Padre Tomas Tyn, un aiuto nell'anno della Fede

A Rieti, un convegno dedicato al Servo di Dio

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RIETI, mercoledì, 24 ottobre 2012 (ZENIT.org) - Il Centro Culturale Padre Tomas Tyn di Rieti ha organizzato, il 19 ottobre scorso, presso la bella sala della Fondazione Varrone, un convegno dal titolo La forza della verità. Padre Tomas Tyn, un aiuto nell’anno della Fede, in occasione del quale è stato presentato il libro La forza della verità. Lezioni di teologia, in cui l’avvocato G. Battisti ha raccolto da registrazioni vocali alcune lezioni del Servo di Dio, Padre Tyn.

Padre Giovanni Cavalcoli, Docente di Teologia e di Metafisica, Vicepostulatore della Causa di Beatificazione di Padre Tyn, oltre che suo confratello, ha ricordato che il 29 giugno 1975, in occasione della sua ordinazione sacerdotale, il Servo di Dio espresse segretamente il voto di offrire la sua vita allo scopo di chiedere, per intercessione della Madonna, la liberazione della sua patria e della Chiesa dal comunismo, senza spargimento di sangue.

A 39 anni fu colpito da un  tumore terribile, sopportato con infinita pazienza, continuando a scrivere il suo libro Metafisica della sostanza. Partecipazione e analogia entis, che resterà nella storia della filosofia.  Il 1° gennaio 1990, giorno della sua morte, Havel inaugurò lo Stato democratico senza che ci fosse neppure un morto.

In Tomas, ricorda il Padre, c’è la completezza della vocazione domenicana: lo studio, una cultura sterminata, la contemplazione, l’assidua direzione spirituale, e un’attività sorprendentemente intensa, fatta di conferenze, congressi internazionali, sulla quale sorgono ancora materiali di lavoro, inediti.

L’avvocato Battisti, organizzatore e moderatore del convegno, rileva, altresì, che in una temperie culturale come la nostra, segnata dal disorientamento e dalla presenza di numerosi falsi profeti, si sentirà sempre più il bisogno di rifarsi all’insegnamento di Padre Tyn, in quanto vero maestro di Fede: sentiva come missione propria quella di divulgare la retta dottrina cattolica, poiché era consapevole che la corruzione della Fede è uno dei mali più gravi in quanto colpisce direttamente l’anima.

Egli ha così concepito la Teologia come la “Scienza dei Santi”, sia nel riaffermare con forza il legame tra ragione e Fede, precisando la natura di entrambe, sia nel valorizzare la metafisica come premessa indispensabile per una vera teologia. «Una fede che non regge dinanzi al ragionamento vuol dire che è una fede titubante – dichiara Padre Tyn nelle lezioni –. Ragionamento vero e Fede ortodossa non si contraddicono mai! È assurdo pensare ad esempio che Iddio Creatore contrasti con il Dio Redentore e Santificatore. San Tommaso ha una straordinaria acribia metafisica in queste cose anche se dice che nemmeno il filosofo più sapiente ha mai capito che cosa è l’essenza di una sola mosca!».

Ma è proprio questo il problema della nostra cultura, come rileva la dott.ssa Pannuti, in base alla denuncia fatta dall’allora cardinale Ratzinger nel suo libro In principio Dio creò il cielo e la terra: il misconoscimento della creazione e così l’attacco alla Fede nell’Incarnazione, attraverso le sue immagini, pittoriche, letterarie, sacre, e infine l’uomo stesso, immagine di Dio. E lo afferma, prendendo spunto dalla bella relazione dell’avvocato Ranucci sulle scoperte relative alla Sindone, che dimostrano come, dal punto di vista scientifico, le possibilità che essa sia un falso, alla luce delle riscontrate ed eccezionali caratteristiche comuni tra Gesù e l’Uomo della Sindone, sono pari ad 1/200 miliardi.

Così pure inconsistente è l’ipotesi che si tratti di un autoritratto di Leonardo, perché Marguerite de Charnay, discendente del Cavaliere francese Geoffroy de Charny che nel 1350 fece costruire una Chiesa a Lirey in Francia, per custodire e mostrare ai fedeli la Sindone, la vendette ai Savoia nel 1453, allorché Leonardo non aveva compiuto un anno.

In tal modo il relatore ha illustrato con dovizia di particolari le vicende della passione di Cristo, attraverso le tracce lasciate nel telo, mostrando l’eccezionalità dell’uso del casco di spine, la vera posizione dei chiodi, le caratteristiche del sangue. La Pannuti ha così notato che, come il cardinale Ratzinger nel suo libro Introduzione allo spirito della liturgia, anche Padre Tyn ha rivolto uno studio critico nei confronti di quelle filosofie che sospingono Dio in una lontananza inafferrabile dalla nostra ragione, così da rendere vano il nostro parlare, dipingere immagini su di Lui, fino a dissolvere la possibilità stessa della Rivelazione.

Così entrambi si richiamano alla necessità di ricuperare un apofatismo moderato di marca tomista, che contempla la possibilità di un’analogia e una partecipazione tra Creatore e creatura, pur in una infinita differenza di essenze. Padre Tomas si è così molto impegnato ad esaminare, con acribia e profondità straordinarie, la realtà della creazione, consapevole che «se abbiamo una corretta comprensione di Dio come Creatore, capiremo anche come il mondo dipenda interamente da Dio e come l’onnipotenza di Dio è perfettamente in grado di operare quella Salvezza che la Scrittura ci propone.

In effetti chi capisce un minimo della Creazione capisce anche come ad esempio il Signore Iddio può ricomporre i nostri poveri corpi mortali alla fine dei tempi nella Resurrezione – come si legge nelle sue lezioni –. Vedete quindi che l’opera della Creazione è il presupposto di tutta l’opera della Redenzione e della Santificazione. Vedete allora come nella Creazione appare già l’opera di misericordia».

E, come l’arte riproduce le forme concepite da Dio con la Sua Sapienza e impresse mediante il Verbo nella creazione con ordine mirabile, così la liturgia mostra la Sua bellezza proprio mediante forme ordinate da Dio stesso. E l’urgenza di un ricupero del vero senso della liturgia per approfondire la Fede, secondo le intenzioni espresse dal santo Padre nel Motu Proprio Summorum Pontificum, è stato l’argomento della relazione del dott. Bernardini, Direttore del Circolo Ragionar Cattolico di Livorno, in occasione della quale si è ricordato il profondo amore per la liturgia, manifestato dal Servo di Dio, allorquando celebrava con grande perfezione e devozione la liturgia gregoriana, secondo le norme dell’Indulto concesso dal Papa Giovani Paolo II.