Padre Paolo Dall'Oglio: Potrebbe non trattarsi di un sequestro

Lo ha detto ad ACS un amico del gesuita italiano, che sarebbe stato rapito ieri a Raqqa (Siria)

Roma, (ACS Italia) | 358 hits

«È sicuramente accaduto qualcosa ma non è certo che si tratti di un rapimento». Un amico di padre Paolo Dall’Oglio apre uno spiraglio di speranza in merito al presunto rapimento del gesuita italiano, che sarebbe avvenuto a Raqqa, nel Nord della Siria, nel tardo pomeriggio di ieri (29 luglio) ad opera di miliziani appartenenti al gruppo jihadista dello «Stato islamico dell'Iraq e del Levante». Secondo quanto dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre la fonte – che per motivi di sicurezza preferisce rimanere anonima – padre Dall’Oglio doveva incontrarsi con alcuni membri del gruppo affiliato ad al-Qaeda per negoziare la liberazione di un membro di un gruppo dell’opposizione, amico del religioso italiano. «Il silenzio di padre Paolo potrebbe essere legato ai tempi e alle modalità della contrattazione e non ad un sequestro. In ogni caso la situazione non è ancora chiara», continua la fonte. Al gesuita, che si troverebbe in Siria da venerdì scorso (26 luglio), potrebbe dunque non essere concesso avere contatti con l’esterno durante la mediazione per la liberazione dell’ostaggio.

L’ultima comunicazione certa di padre Paolo, riferisce la fonte ad ACS, risale alla sera di sabato scorso (27 luglio). L’ultimo messaggio attendibile sul profilo twitter del gesuita, @AbunaPaolo, risale invece a giovedì 25. Segue poi un tweet di pubblicità spam, ripetuto tre volte, che potrebbe indicare una possibile forzatura del profilo.

Solo pochi giorni fa il religioso romano aveva lanciato un appello al Santo Padre, con relativa petizione via Internet, chiedendo a Papa Francesco di «promuovere personalmente un'iniziativa diplomatica urgente e inclusiva per la Siria che assicuri la fine del regime torturatore e massacratore, salvaguardi l'unità nella molteplicità del paese e consenta, per mezzo dell'autodeterminazione democratica assistita internazionalmente, l'uscita dalla guerra tra estremismi armati». Padre Dall’Oglio non ha mai nascosto la sua avversità al regime di Damasco che nel giugno del 2012 gli è costata l’espulsione dalla sua amata Siria, dove viveva da oltre trent’anni e dove aveva fondato una comunità spirituale ecumenica mista per la promozione del dialogo islamico-cristiano - la comunità al-Khalil – e dove aveva rifondato il monastero cattolico siriaco Mar Musa nel deserto a nord di Damasco.

«Lui non si ferma mai - continua la fonte – non è la prima volta che invoca l’azione del Vaticano, sia attraverso canali privati che tramite petizioni pubbliche. Stavolta ha voluto farlo in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù».