Pace, umiltà, gratitudine e misericordia: Papa Francesco illumina Castel Gandolfo

Nella visita di oggi, il Papa ha salutato le autorità religiose e civili locali e ringraziato i dipendenti delle Ville Pontificie. All'Angelus ha ricordato Camillo de Lellis e pregato per i giovani in partenza per la GMG

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 662 hits

Sono le 9.00 del mattino. In una calda domenica estiva, un’automobile nera – per nulla lussuosa - si dirige verso Castel Gandolfo. Alle 9.35 entra nella porta “Marino” e si ferma nel cortile del Palazzo Pontificio. Dalla vettura scende Papa Francesco. In quel momento, un centinaio di bocche si stendono insieme in ampi sorrisi. Fa sempre un certo effetto trovarsi davanti il Successore di Pietro. Inoltre, Papa Bergoglio non tornava nella cittadina laziale dal 23 marzo, giorno dello storico incontro con il suo predecessore Benedetto XVI.

Nel cortile, il Santo Padre saluta il vescovo di Albano, mons. Marcello Semeraro, il Direttore delle Ville Pontificie, Dr. Saverio Petrillo, e il Sindaco Milvia Monachesi. Intanto fuori, in Piazza della Libertà, dalle prime ore del mattino si è radunata una vasta folla, più di quella che la piazza può contenere. Nonostante l’afa, i fedeli – equipaggiati a dovere per evitare un’insolazione – guardano sorridenti verso il drappo con lo stemma papale appeso sul balcone del Palazzo Apostolico, in attesa che Francesco si affacci a mezzogiorno per la preghiera dell’Angelus.

Dopo circa quattro mesi di Pontificato, la gente continua ad essere attratta da questo Papa. E lui, Bergoglio, non perde occasione per rispondere a questo affetto. D’altronde il motivo della visita di oggi è proprio salutare il popolo di Dio, non farlo sentire trascurato in questi mesi estivi in cui non ci saranno udienze, né celebrazioni varie. Soprattutto i fedeli di Castel Gandolfo che lo rivedranno solo il 15 agosto per la Messa dell’Assunta.

Il Papa stesso nel suo breve saluto alle autorità religiose e civili nel Cortile, ha affermato: “Sono venuto qui per trascorrere una giornata di incontro con i cittadini di Castel Gandolfo, con i pellegrini e tutti i visitatori, che giustamente amano questo luogo, sono incantati dalla sua bellezza, vi trovano un momento di distensione”. La visita, però, è anche un segno di gratitudine per coloro che lavorano nelle Ville Pontificie, ha precisato il Vescovo di Roma: “Sono venuto anche per esprimere a voi la mia gratitudine per la vostra preziosa opera e con voi saluto e ringrazio le vostre famiglie, che in qualche modo partecipano del vostro servizio alla Santa Sede”.

Il Pontefice ha poi incoraggiato la comunità parrocchiale locale, così come le comunità religiose presenti nella diocesi di Albano “a rinnovare con gioia ed entusiasmo l’impegno di annuncio e testimonianza del Vangelo”. Un richiamo anche alla popolazione di Castel Gandolfo che ha esortato “ad essere segno di speranza e di pace, attenta sempre alle persone e alle famiglie più in difficoltà”.

Ha poi ricordato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che amavano trascorrere le ‘vacanze’ estive in quella che Paolo VI definì la “ghirlanda intorno alla Sede del Principe degli Apostoli”, come ha ricordato mons. Semeraro. “Tanti di voi hanno potuto incontrarli e accoglierli, conservandone un caro ricordo – ha detto Francesco - La loro testimonianza vi sia sempre di incoraggiamento nella fedeltà quotidiana a Cristo e nel continuo sforzo per condurre una vita coerente con le esigenze del Vangelo e gli insegnamenti della Chiesa”. Infine l’invocazione alla Vergine Maria e l’abituale, ma sincera richiesta di “pregare per me e per il mio servizio alla Chiesa”.

Prima di visitare il Palazzo, il Santo Padre ha stretto la mano a tutti i presenti. Mons. Semeraro, portavoce del sentimento comune, più volte ha ripetuto al Pontefice: “Le vogliamo bene”, ricordando anche il recente viaggio a Lampedusa “dove – ha detto – è andato per toccare la carne di Cristo”. Anche il direttore delle Ville Pontificie, Saverio Petrillo, ha accennato alla visita nell’isola, ringraziando per le parole lì pronunciate che hanno “risvegliato le nostre coscienze intorpidite”. Ha poi augurato la “buona riuscita” dell’imminente GMG di Rio de Janeiro, e ha rimarcato “i sentimenti di devozione e di fedele attaccamento” dei 55 tecnici, giardinieri e addetti all’agricoltura delle Ville.

Visibilmente emozionata, il sindaco di Castel Gandolfo, Milvia Monachesi, ha ricordato la tradizione secolare che lega il Papa alla cittadina laziale. All’uscita ha dichiarato ai giornalisti di aver vissuto “un incontro molto bello ed emozionante”, e di esser rimasta colpita soprattutto dall’invito del Pontefice a “trattare tutti con amore” e a pregare per lui.

Scoccate le 12.00, Papa Francesco si è affacciato sulla piazza. Prima dell’Angelus si è soffermato sul Vangelo di oggi che narra del Buon Samaritano, il quale – ha detto - “mette in pratica la volontà di Dio, che vuole la misericordia più che i sacrifici”. A braccio, ha infatti aggiunto: “Dio sempre vuole questo: la misericordia e non andare condannando a tutti, no! La misericordia del cuore, perché Lui è misericordioso, Lui sa capire le nostre miserie, le nostre difficoltà, anche i nostri peccati. Ci dà a tutti noi questo cuore misericordioso e questo è quello che fa quel Samaritano: imita proprio la misericordia di Dio, quella misericordia verso quello che ha bisogno”.

L’incarnazione di questa figura evangelica, secondo il Papa, è stato Camillo de Lellis, il fondatore dei Ministri degli Infermi, patrono dei malati e degli operatori sanitari di cui oggi ricorre il quarto centenario dalla morte. L’ultimo pensiero del Pontefice è andato ai giovani in partenza per la GMG: “Io partirò tra otto giorni – ha detto - ma molti giovani partiranno per il Brasile anche prima. Preghiamo allora per questo grande pellegrinaggio che comincia, perché Nostra Signora de Aparecida, patrona del Brasile, guidi i passi dei partecipanti, e apra i loro cuori ad accogliere la missione che Cristo darà loro.”

Dopo la preghiera mariana, il Santo Padre ha ricordato il 70° anniversario delle stragi di Volinia che ricorre oggi in Ucraina che - ha sottolineato – “hanno causato decine di migliaia di vittime e hanno ferito la fratellanza di due Popoli, polacco e ucraino”. Ha quindi affidato alla misericordia di Dio “le anime delle vittime”, chiedendo “per i loro popoli”, la grazia “di una profonda riconciliazione e di un futuro sereno nella speranza e nella sincera collaborazione per la comune edificazione del Regno di Dio”. Infine i saluti e il tradizionale congedo “Buona domenica e buon pranzo”, dopodiché il Papa si è spostato alla Specola Vaticana per pranzare con la comunità dei Gesuiti.