Nucleare di pace: quale collaborazione possono offrire le religioni?

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ROMA, giovedì, 28 ottobre 2010 (ZENIT.org).- Il tema della riconversione delle testate nucleari in energia per usi civili e per lo sviluppo è stato al centro dell’incontro svoltosi giovedì scorso ad Assisi e promosso dal “Comitato per una Civiltà dell’Amore”.



Luigi De Salvia, Segretario Generale della Sezione Italiana di “Religions for Peace”, si è chiesto quale collaborazione possa venire in questo campo dalle varie tradizioni religiose, tutte “accomunate dal credere che ogni forma di vita, e quella umana in particolare, lungi dall’essere qualcosa di banale e casuale, è piuttosto espressione di una realtà più grande, inafferrabile nella sua pienezza”.

“Da questo rispetto profondo verso il Mistero Divino ed il Mistero dell’Uomo e della Vita più in generale deriva la ferma indicazione di non uccidere, che riassume il cuore dell’etica per tutte le spiritualità, condivisa, fra l’altro, anche da concezioni filosofiche, che, per varie ragioni, sono distanti dalle tradizioni religiose”.

Nel non uccidere in senso lato, infatti, “sono incluse le raccomandazioni ad evitare ogni forma di indifferenza, di disprezzo e di odio dell’altro, che, in condizioni più critiche, potranno portare ad uccidere nel senso tragico del termine”.

L'obiezione che si potrebbe sollevare sul fatto che “più volte nella storia delle religioni è mancata la coerenza con il valore positivo insistentemente proposto della sacralità della vita e con l’imperativo di non violarla”, secondo De Salvia, è proprio l'elemento che mostra “quanto l’insicurezza, così connaturata nell’esistenza umana ed amplificata in situazioni particolarmente complesse e pericolose, possa incidere anche su persone che decisamente e consapevolmente abbiano scelto di perseguire la giustizia e di rifuggire da tentazioni di onnipotenza, come testimonia la loro dedizione alla preghiera”.

“Se dunque l’insicurezza non risparmia nessuno in assoluto, neanche le persone religiose”, è tuttavia innegabile che “la vita spirituale, fondata sulla meditazione e sulla preghiera, rappresenta un forte argine alla pratica della violenza, in quanto può liberare in modo significativo dall’angoscia esistenziale e dalla paura dell’altro”.

L’energia derivante dalla preghiera e dalla vita spirituale, infatti, “può rappresentare un retroterra solido e stabile nell’impegno concreto per la pace, intendendo per questo la capacità di praticare la giustizia per ricondurre ad integrità parti diverse e separate, che, abbandonate a se stesse ed alle proprie paure, potrebbero, come schegge impazzite, provocare disintegrazione e morte”.

Il Segretario Generale di Religions for Peace Italia ha poi riconosciuto che dopo la Seconda Guerra Mondiale “è andata via via diminuendo la competizione e la contrapposizione tra le religioni, forse anche grazie alla riflessione sui terribili disastri di quel conflitto mondiale”.
 
“Un momento decisivo di tale evoluzione”, ha aggiunto, è stato rappresentato dall’evento svoltosi ad Assisi il 26 ottobre 1986, quando Papa Giovanni Paolo II vi si è recato a pregare “affiancato da guide spirituali di tutte le grandi tradizioni, per avviare ufficialmente, di fronte al mondo, la svolta irreversibile nel rapporto tra le religioni dall’antagonismo alla cooperazione per il sostegno alla vita umana e la salvaguardia del pianeta”.
 
Per questo motivo, secondo De Salvia esistono oggi “le condizioni perché le religioni, diffuse con le loro comunità in tutti i continenti, possano lavorare in sinergia per il disarmo nucleare e la riduzione delle armi convenzionali, anche al fine di far liberare risorse per sostenere lo sviluppo in quei Paesi dove certe mancate opportunità possono diventare il terreno di crescita per disperazione e violenza che attraverso l’estremismo antipolitico ed il fondamentalismo religioso possono rappresentare la spada di Damocle per il nostro futuro nel pianeta”.

In questo contesto, ha lanciato la proposta di un appuntamento da tenersi ogni anno ad Assisi nel mese di ottobre, “nel quale coinvolgere rappresentanti delle religioni, delle culture e del mondo del lavoro per rinnovare l’impegno ad operare insieme per la pace, secondo lo spirito del già citato storico incontro interreligioso del 1986”.

In questo incontro, ha auspicato, si potrà assumere “il compito specifico del monitoraggio costante della riconversione del nucleare, in coerenza con gli accordi internazionali di non proliferazione e con l’obiettivo di promuovere la ricerca di sicurezza condivisa, che non può prescindere da un riequilibrio delle opportunità di crescita a livello globale”.