Opzioni etiche alternative alla distruzione degli embrioni

Cellule staminali adulte ed altre fonti promettenti

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SAN FRANCISCO, sabato 24 aprile 2004 (ZENIT.org).- Mentre prosegue il dibattito sulla clonazione e sull’utilizzo degli embrioni umani, qualche progresso viene compiuto nell’ambito assai meno contestato della ricerca sulle cellule staminali adulte.



A tale riguardo è stato pubblicato uno studio nella rivista scientifica "Nature". Secondo il "San Francisco Chronicle" del 19 febbraio scorso, alcuni ricercatori della Università di California a San Francisco hanno scoperto nel cervello un tipo sconosciuto di cellula staminale.

Gli scienziati hanno basato il loro studio su tessuti provenienti da 45 cervelli oggetto di autopsia e da 65 pazienti che erano stati sottoposti ad intervento chirurgico. Nel rapporto si osserva che la ricerca pone nuove basi per la comprensione della fondamentale biologia delle cellule staminali nel cervello adulto. La speranza è che queste cellule possano un giorno essere usate per il trattamento delle lesioni cerebrali, infarti o malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson.

Tuttavia, in una nota pubblicata da "Nature", Pasko Rakic della "Yale University" osserva che la scienza è ancora lontana dall’aver decifrato il processo che determina il destino delle cellule staminali cerebrali.

Nei mesi scorsi vi sono stati ripetuti annunci relativi alla ricerca sulle cellule staminali adulte. Ad esempio, l’edizione di "USA Today" del 24 settembre riporta una ricerca sulle cellule staminali nelle scimmie, pubblicata nel "Proceedings of the National Academy of Sciences".

La ricerca riguarda la generazione di cellule staminali da ovuli di scimmia non fecondati, indotti a dividersi e a creare un minuscolo agglomerato di tessuto. Gli scienziati hanno avanzato l’ipotesi che l’utilizzo di ovuli non fecondati come materiale da cui trarre cellule staminali può essere meno controverso grazie alla loro impossibilità a svilupparsi in un feto.

"Il fatto è che queste cellule sono create senza l’unione tra un maschio e una femmina, e quindi rappresentano un nuovo modo di produzione di cellule staminali che non comporta la distruzione di embrioni vitali", ha affermato Kent Vrana del "Wake Forest University Baptist Medical Center".


Trattamento dei problemi cardiaci

Il 10 ottobre scorso, il "Sydney Morning Herald" ha riferito dei progressi compiuti dal lavoro dei ricercatori della "Melbourne University" e della "Columbia University" di New York sulle cellule staminali adulte. Tale ricerca, nella quale le cellule staminali presenti nel midollo osseo vengono fatte confluire nei vasi sanguigni, ha già prodotto risultati positivi nel trattamento di problemi cardiaci di cinque pazienti.

Una volta che le cellule staminali si trovano nei vasi sanguigni, gli scienziati le isolano dalle circostanti cellule. Questo processo consente una maggiore concentrazione di cellule staminali, che possono poi essere nuovamente introdotte nei vasi sanguigni del paziente, per raggiungere il cuore e, secondo i ricercatori, riparare le cellule lesionate.

Il Dr. Andrew Boyle, del "Melbourne's St. Vincent's Hospital", ha avvertito che il trattamento è ancora in fase sperimentale. Tuttavia, studi sugli animali hanno dimostrato che queste cellule sono state in grado di ricostruire nuovi vasi sanguigni e limitare le lesioni ai muscoli dovute ad infarto, ha osservato.

Notizie più incoraggianti provengono dal Brasile. Secondo la BBC (17 novembre) alcuni scienziati dell’Università di San Paolo hanno restituito sensibilità a pazienti paralizzati da almeno due anni. Gli arti paralizzati di 12 pazienti su 30, affetti da lesioni alla spina dorsale, hanno risposto alle stimolazioni elettriche.

I ricercatori hanno prelevato cellule staminali dal sangue degli stessi pazienti e le hanno reintrodotte nell’arteria che irrora la parte lesionata.

Il ricercatore Tarciscio Barros ha affermato: "Da due a sei mesi dopo il trattamento abbiamo riscontrato segni di risposta ai test da parte dei pazienti".

Secondo il "Chicago Tribune" del 2 dicembre, alcuni scienziati dell’Università dell’Illinois a Chicago sono riusciti, per la prima volta, a far ricrescere una copia integrale dell’articolazione della mascella umana, completa di ossa e cartilagine.

