"Oltre i confini", il Festival della Letteratura ebraica a Roma

In scena anche l'intervista del 1972 di Oriana Fallaci a Golda Meir

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di Antonio D’Angiò

ROMA, giovedì, 13 settembre 2012 (ZENIT.org).- Si è concluso mercoledì 12 settembre la quinta edizione del Festival della Letteratura Ebraica a Roma, dal tema “Oltre i Confini”, il cui programma dettagliato è consultabile sul sito www.festivaletteraturaebraica.it.

Tra i molti appuntamenti organizzati da Ariela Piattelli / Raffaella Spizzichino / Shulim Vogelmann va segnalata, per la suggestione sia storica sia letteraria, quello dello scorso mercoledì, quando le attrici Paola Gassman e Maria Rosaria Omaggio hanno proposto in un reading letterario, la famosa intervista di Oriana Fallaci al primo ministro israeliano Golda Meir, ripresa dal libro Intervista con la Storia. E, per saperne di più si consiglia di visitare il sito internet www.oriana-fallaci.com dove si può apprezzare una fotografia di Fallaci e Meir durante quell'intervista.

Gli eventi letterari si sono svolti, come di consueto, nel cortile del Palazzo della Cultura al Portico di Ottavia. La novità di quest’anno, rispetto alle precedenti edizioni, è stata una maggiore presenza di  attrici, registe, donne dello spettacolo. Oltre alle già citate Omaggio e Gassman, sono intervenute anche Pamela Villoresi che ha incontrato la scrittrice Lia Levi su “il buio dell’oblio” e poi Cristina Comencini che ha dialogato con la scrittrice israeliana Savyon Liebrecht sul tema de “la banalità dell’amore”. Mercoledì 12, invece, Paola Saluzzi insieme allo scrittore ma soprattutto sceneggiatore televisivo Etgar Keret si sono affrontando il tema “all’improvviso bussano alla porta”.

L’edizione dello scorso anno, si era connotata per la presenza di due noti scrittori di fama internazionale: l’israeliano Abraham B. Yehoshua e l’inglese Howard Jacobson, quest’ultimo vincitore nel 2010 del Man Booker Prize, massimo riconoscimento letterario britannico con il libro The Finkler Questionedito in Italia da Cargo con il titolo L'enigma di Finkler.

Perché “Oltre i Confini”? I curatori della rassegna lo hanno descritto in questo: “Il mondo è solcato da infiniti confini, visibili e invisibili. Da una parte i grandi confini che sanciscono dolorose fratture nella storia dell’uomo: confini tra Stati, tra culture e ceti sociali; dall’altra, i confini più intimi ed individuali che ripercorrono le vite di ognuno di noi. I confini tra l’uomo e Dio, tra l’inconscio e la consapevolezza, tra ciò che siamo e quello che vorremmo essere.” 

Proprio il confine tra ciò che siamo e quello che vorremmo essere rimanda ad un passaggio profondo delle affermazioni di Jacobson durante la sua riflessione dello scorso anno: “Chi è Finkler? Finkler è un ebreo che non vuole essere ebreo. E una delle motivazioni che danno origine a questo libro è sul perché nel mondo ci sono molti ebrei che non vogliono più esserlo e, come mai, ve ne sono tanti di non ebrei che vorrebbero diventarlo. Forse, per avere la loro storia di sofferenza e persecuzione”. Così Jacobson, solo dodici mesi addietro.