Nuova evangelizzazione: che cosa è più urgente?

Vangelo della XVI Domenica del Tempo Ordinario

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di padre Angelo del Favero*

ROMA, giovedì, 19 luglio 2012 (ZENIT.org).- Ef 2,13-18

Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate  lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne.”.

Ger 23,1-6

Dice il Signore: “Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco, io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò ritornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno.”.

Mc 6,30-34

Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto e riposatevi un po’”. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”.

Il Vangelo di oggi inizia con una scena ideale: gli apostoli tornano dalla prima missione affidata loro da Gesù e, come fanciulli emozionati, gli riferiscono subito “come è andata”.

Possiamo presumere che questo primo giorno di evangelizzazione sia andato molto bene, se ci colleghiamo alla finale del Vangelo di Marco: “Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che la accompagnavano” (Mc 16, 20).

Ecco dunque che Gesù, molto più amico premuroso che capo della missione, si preoccupa di far riposare i suoi, stanchi e felici: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’” (6, 31).

Così il Signore organizza per sé e per loro una giornata di ritiro, lontano dalla gente, ma..commette l’errore di partire in barca, sotto gli occhi di tutti e senza troppa fretta. Ed ecco il risultato: “Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero” (6,33).   

Sceso dalla barca, però, appena si rende conto del mare di gente che lo sta aspettando, lungi dal provare il minimo disappunto e dimenticando la stanchezza dei suoi amici, Gesù “ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore” (6,34a).

Possiamo ragionevolmente supporre che molte di queste pecore fossero afflitte da varie malattie (Mc 3,9-10), ma l’evangelista non accenna a qualche guarigione miracolosa, solo: “si mise a insegnare loro molte cose” (6,34b).

Il messaggio di fondo si chiarisce subito con la successiva descrizione del miracolo più inimmaginabile: Gesù moltiplica nelle sue mani pochi pezzi di pane, riuscendo così a sfamare migliaia di persone.  

Si realizza così sul piano materiale la profezia spirituale del profeta Geremia: “Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò ritornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno” (Ger 23,1-6).

Naturalmente non è stato il pastore divino a disperdere le pecore del suo gregge, ma, se lo ha permesso, ciò faceva parte del suo disegno di salvezza a loro riguardo.

Per la vita delle pecore, il pascolo più necessario non è l’erba fresca, ma l’amicizia profonda e vitale con il pastore, fonte di gioia, di sicurezza e di pace.

E’ questo per noi il dono stupefacente dell’Eucaristia, cibo mirabile e divino che è in persona Gesù, il Pane del Padre moltiplicato per la vita del mondo.

Senza l’amicizia di Gesù “Pastore bello”, l’uomo vive come pecora sperduta nel deserto, facile preda dei mercenari falsi e spietati che lo circondano, il più infido e tenace dei quali è il suo stesso io, quando presume di vivere come se Dio non ci fosse o non fosse il pastore, la guida e il significato della sua vita, della sua storia.

Al contrario “chi permette con umiltà a Cristo di penetrare nella sua anima, di agire attraverso la sua persona, di essere Lui il vero protagonista di tutte le sue azioni e i suoi desideri, Colui che ispira ogni iniziativa e sostiene ogni silenzio”, arriva a possedere dentro di sé “una luce sicura per scoprire che attraverso Cristo gli giunge  un vero rinnovamento della sua vita. (Benedetto XVI, Messaggio al vescovo di Avila, per il 450° della Riforma del Carmelo, promossa da Santa Teresa di Gesù).

Ma ecco la condizione irrinunciabile: “Lasciarsi guidare in questo modo da Cristo è possibile solo per chi ha un’intensa vita di preghiera. Questa consiste nel “parlare dell’amicizia con Gesù,  trovandosi frequentemente da soli a soli con Chi sappiamo che ci ama”. E’ urgente che la Parola  di vita vibri nelle anime in modo armonioso, con note squillanti e attraenti. In questo appassionante compito, l’esempio di Teresa d’Avila ci è di grande aiuto. Possiamo affermare che a suo tempo la Santa evangelizzò senza mezzi termini, con ardore mai spento, con metodi lontani dall’inerzia, con espressioni aureolate di luce. Ciò conserva tutta la sua freschezza nel crocevia attuale, dove si sente l’urgenza che i battezzati rinnovino il loro cuore attraverso la preghiera personale, incentrata sulla contemplazione della Santissima Umanità di Cristo come unico cammino per trovare la gloria di Dio. Così si potranno formare famiglie autentiche, che scoprano nel Vangelo il fuoco del proprio nucleo familiare; comunità cristiane vive e unite, cementate in Cristo come loro pietra d’angolo, che abbiano sete di una vita di servizio fraterno e generoso.” (id.).

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* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.