Pace e bene comune: l'attualità della "Pacem in Terris"

Al cinquantennale dell'enciclica roncalliana è stata dedicata la XVIII Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali

| 1225 hits

di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 2 maggio 2012 (ZENIT.org) – Sulla scia del 50° Anniversario della storica enciclica di Giovanni XXIII, dal 27 aprile al 1 maggio, si è tenuta la XVIII Sessione Plenaria dell’Accademia delle Scienze Sociali sul tema The Global Quest for Tranquillitas Ordinis. Pacem in terris, Fifty Years Later.

Pubblicata nella delicatissima fase cruciale della Guerra Fredda, a ridosso della crisi diplomatica dei missili a Cuba, la Pacem in terris ebbe un’eco fortissima per il suo messaggio di pace e di esortazione al superamento delle divisioni religiose ed ideologiche, indirizzato a “tutti gli uomini di buona volontà”.

L’umanità veniva quindi invitata a ripensare le sue strutture economiche, politiche e culturali sulla base dei principi universali di “verità, libertà, carità e giustizia” (Pacem in terris, 35).
L’enciclica giovannea “fu un’enciclica sociale nel pieno senso del termine – si legge nel comunicato finale della Pontificia Accademia per le Scienze Sociali – un’approfondita riflessione sull’uomo nella società, centro e vertice di ogni istituzione sociale”.

A distanza di mezzo secolo, prosegue ancora la nota della Pontificia Accademia, il panorama geopolitico mondiale non è certo più quello della Guerra Fredda ma quello di “un mondo globalizzato e di una crisi economica e finanziaria che affligge molti paesi”. Un mondo in cui “la pace è minacciata laddove il nazionalismo e l’odio religioso e razziale espongono intere società al conflitto violento”.

Tuttavia è “più vero che mai” che tutte le condizioni che favoriscono il pieno sviluppo della personalità umana, assumono una dimensione universale (cfr. Pacem in terris 58,132), che si riscontra nelle dichiarazioni dei diritti umani del secondo dopoguerra, in contrapposizione con gli “errori ed orrori” dei due conflitti mondiali.

L’auspicio della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali è quindi quello di “aiutare i nostri contemporanei a riscoprire la verità dell’essere umano e sul bene comune, che sono le pietre angolari di tutta la vita nella società”.

Tra le questioni esaminate durante la XVIII Sessione dell’Accademia Pontificia hanno figurato:

1) La natura del “regno di Dio” proclamato da Gesù, in relazione alla pace nel mondo, soprattutto con riferimento al libro Gesù di Nazareth di Benedetto XVI.

2) L’importanza del vivere nella verità e la possibilità di una maggiore trasparenza, offerta dalla rivoluzione nella comunicazione.

3) La questione della governance globale alla luce della Pacem in terris e della Caritas in veritate.

4) La globalizzazione economica e le migrazioni, viste sia nei loro aspetti conflittuali, che nelle opportunità che offrono.

5) Le dimensioni ecologiche dell’ordine globale.

6) I diritti umani e la democratizzazione, con particolare riferimento alla Primavera Araba e al grande sviluppo di Cina, dell’India e dei paesi del Pacifico.

7) La tecnologia dell’informazione come strumento di pace (a tal proposito è intervenuto Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia).

8) Il funzionamento e la regolazione dei mercati finanziari a seguito della crisi economica (con interventi dell’economista Jospeh Stiglitz, dell’ex presidente della Bundesbank, Hans Tietmayer, e del segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, monsignor Mario Toso).

9) Le sfide dell’integrazione europea.

10) Il contributo delle religioni al conseguimento della pace.

Nel corso della XVIII Sessione Plenaria, papa Benedetto XVI ha fatto pervenire alla presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Mary Ann Glendon, un messaggio in cui si sottolinea la grande attualità del magistero sociale del beato Giovanni XXIII, in special modo di fronte alle “nuove sfide per la pace e la giustizia dell’era post-Guerra Fredda, con la continua proliferazione degli armamenti”.

Al cuore della Dottrina Sociale della Chiesa, vi è “l’antropologia che riconosce nella creatura umana l’immagine del creatore, dotata di intelligenza e libertà, capace di conoscere ed amare”, ha sottolineato il Papa.

La Pacem in terris, ha proseguito il Pontefice regnante, “era ed è una potente esortazione ad impegnarsi in quel dialogo creativo tra la Chiesa e il mondo, tra i credenti e non-credenti, che il Concilio Vaticano II volle promuovere”.

C’è poi il tema del perdono che “non è una negazione dell’errore ma una partecipazione nell’amore di Dio che guarisce, trasforma, riconcilia e ricostruisce”; un passaggio quest’ultimo che traccia un parallelo tra l’enciclica ratzingeriana Spes Salvi e la roncalliana Pacem in terris.

Ulteriori contenuti della XVIII Sessione Plenaria della Pontifica Accademia delle Scienze Sociali, sono stati illustrati stamattina nel corso di una conferenza stampa nella Sala Stampa Vaticana, alla presenza di monsignor Roland Minnerath, arcivescovo di Digione, della professoressa Margaret Archer, docente all’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne, e di monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

Secondo monsignor Minnerath, l’attualità della Pacem in terris risiede soprattutto nella carica di speranza che l’enciclica infonde in un tempo di prova per l’umanità e nell’attenzione ai “segni dei tempi” che, al giorno d’oggi, vanno individuati nella “secolarizzazione”, nel “cambiamento delle aspettative umane e dei parametri morali ed educativi”, oltre che nella grande rivoluzione dei mezzi di comunicazione di massa.

La prof.ssa Archer, che è anche cofondatrice della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha messo invece in evidenza il concetto di “bene comune” - altro elemento di continuità tra la Pacem in terris e la Caritas in Veritate - che né lo stato, né il mercato possono garantire.

Con riferimento all’intervento di Jimmy Wales, ideatore di Wikipedia, la docente ha spiegato come l’avvento di una cultura e di un’informazione libere possa sicuramente contribuire a tale bene comune.

Monsignor Sanchez Sorondo si è invece soffermato sul concetto di governance globale, come possibile strumento di pace, accennando che proprio la governance, in un contesto di solidarietà, sussidiarietà e giustizia, sarà il tema della prossima Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.