Ogni anno in Spagna ha luogo “una sorta di referendum” sull’ora di religione

Constata il cardinal Antonio María Rouco Varela

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MADRID, lunedì 29 marzo 2004 (ZENIT.org).- Venerdì scorso, nel corso del “Forum Europa”, durante una conferenza sui “25 anni dei rapporti Stato-Chiesa” in Spagna, il cardinal Antonio María Rouco Varela, arcivescovo di Madrid, ha affermato che l’ora di religione “sta ricevendo un enorme sostegno sociale”.



“Chiederci di far sì che l’ora di religione sia regolata in modo indipendente o non sia adattata, formulata o rapportata in modo adeguato agli accordi Spagna-Santa Sede vuol dire rinunciare all’ora di religione, che sta ricevendo un enorme sostegno sociale”, ha affermato il Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola.

Il cardinale spagnolo ha poi spiegato che “una cosa è il sostegno sociale che si può percepire con maggiore o minore intensità nei mezzi di comunicazione, un’altra è il referendum annuale dei genitori spagnoli riguardo all’ora di religione, una prassi unica in Europa”.

In questo senso, ha insistito: “In Spagna, c’è tutti gli anni una sorta di referendum dei genitori per sapere se vogliono o meno l’ora di religione per i figli e, nonostante alcuni anni di orientamento accademico non favorevole all’ora di religione, ci troviamo con un 75-80% dei genitori spagnoli che la continua a chiedere”.

Il cardinal Rouco si è chiesto: “Con questi dati e questa realtà, non si dovrebbe arrivare ad una maniera di risolvere il problema, rispettando gli accordi e la Costituzione?”.

Si è chiesto anche: “Cosa c’è di male o chi danneggia, dal punto di vista pedagogico, il fatto che gli alunni e i genitori possano ricevere, nell’ambito del programma della loro istruzione, una parte che abbia a che vedere con la religione e i suoi rapporti con la cultura e la società, e che i genitori possano scegliere la formula adatta alla loro fede o una formula che non abbia niente a che vedere con la fede?”

Ha sottolineato anche che “è molto difficile capire come questo argomento possa danneggiare il bene comune della Spagna ed influenzare negativamente il processo educativo dei giovani spagnoli”.

“La questione dell’insegnamento dovrebbe essere indipendente dai cambiamenti del Governo e delle maggioranze parlamentari, perché riguarda i diritti fondamentali della persona, delle famiglie, i beni essenziali nella storia e nella biografia personale dei bambini e dei giovani, e credo che questo problema dovrebbe essere collocato fuori dalla legittima alternanza o discussione dei partiti politici”.

Relativamente alla politica, il cardinale ha affermato che la Chiesa “e soprattutto i suoi ministri credono di avere il dovere di emettere giudizi a livello politico quando lo esigano la salvaguardia dei diritti fondamentali della persona umana e la salvezza delle anime, usando solo i mezzi conformi al Vangelo e prescindendo da ogni tipo di privilegio”.

Sul futuro dei rapporti Stato-Chiesa, ha affermato che “questi rapporti passano, in Spagna, per l’applicazione di due principi: quello della libertà e quello della cooperazione leale, nobile e generosa”.