OGM e dottrina sociale della Chiesa (parte I)

| 2436 hits


di padre Gonzalo Miranda, L.C.*

ROMA, giovedì, 23 aprile 2009 (ZENIT.org).- Non è competenza né missione della Chiesa pronunciarsi sui problemi tecnici relativi agli OGM. Ciò nonostante, la tematica racchiude anche tutta una serie di problematiche di carattere etico e sociale, le quali devono essere considerate alla luce di principi e criteri e etici generali.

La dottrina sociale della Chiesa ha sviluppato da molti anni una metodologia propria per l’analisi di problemi di carattere sociopolitico, tecnologico, economico, focalizzandoli a partire di una serie di principi e criteri di giudizio.

La nuova problematica riguardante le nuove biotecnologie e gli OGM si presta all’applicazione di questa metodologia, e deve essere analizzata dal punto di vista etico e sociale. Come succede con tanti comportamenti umani, anche l’uso degli OGM, può essere realizzato dal punto di vista intrinseco e da quello estrinseco.

Il primo si riferisce all’eticità di un comportamento in se stesso, guardando l’oggetto stesso dell’atto, ciò che viene fatto; il secondo si riferisce invece alle possibili conseguenze dell’atto stesso, o circostanze pare che possono influire sulla sua moralità.

Moralità intrinseca degli OGM

Alcune persone sono dell’idea che la manipolazione genetica degli esseri viventi sia in se stessa, per il suo stesso oggetto, un atto eticamente riprovevole, in quanto tende ad alterare ciò che è “naturale”. Considerano che la natura debba essere sempre rispettata assolutamente: «Nature and everything natural is valid and good in itself; so all the forms of genetic engineering are unnatural and go against, and interfere with Nature...; all the forms of genetic engineering are intrinsically bad therefore»[1].

A volte questa visione viene presentata su una considerazione di tipo religioso: le nuove biotecnologie interferiscono nell’opera di Dio, che ha creato la natura. Non sempre, però, si tratta di considerazioni basate su una visione religiosa[2]. In fondo c’è soprattutto una determinata antropologia e visione cosmica.

La visione antropologica della Chiesa cattolica porta a conclusioni diverse. Come si sa, tutta la riflessione e dottrina della Chiesa prende spunto dai testi della Sacra Scrittura, considerata dai cristiani parola rivelatrice di Dio.

Le prime pagine della Bibbia, nel libro della Genesi, presentano l’opera creatrice di Dio e il posto che Egli affida all’uomo nella creazione. Tra le realtà create da Dio c’è anche l’essere umano. Egli appartiene all’insieme della natura e del cosmo. Ma allo stesso tempo, l’uomo è stato creato come essere superiore a tutte le altre creature visibili. Il primo capitolo del libro della Genesi presenta la sua creazione come la fine e il completamento di un processo progressivo: dal caos iniziale all’essere umano. Solo di lui, infatti, Dio dice: “Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza” (Gen 1, 26).

Il Creatore ha voluto creare un essere vivente simile a Lui, e come lui capace anche di vedere che le cose create “erano cosa buona”, vale a dire capace di cogliere il valore e il senso di quelle realtà che sono un bene in se stesse. E lo ha voluto anche creare con la capacità di comprendere la natura e le leggi della natura e di intervenire modificando gli esseri, non viventi e viventi, per difendersi dai pericoli provenienti da essi e per trarre un determinato vantaggio.

In questo senso, Dio ha posto l’uomo come “giardiniere della creazione”, il quale deve agire con responsabilità per “coltivare e custodire” il creato.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II afferma che “l'uomo ha ragione di ritenersi superiore a tutto l'universo delle cose, a motivo della sua intelligenza, con cui partecipa della luce della mente di Dio”. E immediatamente dopo riconosce i progressi fatti “con l'esercizio appassionato dell'ingegno lungo i secoli” [...] nelle scienze empiriche, nelle tecniche e nelle discipline liberali”[3].

Poco più avanti asserisce che “i cristiani [...] non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell'ingegno e del coraggio dell'uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale del Creatore; al contrario, sono persuasi piuttosto che le vittorie dell'umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno”[4].

Il Papa Giovanni Paolo II, sulla stessa scia, ha detto che “nel delicato campo della medicina e della biotecnologia la Chiesa cattolica non si oppone in alcun modo al progresso”. Anzi, “la scienza e la tecnologia sono un prodotto meraviglioso della creatività umana che è un dono di Dio, dal momento che ci hanno fornito possibilità meravigliose, di cui beneficiamo con animo grato”[4]. Per questa ragione, i cristiani, “come credenti in Dio, che ha giudicato “buona” la natura da lui creata, noi godiamo dei progressi tecnici ed economici, che l’uomo con la sua intelligenza riesce a realizzare”[5].

E a proposito degli interventi tecnici in campo agricolo dice che la Chiesa apprezza “i vantaggi che derivano – e che possono ancora derivare – dallo studio e dalle applicazioni della biologia molecolare, completata dalle altre discipline come la genetica e la sua applicazione tecnologica nell’agricoltura e nell’industria”[6]. Infatti, “la tecnica potrebbe costituire, con una retta applicazione, un prezioso strumento utile a risolvere gravi problemi, a cominciare da quelli della fame e della malattia, mediante la produzione di varietà di piante più progredite e resistenti e di preziosi medicamenti[7].

L'uomo non deve però dimenticare che “la sua capacità di trasformare e, in un certo senso, di creare il mondo col proprio lavoro [...] si svolge sempre sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio”. Egli non deve “disporre arbitrariamente della terra, assoggettandola senza riserve alla sua volontà, come se essa non avesse una propria forma ed una destinazione anteriore datale da Dio, che l'uomo può, sì, sviluppare, ma non deve tradire. Quando si comporta in questo modo invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell'opera della creazione, l'uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura, piuttosto tiranneggiata che governata da lui”[8].

Se invece l’uomo interviene senza abusare né danneggiare la natura, si può dire che “interviene non per modificare la natura ma per aiutarla a svilupparsi secondo la sua essenza, quella della creazione, quella voluta da Dio. Lavorando in questo campo, evidentemente delicato, il ricercatore aderisce al disegno di Dio. Dio ha voluto che l’uomo fosse il re della creazione”[9]. In fondo, è Dio stesso che offre all’uomo l’onore di cooperare con tutte le forze dell’intelligenza all’opera della creazione iniziata nel primo giorno del mondo[10].

Moralità estrinseca degli OGM

Come dicevo prima nell’analisi etica di un comportamento umano è necessario anche considerare il modo in cui viene compiuto, le circostanze e soprattutto le possibili conseguenze del comportamento stesso.

Lo stesso concilio Vaticano II ricordava che “quanto più cresce la potenza degli uomini, tanto più si estende e si allarga la loro responsabilità, sia individuale che collettiva”[11]. E il Papa sottolinea che “noi sappiamo che questo potenziale non è neutro: esso può essere usato sia per il progresso dell’uomo, sia per la sua degradazione”[12]. Per questa ragione, “è necessario... mantenere un atteggiamento di prudenza e vagliare con occhio attento natura, finalità e modi delle varie forme di tecnologia applicata”[13].

Gli scienziati, dunque, debbono “utilizzare veramente la loro ricerca e le loro capacità tecniche per il servizio all’umanità”[14], sapendo subordinarle “ai principi e valori morali che rispettano e realizzano nella sua pienezza la dignità dell’uomo”[15]. In questo senso, le formidabili possibilità della ricerca biologica suscitano profonda inquietudine, in quanto forse “non si è ancora in grado di misurare i turbamenti indotti in natura da una indiscriminata manipolazione genetica e dallo sviluppo sconsiderato di nuove specie di piante e forme di vita animale, per non parlare di inaccettabili interventi sulle origini della stessa vita umana”[16].

Infatti, “si è constatato che la applicazione di talune scoperte nell’ambito industriale ed agricolo produce, a lungo termine, effetti negativi. Ciò ha messo crudamente in rilievo come ogni intervento in un’area dell’ecosistema non possa prescindere dal considerare le sue conseguenze in altre aree e, in generale, sul benessere delle future generazioni”[17].

