Novità di linguaggio e autenticità di vita nella missione di Cirillo e Metodio

Intervista al card. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, in occasione del Convegno per i 1150 anni dall'inizio della missione dei due Compatroni d'Europa

Roma, (Zenit.org) | 874 hits

Dalla Lettera enciclica Slavorum apostoli del 1985 alle celebrazioni del 2013. Nuove generazioni di studenti, con diverse provenienze geografiche, assisteranno al Congresso internazionale “SS. Cirillo e Metodio fra i popoli slavi: 1150 anni dall'inizio della missione” che si svolgerà a Roma, diviso in due giornate.

La prima, il 25 febbraio, si terrà al Pontificio Istituto Orientale; la seconda, il 26 febbraio, alla Pontificia Università Gregoriana. Al centro della due giorni il tema "Novità di linguaggio e autenticità di vita", ovvero quel binomio che aveva orientato l’azione missionaria di Cirillo e Metodio e che viene autorevolmente richiamato oggi, in tutta la sua gravità e urgenza, dal Magistero pontificio.

Tra i relatori, anche il card. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Orientale, che, nell'intervista riportata di seguito, approfondisce i contenuti del Convegno.

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Eminenza, quali potrebbero essere gli elementi esortativi dal punto di vista accademico?

Card. Sandri: Nell’imminente celebrazione del Congresso internazionale “SS. Cirillo e Metodio fra i popoli slavi: 1150 anni dall’inizio della missione”, rivolgo agli studenti l’esortazione a rileggere e a meditare con gratitudine due documenti magistrali del beato pontefice slavo Giovanni Paolo II:

a) la Lettera apostolica Egregiae virtutis (31 dicembre 1980) con cui il papa proclamò i santi Cirillo (827-869) e Metodio (815-885), in virtù dei loro straordinari meriti, compatroni d’Europa assieme a san Benedetto. Oltre che un concreto gesto di solidarietà con i popoli slavi, quello di Giovanni Paolo II fu anche un contributo alla ricostruzione dell’unità del continente europeo al di là di ogni divisione ideologica e politica. La nuova prospettiva europeistica delineata in questa Lettera offre l’occasione di un approfondimento delle radici cristiane nelle nazioni europee attraverso la riscoperta dei loro valori, tradizioni e cultura, nella prospettiva di una Europa intera, che dall’Atlantico agli Urali respira a due polmoni, perché “nel suo insieme geografico è per così dire frutto dell’azione di due correnti di tradizioni cristiane, alle quali si aggiungono anche due diverse, ma al tempo stesso profondamente complementari, forme di cultura” (n. 3);

b) la Lettera enciclica Slavorum apostoli (2 giugno 1985), nell’XI centenario della morte di san Metodio (885), altro grande dono del beato pontefice alla Chiesa, all’Europa e specialmente ai popoli slavi, che rappresenta il punto di riferimento religioso, dottrinale ed ecclesiale per il futuro sviluppo delle ricerche storico-religiose. Se un tempo i due fratelli, oriundi di Tessalonica, venivano celebrati soprattutto come “apostoli degli Slavi”, oggi, dopo la pubblicazione di questa Lettera, si tende a privilegiare l’importanza spirituale della loro opera in favore dell’intera Europa.

Giovanni Paolo II richiama alla memoria storica e all’attenzione spirituale dei cristiani europei gli avvenimenti salienti che concernono il loro passato e, insieme, il loro futuro unitario. Meditare i caratteri comuni e quelli peculiari assunti nel corso del tempo dalla propria fede e dalla propria cultura, con lo sviluppo vitale e organico della tradizione specifica di ciascun popolo: mi sembra che questa sia una premessa solida sulla quale anche gli studenti, nel loro ruolo, possono fondare con realismo la ricerca di una più concorde ed armonica convivenzatra le varie nazioni d’Europa da cui essi provengono. Oggi i popoli dell’Europa cercano con insistenza l’affermazione della propria identità e, allo stesso tempo, sentono la necessità di unità e di solidarietà per risolvere i gravi problemi che affliggono il vecchio Continente e il mondo intero. Questa duplice esigenza rende quanto mai vivo ed attuale il messaggio dei due Santi fratelli.

Quale dinamica nella missione per il multilinguismo a servizio della Fede per la Chiesa Universale?

Card. Sandri: La grande intuizione di Cirillo e Metodio fu di aiutare i popoli slavi da loro evangelizzati a lodare Dio nella propria lingua e nel rispetto delle proprie caratteristiche culturali, insistendo al tempo stesso sull’unità tra tutti i cristiani, di Oriente e Occidente, nell’unica e universale Chiesa di Cristo. Cirillo accettò di dirigere la missione in Moravia a condizione di poter realizzare il suo progetto di tradurre le Sacre Scritture in lingua slava. Nell’organizzare il proprio lavoro di missionario approdò alla lungimirante e nobile considerazione che la Parola di Dio, per agire, dovesse essere predicata e spiegata in una lingua comprensibile agli uditori, cioè nella loro stessa lingua.

