Nuova Delhi: la Chiesa indiana a scuola di comunicazione

Visita al National Institute for Social Communications Research and Training (NISCORT)

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ROMA, martedì, 3 aprile 2012 (ZENIT.org) - Fornire competenze specifiche. Addestrare formatori in campo mediatico. Diffondere la consapevolezza del peso della comunicazione nel modo odierno di vivere la fede.

L’istituto NISCORT (National Institute for Social Communications Research and Training) di Nuova Delhi è nato nel 1997 dal desiderio della Conferenza episcopale indiana di realizzare un centro di formazione per una comunicazione che esprimesse il pensiero della Chiesa cattolica. Aiuto alla Chiesa che Soffre ha sostenuto la struttura sin dagli inizi finanziando numerosi corsi, borse di studio, l’acquisto della necessaria strumentazione, vitto e alloggio per le religiose iscritte e intenzioni di messe per i sacerdoti che lavorano nell’istituto.

Nelle scorse settimane ACS-Italia ha visitato Niscort insieme ad una delegazione di ACS internazionale. L’istituto accoglie circa cinquanta studenti – sacerdoti, religiosi e laici – provenienti da diverse diocesi indiane e alcuni di loro sono ospitati negli alloggi del campus. Oltre ai tre corsi post laurea in giornalismo – carta stampata, trasmissioni radio e tv, produzione di audiovisivi – il centro offre una specializzazione in scienze della comunicazione e alcuni programmi estivi, tra cui quello in Pastorale della comunicazione e altri indirizzi specifici per seminaristi e religiose. Il desiderio del corpo docente è aggiungere un nuovo piano all’edificio. «Al momento possiamo accogliere solo un numero limitato di domande d’iscrizione – ha detto ad ACS-Italia padre Devassy Kollamkudyil, coordinatore dei corsi – ma vorremmo raggiungere i 200 iscritti: il minimo indispensabile per un Paese vasto e popolato come l’India».

L’anno prossimo tornerà a dirigere Niscort uno degli ideatori del progetto: padre Jacob Srampickal. E’ stato il religioso gesuita, allora presidente dell’Unda /OCIC dell’India (l’attuale Signis), a suggerire l’idea alla Conferenza episcopale. «In quel periodo esistevano diversi centri che si occupavano di comunicazione – racconta ad ACS-Italia – ma mancava una struttura locale che rappresentasse il punto di vista cattolico nel mondo dei media». Padre Srampickal è autore di molteplici pubblicazioni ed ha approfondito i suoi studi prima in India e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Questo sarà il suo ultimo semestre di insegnamento presso l’Università Gregoriana, dove è docente dal 2003 e dove per sei anni è stato direttore del Centro Interdisciplinare sulla Comunicazione Sociale (CICS).

«A Niscort la comunicazione è innanzitutto un mezzo per costruire comunità secondo la visione di Gesù – spiega – e i nostri corsi promuovono il rinnovamento della Chiesa attraverso una maggiore creatività e partecipazione». La particolarità dell’istituto è formare esperti in comunicazione che a loro volta diffondano in tutto il territorio le nozioni acquisite. Alcuni indirizzi sono stati pensati invece per i laici che potranno conseguire un diploma e trovare più facilmente un impiego nel mondo dei media. Padre Jacob ha contattato sacerdoti e religiosi indiani - esperti in comunicazione - per il ruolo di insegnanti ed alcune università europee e americane per realizzare stage e programmi di scambio. «Non è necessario andare all’estero. Possiamo creare un centro di formazione anche in India: prestigioso, basato sulla fede e in grado di far crescere la Chiesa cattolica».

Il primo cambiamento sarà la «promozione» del seminario estivo sulla Pastorale della comunicazione in un master della durata di due anni, focalizzato sull’etica dei media e sulla comunicazione per lo sviluppo. Il master non fornirà solo competenze tecniche, ma strumenti per creare coesione e partecipazione tanto nelle diocesi quanto nelle singole parrocchie. «La Chiesa– e non soltanto quella indiana – ha bisogno innanzitutto di maggiore dialogo al suo interno. Poi vengono i media».

Molti teologi ed esponenti del clero considerano la comunicazione un «oggetto secolare», che merita poca attenzione. Oppure enfatizzano la mancanza di contenuto e gli effetti dannosi dei mass media. «Circa l’85 per cento di noi ignora gli effetti che una buona comunicazione può avere sul rinnovamento della Chiesa». Ma il fine ultimo della comunicazione - fa notare padre Srampickal - è creare unità, armonia, coesione, comunità. «Esattamente ciò che vuole la Chiesa».

In un Paese come l’India, naturalmente aperto alle nuove tecnologie, i media rappresentano il canale privilegiato per la diffusione delle informazioni – ad esempio quelle relative alla storia della Chiesa o al diritto canonico – e per l’approfondimento della fede. Ma anche uno strumento valido del processo di rievangelizzazione, di cui oggi «si sente fortemente bisogno». La Chiesa però deve «trovare il modo di connettersi con i più giovani» e «di introdurre il Vangelo in una cultura costantemente disegnata e ridisegnata dai media».