Tenendo presenti questi avvertimenti credo che possiamo affermare che sono deprecabili gli interventi dell’uomo quando portano allo sconvolgimento, il danneggiamento o la menomazione degli esseri viventi e dell’ambiente naturale.

Sono invece lodevoli quando si pongono come contributo di perfezionamento e miglioramento. In tal senso dovrebbero essere valutati gli interventi che mirano a inibire la produzione di sostanze tossiche da parte di alcune piante, o a rendere le stesse piante più resistenti alla carenza di acqua o alla salinità di alcuni terreni; ugualmente sono di per sé positivi gli interventi grazie ai quali gli organismi stessi si difendono da determinati virus, batteri o insetti che li danneggiano gravemente; come anche tutte le alterazioni che riescano a potenziarne le qualità alimentari o addirittura renderle capaci di migliorare la salute delle persone.

---------

*Docente della Facoltà di Bioetica dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

Note

1)Cfr. REISS M.J. - STRAUGHAN R., “Improving Nature?. The science and ethics of genetic engineering”, Cambridge University Press, Cambridge 2001, p. 60.

2) Ibidem.

3) CON. ECUM. VAT. II, Costituzione pastorale, Gaudium et spes, 1965, n. 15. D’ora in poi, GS.

4) GIOVANNI PAOLO II, Faccio appello al mondo della medicina: nulla sia fatto contro la vita, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Editrice Vaticana, Roma 1986, pp. 1732-1736.

5) GIOVANNI PAOLO II, Responsabilità della scienza e della tecnologia. Discorso

25/02/1981, Hiroshima (Giappone), in IDEM, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Editrice Vaticana, Roma 1981, pp. 540-549.

6) GIOVANNI PAOLO II, No si può sacrificare l’uomo alla macchina. Discorso a Ivrea, 19- 03-1990, in IDEM, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Editrice Vaticana, Roma 1990, pp. 692-698.

7) GIOVANNI PAOLO II, La saggezza dell’umanità accompagni sempre la ricerca scientifica. Alla Pontificia Accademia delle Scienze, 30-10-1981, Città del Vaticano, in IDEM, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Editrice Vaticana, Roma 1981, pp. 330-338.

8) GIOVANNI PAOLO II, La scienza deve contribuire al vero progresso dell’uomo. Ai partecipanti al convegno promosso dall’Accademia Nazionale delle Scienze nel bicentenario della fondazione, 21-09-1982, in IDEM, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Editrice Vaticana, Roma 1982, pp. 511-515.

9) Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Centesimus annus, 1991, n.36.

10) GIOVANNI PAOLO II, Arbitraria ed ingiusta la manipolazione genetica che riduce la vita dell’uomo ad un oggetto. All’Associazione Medica Mondiale, 29-10-83, in IDEM, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Editrice Vaticana, Roma 1983, pp. 917-923.

11) Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Arbitraria ed ingiusta la manipolazione genetica che riduce la vita dell’uomo ad un oggetto. All’Associazione Medica Mondiale, 29-10-83, in IDEM, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Editrice Vaticana, Roma 1983, pp. 917-923.

12) Ibidem.

13) GIOVANNI PAOLO II, Responsabilità della scienza e della tecnologia. Discorso 25/02/1981, Hiroshima (Giappone), in IDEM, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Editrice Vaticana, Roma 1981, pp. 540-549.

14) GIOVANNI PAOLO II, Non si può sacrificare l’uomo alla macchina. Discorso a Ivrea, 19-03-1990, in IDEM, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Editrice Vaticana, Roma 1990, pp. 692-698.

15) GIOVANNI PAOLO II, La sperimentazione in biologia deve contribuire al bene integrale dell’uomo. Ai partecipanti a un convegno della pontificia accademia delle scienze , in IDEM, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Editrice Vaticana, Roma 1982, p. 889.

16) GIOVANNI PAOLO II, La sperimentazione in biologia deve contribuire al bene integrale dell’uomo. Ai partecipanti a un convegno della pontificia accademia delle scienze , in IDEM, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Editrice Vaticana, Roma 1982, p. 889.

17) GIOVANNI PAOLO II, Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato. Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, in IDEM, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Editrice Vaticana, Roma 1989, pp. 1463-1473.