Omofobia: a rischio la libertà di coscienza

Giuristi e operatori della comunicazione a confronto sulla natura ideologica e totalitaria del progetto di legge

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 631 hits

Quali saranno le conseguenze giuridiche e antropologiche in caso di approvazione del progetto di legge sull’omofobia e la transfobia? Se n’è discusso stamattina presso l’Hotel Nazionale (a due passi dalla Camera dei Deputati, davanti alla quale domani sera esordirà la Manif pour Tous Italia), in un dibattito alla presenza di giuristi e operatori della comunicazione.

L’impianto della riforma della legge Mancino-Reale è stata illustrata dall’avvocato Elisabetta Borletto Frezza, che ha spiegato come, lungi dal perseguire semplicemente delle azioni lesive, la nuova normativa miri a rendere oggetto di sanzioni penali le idee, di penetrare nelle coscienze, come è nello stile dei regimi totalitari.

Il dato paradossale, ha aggiunto l’avv. Borletto, è che tale modifica legislativa avverrebbe ad appena sette anni dalla completa depenalizzazione dei reati d’opinione, che l’intera classe politica aveva salutato come la cancellazione dell’ultimo retaggio del nostro passato totalitario.

Come ha ricordato Gianfranco Amato, magistrato e presidente dell’associazione Giuristi per la Vita, in sede di Commissione Giustizia della Camera è stato bocciato il principio di cui all’art. 1 del progetto di legge, che riconosceva l’“orientamento di genere” come concetto indipendente dal sesso biologico originario: secondo questo principio non si è uomini o donne, alla luce dei propri dati biologici oggettivi ma in base alla percezione che si ha di sé.

Non sono tuttavia stati stralciati i commi che prevedono il carcere per chiunque commetta o istighi a commettere atti di discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere (fino a un anno e 6 mesi); per chi commetta o istighi a commettere atti di violenza per i medesimi motivi (da 6 mesi a 4 anni); per chi partecipi ad organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che promuovano dette discriminazioni (da 6 mesi a 4 anni); per chi presieda dette organizzazioni (da 1 a 6 anni).

Poiché i codici civile e penale già prevedono le norme a tutela degli omosessuali e dei transessuali, contro ogni forma di violenza e discriminazione, “è evidente che l’intento della legge è puramente ideologico”, ha osservato Amato.

L’aspetto più spicciamente ideologico è costituto dalla “rieducazione” del condannato, attraverso il suo servizio gratuito presso associazioni che promuovono la causa gay e transgender.

Bisogna stare attenti, tuttavia, anche ai compromessi legislativi e alle normative di “bilanciamento” tra la non-discriminazione e la tutela della libertà di pensiero, ha ammonito Amato.

Non è un caso se nei paesi dove è stata seguita questa linea – Gran Bretagna in primis - il bilanciamento non abbia funzionato e sono numerosi i casi di persone arrestate per aver semplicemente espresso un’opinione contraria all’omosessualità, come è avvenuto recentemente al predicatore di strada Tony Miano (leggi storia).

La legge sull’omofobia, ha affermato il direttore editoriale di Notizie Pro vita, Toni Brandi è “contro la ragione e contro la Costituzione”.  L’iter legislativo, ha aggiunto Brandi, per come è stato portato avanti, è la dimostrazione che “si è voluto evitare il dibattito ed imbavagliare l’opposizione”.

Secondo Brandi, inoltre, è plausibile che l’imposizione del matrimonio e dell’adozione per gli omosessuali e di norme contro l’omofobia, sia da includere in un “piano massonico e maltusiano contro la vita e la famiglia”.

Sulla natura ideologica della legge si è soffermato anche il direttore della Nuova Bussola Quotidiana, Riccardo Cascioli, che ha sottolineato come, in un contesto come quello italiano, nessun dato statistico lasci intravedere il rischio di una “escalation di violenza omofoba”. L’obiettivo è piuttosto quello di una “rivoluzione antropologica”.

È quindi necessario, che i cittadini si mobilitino per la libertà di espressione, ha detto Cascioli, ricordando che il suo quotidiano online da alcune settimane sta raccogliendo firme contro il progetto di legge.

Don Gabriele Mangiarotti, direttore del webmagazine Culturacattolica.it, ha ricordato le gravissime manipolazioni che i media sono in grado di esercitare quando sono in ballo temi come l’omosessualità.

Sul web in particolare è forte il rischio della censura attraverso l’oscuramento dei siti “scomodi”, come avvenne proprio a Culturacattolica.it, dalle cui pagine, alcuni anni fa, don Mangiarotti criticò la fiction Il padre delle spose interpretata da Lino Banfi, in cui si affrontava in modo esplicito la questione del matrimonio omosessuale.

Sempre sulla responsabilità dei media, Mangiarotti ha citato le parole del papa emerito Benedetto XVI che, nel Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali del 2008, ammoniva che “su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per ‘creare’ gli eventi stessi”, sottolineando anche la necessità di una “info-etica”.

È infine intervenuta Benedetta Frigerio, giornalista del periodico Tempi, ricordando vari casi di vittime dell’ideologia omosessualista, in particolare nel mondo anglosassone: Adrian Smith, che si è visto decurtare lo stipendio per aver espresso su Facebook la propria contrarietà al matrimonio tra omosessuali; Arthur McGeorge, che ha subìto azioni disciplinari da parte del suo datore di lavoro solo per aver firmato una petizione sul matrimonio “tradizionale”; i coniugi Peter e Hazelmary Bull, multati per la loro prassi di affittare le camere del loro Bed and Breakfast a sole coppie eterosessuali sposate (leggi articolo Tempi).

Persino la prima enciclica di papa Francesco Lumen Fidei, ha osservato Frigerio, potrebbe essere accusabile di omofobia, per via del passo in cui il Pontefice ribadisce che la famiglia trova fondamento nella “unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio” e nasce, tra le altre cose “dall’accettazione della bontà della differenza sessuale” (LF 52).

Ai fini della comprensione del dibattito attuale e delle sfide sottese, la giornalista di Tempi ha citato la lungimirante riflessione di Vaclav Havel: “Sganciarsi dalla zavorra delle abitudini e delle categorie politiche tradizionali, aprirsi totalmente al mondo dell'esistenza umana e dalla sua analisi soltanto desumere le conclusioni politiche, non solo è politicamente più realistico ma è anche - dal punto di vista della "condizione ideale" - politicamente più ricco di prospettive”.