Obama tra hashtag, app e link

I "social media" sono stati determinanti nella sua vittoria. E la Chiesa come li utilizza per l'annuncio del Vangelo?

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di Daniele Trenca

ROMA, venerdì, 16 novembre 2012 (ZENIT.org) – «E' accaduto grazie a voi. Grazie» sono state le primissime parole di Obama, anticipando sul tempo tutte le tv statunitensi, che prudentemente non avevano ancora proclamato il 44° presidente Usa della storia. Un annuncio dato non dal McCormick Place di Chicago, ma su Facebook. A questo ha fatto seguito la foto dell'abbraccio con la moglie Michelle su Twitter.

Quattro anni fa la prima esperienza di campagna elettorale attraverso i social media. Nel 2008 Twitter era una novità e Facebook non era lo specchio del Paese, poiché la maggior parte degli utenti iscritti erano giovani. Oggi quasi la metà degli americani (circa 164 milioni) hanno un profilo sul social network più famoso del  mondo, e le elezioni americane sono la conferma che questi nuovi mezzi di comunicazione possiedono una spinta che può talvolta determinare le scelte dell'elettorato. Entriamo pian piano in una dimensione che connette sempre più spesso politica e social media.

Secondo una ricerca del Pew Research Center, ben tre quarti degli elettori hanno usato i social media per scambiare opinioni e discutere di politica. La vera forza è stata ancora una volta l'enorme produzione di contributi virali: vignette, animazioni e video, che hanno spopolato sulle bacheche degli utenti, mentre ritraevano l'uno o l'altro candidato durante discorsi e gaffe colossali. Facebook e Twitter sono stati decisivi per orientare il voto degli elettori indecisi, considerati senza esagerare, come un enorme Stato in bilico. Ricevere un messaggio da un "simile" o da una persona stimata suscita un effetto positivo. 33 milioni erano i fan su Facebook di Obama la sera delle elezioni statunitensi, contro i 12 milioni di Romney. Non c'è stata sfida nemmeno su Twitter, dove il neo presidente rieletto aveva 22 milioni di followers contro i quasi 2 milioni dello sfidante repubblicano.

La Santa Sede, da sempre attenta alle nuove tecnologie, ha posto da tempo i social network sotto i riflettori, come piazza privilegiata per l'evangelizzazione. I giovani in particolare, utilizzano internet anche per cercare risposte che diano senso alla loro vita, per questo la Chiesa deve rispondere loro utilizzando la rete e tutti i media della "web society".

L'interesse delle potenzialità del web accomuna Ratzinger con Wojtyla, al quale si deve la prima trasmissione via internet di un documento pontificio, era il 2001. Si utilizzeranno i social media soprattutto in quest'Anno della Fede, per annunciare a tutti la Parola di Libertà. Strumenti che grazie all'integrazione con i dispositivi mobili stanno invadendo la quotidianità, e che cercano, ove possibile, di migliorare la condizione di vita dell'uomo e non di sottometterla.

In passato Papa Benedetto XVI, riferendosi a Facebook, pose l'accento sull'importanza che il mezzo può avere sull'evangelizzazione senza però sostituire le relazioni reali. Il nuovo mondo di potenziali amicizie rappresenta una grande opportunità, ma ciò comporta anche una maggiore attenzione e una presa di coscienza rispetto ai possibili rischi. «Il contatto virtuale non può e non deve sostituire il contatto umano diretto con le persone a tutti i livelli della nostra vita» aveva detto il Papa.

Benedetto XVI è presente su Facebook (130mila iscritti) e prima della fine del 2012 sbarcherà anche su Twitter (probabilmente con il nick @BenedictusPPXVI). Inoltre dal 2009 la Chiesa ha anche un canale di YouTube curato dal Centro Televisivo Vaticano. «Quella del Santo Padre - precisano dal Vaticano - è però una presenza ecclesiale e non personale, poiché la sua parola è quella del Magistero Petrino».

Non un rifugio dunque in un mondo parallelo, dove cinguettii e bacheche la fanno da padrone, ma un sapiente e corretto uso dei social network che non devono mascherare l'identità dell'uomo. Il fedele cattolico da subito deve da subito discernere e far riconoscere la sua diversità rispetto alla volgarità e alla superficialità che regna sovrana su queste piattaforme.