Padre Chabanon, nuovo Superiore Generale dei Missionari d’Africa

Intervista con il religioso francese per molti anni missionario in Tanzania

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 4 giugno 2004 (ZENIT.org).- Padre Gérard Chabanon, francese, 56 anni, è stato eletto, il 2 giungo scorso, nuovo Superiore Generale della Società dei Missionari d’Africa per i prossimi sei anni.



Fondata in Algeria nel 1868 da mons. Charles Lavigerie, e meglio nota sotto il nome di la Società dei “Padri Bianchi d’Africa”, conta oggi 1.700 membri che lavorano sotto la direzione dei vescovi di 22 paesi dell’Africa e di 18 paesi dell’Europa, dell’America e dell’Asia.

L’Istituto, il cui scopo principale è l’evangelizzazione del continente africano, ha in sè come tratto fondamentale, la volontà di adattamento agli usi e costumi delle popolazioni locali.

Padre Gérard Chabanon, succeduto nel suo incarico a Padre François Richard, è stato eletto nel corso del XXVI capitolo generale che iniziato il 10 maggio scorso terminerà il 15 giugno prossimo dopo aver deciso l’orientamento della Società per i prossimi 6 anni.

Di seguito pubblichiamo l’intervista al neo-eletto Superiore Generale apparsa sul sito della Società dei Missionari d’Africa (http://www.africamission-mafr.org/chapitreinternetfr23.htm).

Padre Chabanon, ci congratuliamo con lei per la sua elezione da parte del Capitolo Generale. Vorremmo dare ai confratelli e ai nostri amici l’opportunità di conoscerla un po’ di più. Lei è diventato Superiore Generale dei Missionari d’Africa: cosa ci può dire su questo grande continente e sui suoi popoli, in base alla sua conoscenza e alla sua esperienza?

Padre Chabanon: Conosco un po’ il Mali, dove ho lavorato come volontario del Servizio Nazionale all’estero. Ero ancora un adolescente. Vi ho trovato giovani validi e desiderosi di imparare. Poi, dopo l’ordinazione, sono stato mandato in Tanzania, dove sono rimasto per vent’anni.

Quando sono diventato Superiore Regionale della Tanzania ho avuto la possibilità di visitare i Paesi vicini: lo Zambia, l’Uganda e il Kenya. Più recentemente, ho tenuto una riunione a Bukavu, nel Congo. Due anni fa, ho partecipato al Consiglio Plenario a Bobo Dioulasso, nel Burkina Faso, come Superiore Provinciale della Francia.

Quando ci siamo incontrati per la prima volta a Mbeya, le piaceva molto lo sport. E’ ancora così?

Padre Chabalon: Sì. Quando eravamo a Mbeya giocavo a football con le squadre locali. Una di loro si chiamava “Ipinda Stars”. Ora i miei sport preferiti sono il ciclismo e l’escursionismo.

Cosa conosce dei confratelli, delle strutture e del funzionamento della Società?

Padre Chabalon: Conosco innanzitutto la situazione dei confratelli che hanno lavorato nell’Africa dell’Est e ora vivono in Europa. Come Regionale e Provinciale, ho imparato il funzionamento della Società attraverso convegni, incontri e vari consigli. Ho vissuto un anno e mezzo a Totteridge, vicino Londra, e ho imparato a conoscere le strutture di formazione che mi permettevano di capire le varie fasi della Formazione Iniziale.

Lei viene da Vals, dove si trovava un Seminario dei Padri Bianchi. Il suo contatto precoce con i missionari ha influenzato la sua vocazione?

Padre Chabalon: Senz’altro, dato che ho sentito la chiamata a lavorare come missionario. Ho conosciuto i Gesuiti che erano a Vals prima dei Padri Bianchi. Poi sono arrivati i Missionari e in qualche modo ho capito che per rispondere alla chiamata verso l’Africa, sarei dovuto unire alla Società dei Missionari d'Africa.

Nel corso della sua vita missionaria, c’è un brano del Vangelo che l’ha particolarmente ispirata?

Padre Chabalon: Il brano del Vangelo che mi ha ispirato di più negli ultimi anni è l’incontro tra Gesù e la Samaritana al pozzo. Tutto sembrava voler separare questi due personaggi; nonostante le differenze, però, durante la loro conversazione c’è stato un incontro autentico.

Ciò che trovo affascinante in questo brano è il fatto che Gesù aiuti la donna ad andare oltre le sue convinzioni infondate. La aiuta a superare uno stile di vita evidentemente ingestibile e senza “farle la morale”, la conduce verso un messaggio che dà la vita.

Lei ha partecipato a due Capitoli generali. Qual è la sua impressione su questo, fino ad ora?

Padre Chabalon: Penso che questo Capitolo, in virtù della sua composizione, specialmente per il sostanzioso gruppo di giovani che vi partecipa, si stia avvicinando ai valori del Vangelo. La seconda cosa importante è l’uso di questo metodo detto di “programmazione prospettica”. Essa ci aiuta a progredire in modo lento ma sicuro su un terreno solido. Permettendoci di stabilire delle priorità che la nostra Congregazione può gestire in termini di risorse umane ed economiche.

[Traduzione dal testo originale in francese a cura di ZENIT]