Nuovo libro di Don Stanzione su San Giovanni d'Avila

Nelle librerie la biografia del predicatore spagnolo proclamato "Dottore della Chiesa" da Benedetto XVI

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di Carmine Alvino

ROMA, lunedì, 8 ottobre 2012 (ZENIT.org) - Domenica 7 ottobre 2012 il papa Benedetto XVI ha proclamato lo spagnolo san Giovanni d’Avila dottore della chiesa universale insieme alla tedesca santa Ildegarda di Bingen. Plaudo all’iniziativa della editrice Gribaudi di Milano di presentare al grande pubblico dei cristiani queste due grandi figure del Cattolicesimo attraverso due brevi ed agili biografie entrambe di don Marcello Stanzione, noto parroco e scrittore di spiritualità cattolica specialmente riguardo agli angeli.

Giovanni d’Avila, prete santo, mistico e scrittore,  godette grandissima stima nella Spagna  del XVI secolo quella del “ secolo d’oro” perché ci fu un grande proliferare di scritti mistici e teologici di altissima qualità insieme alla fioritura di grandi santi. Giovanni d’avila appartiene alla prima generazione del secolo XVI. Che fu una generazione marcata dagli ultimi processi della reconquista e dalla scoperta dell’America, dall’unità politica della spagna e dal cambio culturale e spirituale prodotto dall’umanesimo rinascimentale., dalla rottura dell’unità religiosa in Europa e dalle discussioni del concilio di Trento.    

Fu amico di S. Ignazio di Loyiola  e consigliere di S. Teresa d’Avila e di altri santi che vengono pure  presentati in questo testo di don Stanzione. Il suo biografo principale fu il frate domenicano Luigi di Granada. Dopo molti secoli di relativo oblio, la sia canonizzazione, avvenuta per opera di Paolo VI il 31 maggio 1970, ha portato a un risveglio d’interesse nei suoi confronti.

Giovanni d’Avila nacque ad Almodovar del Campo, nella provincia di Ciudad Real (un centinaio di chilometri a sud di Toledo), da famiglia agiata, di origine giudaica, e fu mandato all’università di Salamanca a studiare diritto. Questo tipo di studi non lo attrasse molto e, tornato a casa, si sottopose a un severo regime di preghiera e penitenza per ben tre anni. Su suggerimento di un francescano studiò all’università di Alcalà filosofia e teologia sotto la guida del domenicano Domenico de Soto, dal 1520 a 1526.  Nel frattempo entrambi i suoi genitori morirono.

Fu ordinato prete nel 1525 e diede ai poveri la maggior parte della sua  notevole eredità. Dotato di un rimarchevole dono per la predicazione, desiderava partire per le missioni in Messico ma l’arcivescovo di Siviglia volle che rimanesse in patria e predicasse in Andalusia. Giovanni s’impegnò in quest’opera per nove anni con grande successo: gente di ogni età e classe sociale fu condotta subito a conversione e poi accompagnata nel progresso del cammino di fede.

Un tal tipo di predicazione era indispensabile in un’aera rimasta a lungo sotto il dominio arabo e dove false o incomplete conversioni dal giudaismo o dall’islam non erano per nulla infrequenti nel quadro della vigorosa riconquista alla fede cattolica operata durante il regno di Ferdinando e Isabella. Giovanni predicò con grande successo dal 1529 al 1538, a causa dei suoi grandi successi pastorali, probabilmente per motivi di invidia clericale, non mancò una denuncia all’Inquisizione, che lo imprigionò con l’accusa di un insegnamento troppo rigoristico tendente a escludere i ricchi dal regno dei Cieli: scagionato da ogni accusa (d’altra parte prive di un reale  fondamento) fu accolto trionfalmente al suo rilascio.

Tornò così a predicare in molte città spagnole, tra cui Cordova, Granada e Siviglia. Il suo magistero è completato dal suo epistolario spirituale, che ci è giunto in edizione integrale, e dalla predicazione, a noi arrivata attraverso estratti delle prediche redatti dai suoi  devoti ascoltatori. Gli anni dal 1554 al 1569 furono segnati dalla malattia, ma continuò a predicare e a scrivere fino alla fine della sua operosa esistenza.

Il suo è un esempio raro di un santo della Controriforma spagnola non appartenente ad alcun ordine religioso, benché egli abbia collaborato alla conversione di S. Francesco Borgia  e di S. Giovanni di Dio  e abbia anche desiderato ardentemente entrare nella Compagnia di Gesù: sebbene forse dissuaso in questo proposito dal provinciale dei gesuiti di Andalusia, alla sua morte fu sepolto proprio nella chiesa dei gesuiti a Motilla (Cordova).

Si possono studiare i vari aspetti del suo insegnamento spirituale nel celebre trattato sistematico Audi, filia, o nell’epistolario spirituale, o rintracciandolo in estratti delle prediche come il seguente, dedicato a tratteggiare la diversità di un’anima da un’altra: “I corpi degli uomini sono di diversa indole, e c’è grande dissomiglianza nella conformazione delle loro menti, perché Dio ha concesso doni diversi a individui differenti. Non guida tutti sul medesimo sentiero, perciò è impossibile indicare una devozione particolare come la più opportuna.

Alcuni non sentono alcuna attrattiva speciale per qualsivoglia forma di devozione ed essi dovrebbero consultare qualcuno […] così per conoscere se si siano lasciati guidare da una causa d’amore o di timore, di tristezza o di gioia, e come applicare i rimedi più adatti alle loro necessità”. Questo estratto sembra uno di quegli insegnamenti senza tempo della Regola Pastorale di Gregorio Magno; Giovanni insiste che l’unica via, vera per tutti, è la via del Cristo stesso: “Cristo ci dice che se noi desideriamo unirci a lui, dobbiamo camminare sulla strada che egli ha percorso.

Non è sicuramente cosa retta dire che il Figlio di Dio avrebbe camminato nei sentieri dell’ignominia mentre i figli dell’uomo vanno per le vie dell’onore mondano”. Altrove innalza preghiere affinché il suo corrispondente possa vedere “quali tesori nascosti Dio ci elargisce nelle prove dalle quali il mondo pensa solo a fuggire”. Allo stesso modo sottolinea come coloro che “immaginano di ottenere la santità per mezzo della loro sapienza e forza si ritroveranno, dopo molte tribolazioni, fatiche e sforzi gravosi, lontani dal possederla, e questo in proporzione alla loro certezza di averla ottenuta con le proprie forze”.

Sono certo che questo semplice libretto di don Marcello Stanzione sulla vita e sulle opere del santo prete apostolo dell’Andalusia farà molto bene a tutti ma specialmente ai sacerdoti e ai seminaristi che lo leggeranno. Inoltre questa pubblicazione di don Marcello permette di conoscere la vita di alcuni santi spagnoli coevi del Maestro Avila che sono poco o per nulla noti al grande pubblico dei cattolici italiani odierni. Ritengo che il vero rinnovamento della Chiesa del ventunesimo secolo verrà soprattutto dalla santificazione del clero e su questo il Concilio di Trento ed i numerosi santi della Riforma cattolica, come Giovanni d’Avila, sono sempre attuali. 

A tale riguardo giova ricordare che Giovanni d’Avila si impegnò per tutta la sua vita nella riforma del clero e voleva sacerdoti di grande santità di vita, ricchi di sapienza teologica ed esperti conoscitori della Bibbia, che fossero in contatto diretto con il popolo mediante la catechesi, la predicazione e l’amministrazione dei sacramenti finalizzata alla riforma profonda della Chiesa della sua epoca.