Il risultato è stato ottenuto inducendo le cellule staminali del midollo osseo dei topi a moltiplicarsi per formare la struttura della mascella. L’obiettivo è di creare giunture e organi composti da tessuto vivo in grado di integrarsi con gli organi e le ossa esistenti e in grado di funzionare come parti naturali del corpo, sostiene Jeremy Mao, direttore del laboratorio di ingegneria dei tessuti dell’Università. Mao ha tuttavia avvertito che il lavoro riveste carattere preliminare e che molta ricerca deve ancora essere effettuata prima che la nuova tecnologia possa essere applicata ai pazienti.

Questi rapporti costituiscono solo un piccolo esempio dei risultati positivi ottenuti nel campo della ricerca sulle cellule staminali adulte, ha osservato Wesley Smith in un commento scritto per il "Daily Standard" del 3 dicembre. Smith ha affermato che si potrebbe andare avanti all’infinito nel sottolineare gli esperimenti di successo sulle cellule staminali adulte. Egli ha tuttavia lamentato che gran parte della stampa spesso ignora o minimizza i progressi compiuti dalla ricerca sulle cellule staminali adulte.

Ciò detto, il "Washinton Post" ha invitato alla cautela in questo campo. Secondo quanto affermato nell’edizione del 12 ottobre, uno studio pubblicato da un neurobiologo dell’Università della California a San Francisco, Arturo Alvarez- Buylla, avverte che alcuni scienziati possono aver eccessivamente enfatizzato i risultati positivi di precedenti studi sulle cellule staminali prelevate da midollo osseo.

I risultati pubblicati nella rivista "Nature" ha indotto gli scienziati a incoraggiare la ricerca con le cellule staminali prelevate dagli embrioni. Tuttavia, secondo il "Washington Post", questo non riguarda l’obiezione di carattere etico secondo cui "nessun livello di beneficio terapeutico può giustificare la distruzione di un embrione umano". Inoltre, lo studio di Alvarez-Buylla ha riguardato unicamente esperimenti compiuti in precedenza e non i dati più recenti che hanno dimostrato il successo della ricerca sulle cellule staminali adulte.


Il sangue del cordone ombelicale

Un’altra promettente fonte di cellule per il trattamento medico è rappresentata dal sangue contenuto nei cordoni ombelicali. L’anno scorso è stato il 15° anniversario del primo esperimento con tali cellule. Nel 1988 a Parigi un ragazzo con una forma mortale di anemia è stato salvato da qualche centilitro di sangue prelevato dal cordone ombelicale della neonata sorella, secondo il "Philadelphia Inquirer" del 21 giugno.

L’utilizzo del sangue ombelicale è ancora relativamente raro e sperimentale, anche se vi sono stati nel mondo circa 2.500 casi, secondo l’articolo citato. La speranza che questo metodo possa essere utilizzato in modo più diffuso nel futuro ha portato un crescente numero di genitori ad avvalersi di società commerciali per la conservazione del sangue ombelicale dei propri neonati.

Alla data del predetto articolo, queste società avevano accumulato più di 100.000 campioni di sangue ombelicale. Conservare questi campioni costa 1.000 dollari alla consegna più 100 dollari l’anno.

Il sangue ombelicale ha un grande valore medico poiché, come il midollo osseo, esso è ricco di cellule staminali, precursori dei globuli rossi, globuli bianchi capaci di combattere le infezioni e piastrine coagulanti.

Un paziente le cui cellule ematiche sono state distrutte da alti dosaggi di chemioterapia e di radiazioni può essere sottoposto a trapianto di midollo osseo carico di cellule staminali o a trasfusione di sangue ombelicale, per rifornire il sangue e il sistema immunitario.

Le speranze relative all’utilizzo del sangue dei cordoni ombelicali hanno ricevuto ulteriore impulso grazie alle dichiarazioni dei ricercatori della "Duke University" che affermano di aver utilizzato cellule staminali prelevate dal sangue ombelicale, per curare bambini affetti da malattie del cuore, del fegato e del cervello. Secondo la BBC (17 febbraio) i dottori hanno riferito in una conferenza che le cellule prelevate dal sangue ombelicale possono tramutarsi ad esempio in cellule cardiache sane, riparando i tessuti lesionati. Molto lavoro deve essere ancora fatto in questo campo, ma risultati preliminari dimostrano che esistono e sono disponibili metodi eticamente accettabili.