"Ogni ideologia è una falsificazione del Vangelo"

Durante la messa a Santa Marta, papa Francesco prega per una Chiesa libera dai moralismi e pronta ad accogliere Cristo con cuore umile

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 711 hits

L’umiltà è una condizione necessaria se vogliamo accogliere la parola di Dio e convertirci. Lo ha detto papa Francesco durante la messa mattutina nella cappella di Casa Santa Marta, celebrata stavolta alla presenza di alcuni dipendenti della Tipografia Vaticana e dell’Osservatore Romano.

Articolando la sua omelia sulle letture del giorno (At 9, 1-20; Gv 6, 52-59), il Santo Padre ha ricordato la vicenda della conversione di San Paolo, che, dopo aver perseguitato Gesù, lo accoglie, poiché, sebbene la sua mente sia perplessa, il suo cuore è aperto a Cristo. Un atteggiamento simile è quello di Ananìa, mentre i dottori della legge rispondono a Gesù con chiusura ed ostilità totali.

La voce di Gesù, ha spiegato Francesco, “passa per la nostra mente e va al cuore, perché Gesù cerca la nostra conversione”. Paolo e Ananìa, accogliendo Cristo nella loro vita, “rispondono come i grandi della storia della salvezza, come Geremia, Isaia”.

Il turbamento e l’incertezza sono tipici di tutti i profeti, compreso Mosè che si domanda: “Ma, Signore, io non so parlare, come andrò dagli egiziani a dire questo?”, mentre la Vergine Maria si ritrova a concepire il Figlio di Dio, Salvatore dell’umanità, senza essere sposata, né “conoscere uomo”.

Il salto di qualità tipico di tutti i profeti e santi è la “risposta dell’umiltà”, ovvero l’accoglienza della Parola di Dio “con il cuore”. Tutto il contrario dei dottori della legge, che “rispondono solo con la testa” e si rendono così impermeabili a qualunque conversione.

Attualizzando il concetto, papa Francesco ha individuato nei “grandi ideologi” del nostro tempo, un’altra categoria di persone che “rispondono solo con la testa”, e non colgono che la Parola di Gesù “va al cuore perché è Parola d’amore, è parola bella e porta l’amore, ci fa amare”.

Quando costoro apprendono che chi non mangia la carne di Gesù e non beve il suo sangue, non guadagnerà la vita eterna, vanno in crisi: non riescono ad andare oltre il concetto materiale e convenzionale dell’atto di mangiare carne.

Subentra quindi un “problema di intelletto” e quando l’ideologia entra “nell’intelligenza del Vangelo, non si capisce nulla”, ha osservato il Pontefice.

Nemmeno il “moralismo” è una strada praticabile: anche chi si ostina a vedere in Gesù Cristo una mera “strada del dovere”, infatti, cade nella trappola della pretesa di comprendere tutto solo “con la testa”. Chi ha un atteggiamento del genere carica tutto “sulle spalle dei fedeli”.

Ogni ideologia, ha aggiunto papa Francesco, “è una falsificazione del Vangelo” e coloro che la sostengono sono “intellettuali senza talento, eticisti senza bontà”; nemmeno di bellezza “capiscono nulla”. Lungo la strada dell’amore, della bellezza e del Vangelo avanzano invece i Santi che, con l’umiltà della loro conversione, “portano avanti la Chiesa”.

La preghiera finale del Santo Padre è stata quindi per una Chiesa dal cuore aperto, libera da “qualsiasi interpretazione ideologica” e fondata solamente sul Vangelo “che ci parla d’amore e ci porta all’amore” e “ci fa belli”, donandoci “la bellezza della santità”.