Olocausto in Slovacchia: la Chiesa salvò gli Ebrei

Intervista a Monsignor Brandmuller, autore di un volume sull’argomento

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 3 settembre 2004 (ZENIT.org).- A luglio è apparso in libreria la traduzione italiana di un volume di grande rilievo storico dal titolo “L'olocausto nella Slovacchia e la Chiesa Cattolica” (Libreria Editrice Vaticana, Euro 14,0) scritto da Monsignor Walter Brandmuller, presidente del Pontificio Consiglio di Scienze storiche.



Il volume analizza attraverso una minuziosa indagine storica e il contributo di documenti inediti, sia nella lingua originale che in traduzione italiana, le prese di posizione della Chiesa cattolica e della Santa Sede nei confronti della persecuzione attuata contro gli Ebrei in Slovacchia durante la seconda guerra mondiale.

Per conoscere più nel dettaglio le novità e le particolarità di questo volume, ZENIT ne ha intervistato l’autore.

Nel libro da lei pubblicato si racconta la storia della Slovacchia in un periodo storico che va dal 1939 al 1945, analizzando i tempi e le modalità con i quali la Chiesa intervenne per salvare gli ebrei perseguitati dai nazisti. Può illustrarci la tesi della sua ricerca?

Mons. W. Brandmuller: Nel mio libro tento, innanzitutto, con la necessaria brevità, di descrivere la situazione politica, sociale e religiosa della Slovacchia fra il 1939 e il 1945, e di trattare al contempo anche dei famosi provvedimenti di persecuzione degli Ebrei. Nell’arrivare poi a parlare della reazione della Chiesa cattolica, opero quindi una distinzione fra quella della Chiesa in Slovacchia e quella del Papa cioè della Santa Sede.

Per ciò che riguarda la reazione dei vescovi, del clero e dei fedeli slovacchi, è interessante osservare come fosse da una parte presente un acceso malumore verso l’influsso, percepito come eccessivo, della parte ebraica della popolazione sulla vita economica della Slovacchia, e come d’altra questa atmosfera si capovolgesse in favore degli ebrei, non appena vennero introdotte le misure persecutorie.

Chiaramente qui si deve operare una distinzione anche fra l’ampia popolazione cattolica e la cerchia numericamente ridotta dei nazionalisti-nazionalsocialisti. Gli ultimi stavano dalla parte dei nazionalsocialisti tedeschi.

Quali sono le novità in campo storico contenute nel libro?

Mons. W. Brandmuller: Di nuovo in questo libro c’è, per esempio, che per la prima volta vengono presentati, sotto forma di traduzione e di documenti originali, i testi dei comunicati dei vescovi slovacchi. Inoltre è stato possibile analizzare le raccolte di documenti dell’Archivio della Congregazione per le questioni ecclesiali straordinarie non ancora disponibili per la pubblicazione. Anche gli “Actes et Documents du Sint-Siège relatifs à la Seconde Guerre Mondiale”, già pubblicati nel 1970-1981, sono stati impiegati per la prima volta.

Da queste fonti emerge fra l’altro una valutazione molto differenziata del ruolo, che il Presidente della Repubblica slovacca, Josef Tiso, un sacerdote cattolico, ha giocato in questo ambito.

Quale fu la politica che il Pontefice Pio XII e la Santa Sede adottarono nei confronti dei perseguitati e in che modo intervennero per salvare gli Ebrei?

Mons. W. Brandmuller: La politica della Santa Sede – ovvero di Papa Pio XII – è consistita nell’influenzare il governo slovacco attraverso le vie diplomatiche, al fine di impedire la persecuzione degli Ebrei, e in particolare per impedire le deportazioni nei campi di sterminio polacchi. In questo la diplomazia vaticana ha giocato, sotto il cardinale segretario di Stato Maglio e dopo la sua morte, avvenuta nel 1944, sotto monsignor Tadini, un ruolo eccellente.

Quali sono gli obiettivi che conta di raggiungere con la pubblicazione e la diffusione di questo libro?

Mons. W. Brandmuller: Una attenta e imparziale lettura del libro ha potuto far capire come l’adeguata interpretazione delle fonti faccia apparire in una giusta luce il contributo di Pio XII e della diplomazia vaticana nel salvataggio degli Ebrei, contro tutte le accuse e i sospetti che si sono avuti.

La gratitudine e il riconoscimento per l’aiuto recato agli Ebrei, che vennero tributati a Pio XII da parte ebraica sia quando era ancora vivo che dopo morto, erano quindi ben motivati. Solo il “Vicario” di Rolf Hochhuts ha capovolto nel suo contrario quella che fino ad allora era stata l’opinione positiva della gente. Ci si domanda quindi: Perchè?