La creazione di una liturgia letta e cantata in lingua slava, sintesi di elementi occidentali e orientali, fu il punto culminante dell’opera letteraria e missionaria di Cirillo e Metodio e costituisce la loro più preziosa eredità. Il loro è ancora oggi un invito ad una visione dinamica della cattolicità, come sinfonia delle varie liturgie in tutte le lingue del mondo, come coro armonioso di voci e moduli diversi. Lo spirito profondamente umanista ed universalista della loro missione è suscettibile di riscoperte e fecondo di ulteriori approfondimenti.

Si può parlare di superamento dei confini culturali e geografici per la costruzione dell’identità del cristiano?

Card. Sandri: Il cristiano costruisce la propria identità unitaria giorno per giorno e ovunque, superando non solo i confini culturali e geografici, ma anche le differenze di ceto sociale. Cirillo, professore di filosofia ma anche profondo conoscitore della Sacra Scrittura, sottolineava l’idea che l’uomo può arrivare ad una somiglianza con Dio per mezzo delle proprie azioni, sosteneva che il cammino della salvezza si percorre nel compimento dei compiti affidati all’uomo nel nome del Signore. Ne deriva la necessità del superamento di ogni forma di divisione e del rispetto dovuto alla cultura di ogni nazione, “affinché gli altri paesi, vedendo ciò, seguano il nostro esempio” (Vita di Cirillo).

1150 anni fa, all’inizio della missione comparivano le prime tracce di profetismo ecumenico, oggi “Fonte” del dialogo ecumenico...

Card. Sandri: Già dal sec. IX i due poli principali della cristianità, Roma e Costantinopoli, erano spiritualmente lontani: i dibattiti su questioni ecclesiastiche e teologiche rendevano sempre più difficili i rapporti reciproci. L’opera di apostolato in lingua slava dei dotti e santi fratelli Cirillo e Metodio apriva agli Slavi l’accesso alla comunità delle nazioni cristiane e collegava armonicamente Roma e Costantinopoli. Essi svolsero infatti il loro servizio missionario in unione sia con la Chiesa di Costantinopoli, dalla quale erano stati inviati, sia con la Sede Apostolica, dalla quale ricevettero sempre appoggio e sostegno, manifestando così l’unità di una Chiesa che di lì a poco avrebbe conosciuto la dolorosa ferita della divisione tra Oriente e Occidente.

Il contegno dei due fratelli – “coppia di buoi aggiogati che lavorano al medesimo solco” (Vita di Metodio) – era fondato sulla concezione della Chiesa e della comunità cristiana nella loro interezza, unicità e indivisibilità. Nella Lettera apostolica Magnifici eventus (11 maggio 1963) il beato Giovanni XXIII li definì “colonne sante di unità”. Sono autentici precursori dell’ecumenismo, perché lavorarono al servizio dell’unità e della pienezza multiforme della Chiesa, incarnando essi stessi lo spirito della Chiesa originale indivisa.

Il Suo messaggio alla comunità accademica del Pontificio Istituto Orientale?

Card. Sandri: La Comunità accademica del Pontificio Istituto Orientale coopera con straordinaria efficacia, mediante questo Congresso internazionale, ad una rinnovata ed approfondita conoscenza, oltreché al culto, dei due grandi e singolari Apostoli, che in modo tanto originale e significativo hanno contribuito ad integrare, arricchendola, la fisionomia spirituale dell’Europa.

Auspico che i lavori congressuali offrano ulteriori e fecondi stimoli a porsi alla scuola di spiritualità di Cirillo e Metodio, araldi del Vangelo e apostoli di concordia, di unità e di pace. L’ardore e l’entusiasmo creativo con cui essi intrapresero questo compito rappresentano un modello per affrontare oggi, nell’anno della Fede, la sfida di una nuova evangelizzazione sapientemente inculturata nelle comunità di uomini e donne sparsi nel mondo. Ci illuminano in questo cammino i recenti insegnamenti che il Santo Padre Benedetto XVI ci ha offerto nella Lettera apostolica Porta fidei (11 ottobre 2012): “Il rinnovamento della Chiesa passa anche attraverso la testimonianza offerta dalla vita dei credenti: con la loro stessa esistenza nel mondo i cristiani sono infatti chiamati a far risplendere la Parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato” (n. 6), e ancora nella Lettera apostolica Fides per doctrinam (16 gennaio 2013): “L’intelligenza della fede richiede sempre che i suoi contenuti siano espressi con un linguaggio nuovo, capace di presentare la speranza presente nei credenti a quanti ne chiedono ragione (cfr 1 Pt 3, 15)”. Novità di linguaggio e autenticità di vita: quel binomio che aveva orientato l’azione missionaria di Cirillo e Metodio viene autorevolmente richiamato oggi, in tutta la sua gravità e urgenza, dal Magistero pontificio.