Pacifisti a tempo determinato

Le contraddizioni di chi è contro la guerra, ma difende il diritto all'aborto

Roma, (Zenit.org) Carlo Climati | 975 hits

Tempo fa ho incontrato una ragazza un po’ triste, che mi ha confidato di sentirsi in difficoltà nel manifestare le proprie idee. “Sono contraria all’aborto”, mi ha detto. “Credo nella difesa della Vita dal concepimento alla morte naturale. Ma alcuni miei compagni di università mi accusano di essere integralista e retrograda. Loro sono dei convinti pacifisti, molto impegnati nel volontariato, nella difesa dei diritti umani e contro la pena di morte. Ma sono anche favorevoli all’aborto. E disprezzano le mie idee”.

Non è la prima volta, purtroppo che sento discorsi del genere. Ultimamente tira una brutta aria di disprezzo nei confronti di chi manifesta il proprio amore per la Vita dal concepimento alla morte naturale. Questo disprezzo giunge, a volte, da persone che dichiarano di essere per la pace e per i diritti umani. Frequentano le manifestazioni per il disarmo e sono contro le spese militari. Ma difendono con vigore l’aborto legalizzato, che ritengono una grande conquista sociale.

Potremmo definirli “pacifisti a tempo determinato”. Affermano di voler difendere la vita degli esseri umani, ma si dimenticano del bambino non nato. Il loro impegno per la pace si ferma di fronte alla soglia delle cliniche abortiste. Oltre quella soglia, per loro, è consentito uccidere.

A volte, con questa mentalità, si arriva al punto di creare una specie di “discriminazione del volontariato”. Il volontariato a favore dei poveri, degli immigrati e delle persone senza fissa dimora è considerato un volontariato “di serie A”. Il volontariato a favore della Vita nascente è considerato un volontariato “di serie B”, da integralisti e retrogradi.

Tanti bravi giovani sono impegnati in iniziative a favore della Vita dal concepimento alla morte naturale. Ma vengono etichettati, superficialmente, come “antiabortisti”. In realtà, sono veri e propri angeli che agiscono con altruismo e concretezza. Oggi sono tante le ragazze sole, abbandonate e disperate, che non vorrebbero sopprimere il bambino che portano in grembo. Basterebbe una mano tesa, una parola di conforto per evitare un gesto che segnerebbe, per sempre, la loro esistenza. Per questa ragione esistono centri di aiuto alla Vita che operano nel silenzio, soffrendo per le ingiuste critiche di chi vede in questa attività un possibile attentato alla libertà della donna.

Fortunatamente sono tanti i bambini che possono sorridere e vedere la luce del sole, grazie alla solidarietà di certi volontari silenziosi, instancabili avversari dell’egoismo e dell’indifferenza. L’aborto si combatte, pacificamente, in due modi: con il volontariato a favore della Vita e con una corretta azione culturale, diffondendo opuscoli, video e altro materiale informativo sull’argomento.

Il più povero tra i poveri è sempre il bambino non nato. Non dimentichiamolo! E non dovrebbero dimenticarlo tutti quelli che dicono di volersi impegnare per la pace nel mondo. Non si può essere pacifisti “a tempo determinato”! La Vita dev’essere amata sempre, soprattutto nella sua forma più innocente e indifesa.

Ovviamente, insieme a queste affermazioni, non deve mai mancare la comprensione e l’accoglienza nei confronti di chi ha sbagliato. Nessuno può permettersi di scagliare pietre contro le persone che commettono errori, perché tutti possono avere momenti di debolezza. Ma, al tempo stesso, non bisogna tacere. La Vita umana dev’essere difesa senza complessi, timori e timidezze. Una parola inglese molto popolare, negli ultimi anni, è “pride”. Significa “orgoglio” e viene utilizzata per mostrare la propria soddisfazione e convinzione nel sostenere qualunque tipo di ideale, a volte anche con toni esagerati e aggressivi.

Non c’è bisogno di scadere in certi eccessi per comunicare il proprio pensiero. Non dobbiamo essere “orgogliosi”, ma semplicemente sereni e felici di amare la Vita umana in ogni sua forma ed espressione. Possiamo esprimerci con amore e rispetto di tutti, senza usare toni aggressivi. Dimostreremo, così, di essere autentici portatori di pace, difendendo la Vita dal concepimento alla morte naturale (e non a tempo determinato). Sarà la migliore risposta a chi sogna di imbavagliarci.