste parole: “Signore, io ho questa tentazione: voglio rimanere in questa situazione di peccato; Signore, io ho la curiosità di conoscere come sono queste cose; Signore io ho paura”.

A salvarci è sempre “lo stupore del nuovo incontro con Gesù”, ha detto papa Francesco. Pur nella nostra debolezza “non siamo ingenui né cristiani tiepidi, siamo valorosi, coraggiosi”, ha osservato.

Mantenendoci “coraggiosi nella nostra debolezza”, dobbiamo tenere duro, non farci prendere da una “cattiva nostalgia”, né dalla paura, guardando sempre il Signore, ha poi concluso Francesco.